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The Young Knives

di Edoardo Bridda
Quei vestiti brit? Quelle chitarre so “angular”? Sì, ci siamo, sono la new sensation dei tabloid inglesi e il loro è, of course, il long awaited album at  the end of the English summer 2006.
cover

 

 

 

 

  • Part Timer
  • Decision
  • Weekends And Bleak Days (Hot Summer)
  • In The Pink
  • Mystic Energy
  • Here Comes The Rumour Mill
  • Tailors
  • Half Timer
  • She's Attracted To
  • Dialing Darling
  • Another Hollow Line
  • Coastguard
  • Loughborough Suicide
  • Tremblings Of Trails

Voices Of Animals & Men (WM, 21 agosto 2006)

di Edoardo Bridda

I Blur che rifanno i Beastie Boys di We Have To Fight For Our Right To Party? Quel video che pare la continuazione ideale di quello dei Kaiser Chiefs. E quelle facce brit. Quei vestiti brit? Quelle chitarre so “angular”? Sì, ci siamo, sono la new sensation dei tabloid inglesi e il loro è, of course, il long awaited album at  the end of the English summer 2006.

Provenienti dalla città di Ashby de la Zouch (nel Leicestershire) e con all’attivo un bassista di nome House Of Lords, gli Young Knifes sono un divertente gruppo art post-punk. Chiaro? Sembrano prendersi meno sul serio degli altri, ma è tutta una zampata da micioni: quel sarcasmo pungente viene dritto dalla working class del neighborhood di Damon Albarn, come l’accento e la dizione sono la continuazione dei famosi racconti del bench-sitter di Parklife.

E come anticipa il riferimento, l’obiettivo del trio si fa ambizioso: fotografare i duemila inglesi proprio come i Blur fecero nei mid nineties. Scopo raggiunto soltanto in parte, perché il singolone She’s Attracted To con il suo giro di basso di cool post punk è in verità singolino, un brano capturing ma non altrettanto catchy.

Pare che i ragazzi in cravatta apprezzino. Stile fresh per band hot. La musica? Va di conseguenza, e a volte bastano i titoli per capirne le influenze: Part Timer (parte Strokes parte Kaiser Chiefs), Weekends And Bleak Days (Hot Summer) (parte Blur parte Art Brut via californiana). Ah, poi c’è Decision (che sa troppo di Morrissey) prodotta da Andy Gill …giusto per capire chi è il patron. Forse aveva avuto più fiuto con i Futureheads, cavalli di razza fin dall’esordio, ma non sottovalutiamoli troppo. This is very fresh and brit stuff. E occhio ai testi e alle trame vocali (su tutte Loughborough Suicide): sta qui la lama del - giovane - coltello. (6.5/10)

un
  • Fit 4 U
  • Terra Firma
  • Up All Night
  • Counters
  • Light Switch
  • Turn Tail
  • I Can Hardly See Them
  • Dyed In The Wool
  • Rue The Days
  • Flies
  • Mummy Light The Fire
  • Current Of The River

Superabundance (Warner, 10 marzo 2008)

di Edoardo Bridda

Sono gli stessi Young Knifes dal palco del Covo a dircelo: Warner non distribuisce il nuovo disco in Italia. E infatti Suberabundance, uscito a marzo nel Regno, è stato completamente ignorato. Tutti ignari di una nuova prova della band tranne il tour manager e il ricettivo locale bolognese, l’unico rimasto dei gloriosi Novanta della provincia felsinea in declino sistematico. A vederli però non c’è nessuno. Pista vuota per metà concerto e per metà appena gremita verso l’uscita con i nostri buoni nerd a stringer i denti e a mostrar il sarcasmo. Fortuna loro e nostra sono dei buoni commedianti. Il phisique du role per tener botta alla solitudine c’è anche se l’album è stato presentato dalla stampa nel più noioso dei modi. Avete presente del classico più adulto / più prodotto / più riflessivo dell’esordio che si sente per qualsiasi seconda prova? Ecco. Così. E aggiungiamo: scrittura discreta e qualche buon tiro. Soprattutto l’humour. Esilarante se si ama il genere. Loro sono di Oxford, ricordiamolo, e perciò di quell’angular prendono il lato più scolastico, alla posa ultra cockney Art Brut c’è quella più istituzionale. Venendo al disco in Turn Tail troviamo degli archi enfatici che nell’angular non si sono mai sentiti, il resto soffre irrimediabilmente della una coda di un fenomeno. Gli Young Knifes sono una buona band arrivata nel momento sbagliato. (6.0/10)