
Francesco Di Gesù alias Frankie Hi NRG Mc è - per arrivare subito al sodo - uno dei pochi che ha saputo percorrere un dignitoso sentiero hip hop in italiano, lontano dalle ridicole (degradanti, irrisorie) derive coatte o piacionesche. In un decennio anzi di più - anche perché distratto dalla passione per la videoarte (è già apprezzato regista di clip per Tiromancino e Pacifico) - ci ha concesso la miseria (si fa per dire) di tre dischi: il folgorante debutto Verba Manent (del '92), il cupissimo La Morte Dei Miracoli (del '97) e quindi, sul finire del 2003, questo Ero Un Autarchico.
Titolo che - se messo insieme alla copertina in cui gli occhiali del nostro
appaiono smontati come una pistola a riposo - oltre alla evidente parafrasi
nannimorettiana allude tanto al palpabile alleggerimento delle atmosfere
quanto ad una sorta di strisciante disillusione che pervade il tutto.
Non che difetti in combattività, anzi: basti Rap Lamento (si
noti l'anagramma) a chiarire come stanno le cose, il testo un j'accuse inesorabile
e perentorio che ha per oggetto il bell'orizzonte politico (nessuno escluso)
e per interlocutore il cittadino-elettore, la base un funkettone spiritato
con la storica sigla di 90° Minuto rimagliata ad arte. Goduriosa e spiazzante, è il
metro esatto del talento maturato da Di Gesù nel confezionare senza
apparente sforzo invettive crude, feroci, credibili tanto nelle musiche (non
a caso può vantare una fresca collaborazione con RZA dei Wu-Tang
Clan) che nei testi, nonché - last but not least- ben interpretati.
Si senta a proposito anche il piglio (la solenne incazzatura) di Chiedi
Chiedi oppure la tagliente vivisezione di (ab)usi e (mal)costumi incendiaria
ne I Trafficati (innervata di fibrillanti sonorità black) e sarcastica
ne Gli Accontentabili. Sorprende ma non troppo poi la bella escursione
soul di Animanera, piano ed archi a condurre, wah wah acidulo ad accarazzare
la spuma verbale di Frankie fino al suadente chorus, condotto da Pacifico con
trasporto misurato che non fa rimpiangere il Riccardo Sinigallia della
celebre Quelli Che Benpensano.
Quella leggerezza a cui si accennava provoca la proliferazione dei consueti
intermezzi tra i brani, che ai tipici found voices (il didascalismo
allibente di O Tempora O Mores, la new age messa alla berlina nella
fantasmagoria sintetica di Le Perdute Ali Dell'Olecrano, l'Arnoldo
Foa pro-divorzio di Morsi E Rimorsi...) alterna le ingerenze di Antonio
Rezza (il tragicomico grottesco di Virus e Zero A Zero),
di Franca Valeri (che caratterizza con impagabile arguzia l'iniziale Prima e
la conclusiva Dopo) e Paola Cortellesi (ne L'Inutile,
in cui per la verità la satira su certo bieco opportunismo discografico
scade in un siparietto piuttosto dozzinale).
Tirate le somme, probabilmente è un disco che non farà uscire
di testa gli appassionati del genere (abituati a scatti, strappi, evoluzioni
formali e durezze dalla devastante risoluzione), ma forse piacerà a
chi dall'hip hop normalmente non si fa entusiasmare. Credo inoltre che non
sia il miglior lavoro di Francesco (per urgenza e impeto continuo a preferire
l'esordio) ma è forse quello in cui più si avvicina all'equilibrio
tra testo e musica, accettando di buon grado il fatto che il primo stia sempre
un passo avanti.
Del resto, come dice in Passaporto Per Resistere (il pezzo con cui partecipa a quel The World According To RZA cui si accennava sopra), è sufficiente "carta penna e poco più" per stare a galla. E questo basta.
(6.8/10)