Sono in tre e vengono da Portland, città che non smette di produrre talenti (Jackie-O Motherfucker e Rollerball, su tutti). Ma psichedelia onirica e/ weird-pop non c’entrano in questo caso. Con le tre New Bloods ci si avventura in territori avant-punk.
“Osa plays violin & sings; Adee plays drums & sings; Cassia plays bass & sings”. Secche e dirette. Senza fronzoli né ghirigori. Impatto frontale per una musica scarnificata. All’osso.
Sono in tre e vengono da Portland, città che non smette di produrre talenti (Jackie-O Motherfucker e Rollerball, su tutti). Ma psichedelia onirica e/ weird-pop non c’entrano in questo caso. Con le tre New Bloods ci si avventura in territori avant-punk.
Sono in tre, come detto. Tutte donne. Due nere afro-americane e una bianca. Lesbiche, punk, dolcemente incazzate e dalla strumentazione inusuale. La folgorazione ci sta tutta, almeno sulla carta. Poi ascoltando la musica di The Secret Life, edito dalla sempre attenta Kill Rock Stars, si scopre che per una volta le premesse e le aspettative non sono disattese.

Undici pezzi per 23 minuti, come a dire il trionfo della sintesi. Ma non un semplice compendio delle istanze più out della wave al femminile quello delle tre; piuttosto angolari e multiprospettiche nell’approccio, con quel loro proporre ad ogni giro di basso, ogni rullata di batteria, ogni di sfioramento di violino una fuga verso qualcosa di inafferrabile e volubile, che è pop e discordante, onirico e scontroso. Un approccio antiaccademico e sanguigno che le riallaccia prepotentemente a quella tendenza alla contaminazione più o meno rumorosa, ma sempre pienamente socio-politica (leggetevi i testi e capirete) che dal Pop Group arriva alle rivendicazioni del movimento riot grrrls di metà anni ’90, passando per l’approccio anarcoide ed arty delle Raincoats, la prosa rabbiosa e primitivamente black delle Slits, il pegno quasi geografico dovuto alle concittadine Sleater Kinney, seminali pioniere nell’universo mainstream.
Una sezione ritmica essiccata ed essenziale, giocata sul tambureggiare infantile e vario di Adee Roberson e sul basso lineare, asciutto, inquietamente wavish di Cassia Gammill stende il tappeto sul quale si srotola il violino di Osa Atoe. Percosso, sfiorato, accarezzato. Ruvido, grintoso, insieme scostante e dinamico nell’assolvere in pieno il ruolo della assente chitarra. Di cui, sia chiaro, nessuno sente la mancanza.
Una musicalità aspra, spigolosa, ridotta ai minimi termini, perciò, cui fa da perfetto contraltare una vocalità debordante, dilagante. Le tre cantano, controcantano, urlano, sussurrano; voci che squittiscono, voci che cantilenano, voci che contrappuntano e che si inseguono spesso a doppia e tripla voce, fino a toccare territori a cappella. Ottimo esordio, non c’è che dire.

Un gran bell’esordio quello di questo terzetto da Portland, Oregon. Punk-wave astratto e volubile, incentrato su una inconsueta strumentazione basso/batteria/violino e sulla predominante esuberanza vocale delle tre. Sì, perché Osa, Adee e Cassia – le tre lesbo-punk sietro la sigla New Bloods – si alternano al cantato, sovrapponendosi con controcanti, vocalizzi, coretti, doppie voci e bordoni.
Le parti strumentali, però, non sono da meno. La batteria è metronomica e personale, primitiva ma mai selvaggia o caotica; l’interplay violino-basso è degno delle migliori escursioni wave nel suo rincorrersi discordante. L’approccio è orgogliosamente punk fino al midollo, nel senso di una comunicazione immediata e senza fronzoli.
Così le 11 brevi tracce dell’album scivolano con nonchalance tra atmosfere plumbee semi-neurosisiane (l’incipit della title track), sognanti esperimenti a cappella (Day After Day, metà ninna nanna, metà invocazione rituale), memorabili excursus nella pop-culture antagonista degli ultimi trent’anni (la formidabile Oh, Deadly Nightshade!), ipotesi da wave cameristica per squat del terzo millennio (Fast Asleep).
Insomma, tra DIY fieramente post-femminista e amore per le origini del suono black, Fela Kuti e riot grrrls, asperità alla Unwound e storiche female band (ESG, Slits, Raincoats e compagnia suonante) The Secret Life si pone come esordio memorabile come non se ne ascoltava da tempo. (7.5/10)