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Stars

di AA. VV.

 

 

 

 

 

 

Copertina: ...
  • Your Ex-Lover Is Dead
  • Set Yourself On Fire
  • Ageless Beauty
  • Reunion
  • The Big Fight
  • What I'm Trying To say
  • One More Night
  • Sleep Tonight
  • The First Five Times
  • He Lied About Death
  • Celebration Guns
  • Soft Revolution
  • Calendar Girl

Set Yourself On Fire (Arts & Craft, 2005)

di Michele Casella

A consolidare lo strapotere canadese in ogni ambito musicale contemporaneo arriva il nuovo album degli Stars, un concentrato di pop d’autore che riprende le fila dalla dipartita dei Delgados.

Più complesso e meglio prodotto del precedente Heart, Set Yourself On Fire rappresenta una perfetta raccolta pop per il 2006, dove ogni brano ha una sua identità ben definita e dove l’amore per gli Smiths e la canzone britannica prende spesso il sopravvento. (7.6/10)

 

 

 

 

 

Copertina: ...
  • Your Ex-Lover Is Dead (Final Fantasy)
  • Set Yourself On Fire (Montag)
  • Ageless Beauty (The Most Serene Republic)
  • Reunion (Jason Collett)
  • The Big Fight (Minotaur Shock)
  • What I’m Trying To Say Pt.1(The Dears)
  • What I’m Trying To Say Pt.2(The Dears)
  • One More Night (Apostle Of Hustle)
  • Sleep Tonight (Junior Boys)
  • The First Five Times (The Russian Futurists)
  • He Lied About Death (Metric)
  • Celebration Guns (Camouflage Nights with Kevin Drew)
  • Soft Revolution (The Stills)
  • Calendar Girl (Young Galaxy)

Do You Trust Your Friends? (Arts & Crafts / Audioglobe, 22 maggio 2007)

di Alessandro Grassi

Lo dico subito. Non mi piacciono i remix, non ne capisco l’utilità e in questo caso addirittura si ripercorre  un disco in particolare (Set Yourself On Fire del 2005) con tutto un corollario di versioni alternative…  Esistono comunque le eccezioni. Sì perché questo disco sembra un disco a sé per tre quarti. Un buon disco indie-pop senza fronzoli, con qualche momento inebriante, altri passeggeri e poco intriganti e altri ancora freschi, pieni di idee, frizzanti.C’è pure tutta l’intellighenzia del Canada indie che conta, e questo è pure un buon segnale. E allora via con una One More Night rifatta dai sottovalutati Apostle Of Hustle (il progetto pseudo solista del chitarrista principale dei Broken Social Scene Andrew Whiteman) con la salsedine pop fra le dita che maneggiano il basso e il synth, un’ariosa e leggermente shoegaze He Lied About Death proposta da quel gioiellino indie rock che sono i Metric, una catartica e soleggiata Soft Revolution che nelle mani degli Stills diventa una splendida cavalcata rock desertica e una Ageless Beauty che nelle corde dei Most Serene Republic si trasforma in una perla di svagato accenno bluegrass mantenendo il cantato originale… L’apice del disco è però toccato già nell’incipit dei Final Fantasy, che fanno diventare Your Ex-Lover Is Dead un bijou malinconico e pianistico come lo penserebbe un Yann Tiersen o un Max Richter. Il resto vive fra il medio ed il passabile ma non si conta neanche un capitombolo imbarazzante, il che è ovviamente un miracolo in operazioni del genere. Rimane una compilazione gustosa, che sa di album nuovo poiché non c’entra assolutamente nulla con l’album che l’ha ispirato. E allora ben vengano. C’è da fidarsi degli amici evidentemente… (6.7/10)

 

 

 

 

Copertina: ...
  • The Beginning After The End
  • The Night Starts Here
  • Take Me To The Riot
  • My Favourite Book
  • Midnight Coward
  • The Ghost Of Genova Heights
  • Personal
  • Barricade
  • Window Bird
  • Bitches In Tokyo
  • Life 2: The Unhappy Ending
  • Today Will Be Better, I Swear!
  • In Our Bedroom After The War

In Our Bedroom After The War (Arts & Crafts / Audioglobe, 25 settembre 2007)

di Alessandro Grassi

Dopo il prezioso e malinconico Heart e le pregevoli evoluzioni ultra-pop di Set Yourself On Fire e dopo l’album di remix di qualche mese fa, ecco tornare con il quarto album ufficiale il quintetto di Montreal. Il songwriting di Amy Millan dopo la prova solista dell’anno scorso si è fatto più corposo ed intimista e le combinazioni vocali fra la bella cantante e Torquil Campbell ancora più ricercate ed elaborate. E l’impatto con il disco promette scintille: dopo un intro dimenticabile parte The Night Starts Here, un numero di power pop leggero leggero e buttato a mezz’aria, chitarre e tastiere per un refrain da memorizzare, Take Me To The Riot è puro stile Stars, un wave-pop anthem da lanciare contro la luna. Con My Favourite Book Amy diventa una deliziosa bambola sensuale fra fantasmi soul e vibrazioni e delicatezze che ricordano la “sorellastra” Feist, per un numero veramente piacevolissimo, e Midnight Coward butta le basi per un uptempo niente di più che interlocutorio. I problemi diventano palpabili da The Ghost Of Genova Heights, un numero confuso alla Prince versione anni ’90 che lascia spazio ad una sequela di brani dalla stessa atmosfera svaccata, semi ballad per semi atmosfere punteggiate ma mai calcate, abbozzi di pittura per un quadro lasciato incompleto e senza ispirazione alcuna. Fra tastiere/pianoforti smielati, ammiccamenti, delusioni e qualche pomposità messa lì a riempire, passano le pessime Personal, Barricade e In Our Bedroom After The War, mentre altrove Bitches In Tokyo riprova un comodo uptempo senza colore né verve. Altre due tracce che puntano sull’atmosfera ma non pungono né stringono e abbiamo finito.
Non è tutto da buttare ovviamente, ma i Nostri hanno giocato sul sicuro dove potevano, rifugiandosi sul soul e sulla ballad paracula per il resto del percorso, appesantendo la scrittura e la struttura delle canzoni e mandando al macero quella punta di idee che qua e là fuoriescono nonostante tutto. E’ sempre pop ma per farlo bene ci vuole smalto e verve e questa volta questi ingredienti sono rimasti in soffitta. Aspettiamo una svolta decisa. (5.4/10)