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Disc 1
Disc 2
Gli Sparkle In Grey, nella persona di Matteo Uggeri aka Hue, sono la scintilla che ha fatto accendere la compilation A Gift For… di cui si diceva alcuni mesi or sono. Il loro brano ivi contenuto, Limpronta (for Mario) mostrava una peculiare miscela di field recordings, electronics e strumenti acustici, in una maniera abbastanza simile ai Tape. La variante attuale del progetto, che vede impegnati insieme a Hue, anche Alberto Carozzi (bass, guitar, feedback) e Cris (guitar, drums, glockenspiel, percussions), oltre al brano presente sulla doppia compilation, non è però documentata ancora su disco, cosa che dovrebbe avvenire entro la fine del 2006 con l’uscita di A Quiet Place.
L’ultimo documento reperibile, allora, è questo doppio cd su Afe records, che soggiace ancora interamente all’elettronica astratta di Hue. The Echoes Of Thiiings è un lavoro che si compone di composizioni che spaziano in un periodo di tempo molto ampio che arriva fino al 2001, ma il disco è quanto mai omogeneo. Sospese a mezz’aria su una flebile corda di confine tra i ghiacciai autechriani di Amber e la miminal mitteleuropea di casa Kompakt (Kaito, Ferenc, Closer Musik, ecc.), le composizioni di Sparkle In Grey galleggiano in un melodismo diafano, leggero, che si muove sereno sotto la pelle dei beats elettronici. Gli occasionali inserti di field recordings, come il suono del cassetto del cd che apre tutto il disco o il bimbo che chiama il papà di When I’ll be A Child aumentano il tratto meditabondo della musica, come facevano i suoni della National Geografic nei Boards of Canada.
L’eco delle cose è un flirtare con la malinconia dei ricordi senza farsene avvinghiare. Un insieme di polaroid di tempi già vissuti, che accendono la memoria e l’estro dell’immaginazione come avviene nel secondo disco, contenente altrettanti remix dei brani del primo cd. Per forza di cose più vario e scoordinato, Fadiiing Echoes si lancia in territori più ispidi come l’isolazionismo di Luca Sigurtà & Marco Aureggi e S.talker, il lavoro di Nicola Ratti che scioglie nell’ombra i riflessi ritmici di Not Nervous,l’esplosione techno di The Impossible Flower. le iridescenze vagamente dub di Telepherique o ancora la dark ambient di Never Known e Norm, nome dietro cui si cela lo stesso Hue. (7.0/10)

L’estate del 2003 fu l’estate più calda del secolo in Italia e nella maggioranza dell’Europa. Le registrazioni di questo disco riflettono pedissequamente l’umidità, il senso di afoso, il caldo torrido delle città, delle campagne, dei paesi di provincia di quel periodo. Matteo Uggeri, Hue, nell’estate del 2003 si avventura da solo in un viaggio nell’Italia di mezzo, che dall’Emila Romagna passa per la Toscana, dal Lazio approda in Abruzzo. Armato di un microfono e di un minidisc Hue registra i suoni delle cose, i discorsi delle persone che gli sono a fianco, i canti popolari e i canti delle chiese che visita. Un grande archivio da cui attingere e da elaborare, che un anno dopo in fase di montaggio con l’aiuto di Davide Valechi (Aal) e il contributo di altri musicisti come Giuseppe Verticchio (aka Nihm) e Andrea Marutti (Never Known/Amon) si trasforma nel disco in questione.
Quest’estate senza pioggia è allora una psicogeografia dell’anima viandante. Un dialogo con la natura delle cose che ci circondano, con la percezione che abbiamo degli spazi e della nostra presenza nel mondo. Gli intermezzi strumentali (chitarre acustiche ed effettate e flebili inserti elettronici) sono piccole serenate che flirtano con i suoni registrati, alimentando un senso di malinconia per il tempo che passa e non ritorna indietro. L’idea del lavoro è quella di comporre una serie di cartoline sonore che possano restituire alla memoria proprio quei momenti accaduti. Se le stagioni passano e si susseguono l’un l’altra come gli amori di un’amante, le fotografie ci aiuteranno a ricordare testimoniandoci la misteriosa bellezza delle cose. Dopo tutto non è questa la vera missione del fotografo e per assonanza del field recordist? (7.1/10)


Devo dire che ho sempre apprezzato i progetti - sia nella musica che nel cinema - che si proiettavano oltre al singolo disco o film, vuoi perché rappresentano una sorta di guanto di sfida all’indeterminatezza del futuro, o vuoi perché semplicemente si presentano talmente di rado che quando accadono si può quasi parlare di evento.
Forse non si può parlare di evento vero e proprio per il concept ideato da Matteo Uggeri/Hue e da Maurizio Bianchi – entrambi geniacci della sperimentazione musicale in tempi e modalità differenti, ma ugualmente poco celebrati dalla stampa musicale - anche se questa quadrilogia chiamata Between The Elements ha tutte le carte in regola per far parlare di sé. Ecco allora i primi due capitoli: il primo, Nefelodhis (in greco “nuvole”) a firma Maurizio Bianchi/MB e Sparkle In Grey – gruppo in cui “suona” Hue – il secondo, Erimos (in greco “deserto”) che vede impegnati Fhievel, Hue e lo stesso MB.
Nefelodhis sperimenta l’inedita convivenza tra i ruvidi ed ipnotici drones di MB con l’umore e la fisicità di una band tradizionale quale che sono gli Sparkle In Grey. Il risultato è un cupo post-rock che si ciba e si arricchisce lungo la sua strada di vari elementi, come il dub-glitch di Rainy Clouds under The Sun: I Cirrum, o come i residui pianistici ed elettroacustici di The Unpredictable Weather: II Cumulum Nembum. Su tutto il disco comunque aleggiano fantasmi e echi di memorie musicali di un decennio, quello dei Novanta, che aleggia ancora pesantemente sulla musica odierna. Con modi e caratteristiche produttive differenti, non siamo poi così distanti dagli ultimi 3/4hadbeeneliminated, per intenderci.
Con Erimos, invece ci si muove in lande prossime alla drone-ambient etereo interrotta solo da interventi elettroacustici. Impreziosito da suoni al limite del percettibile, ha un andamento imprevedibile ma ragionato: a momenti di tenebre ne seguono altri di luce abbagliante, sempre, però in bilico tra melodia e crudezza. Quarantacinque minuti che assomigliano ad un dedalo, dal quale a fatica si riesce prenderne le misure. Sarà infatti molto probabile che anche dopo decine di ascolti Erimos vi possa restituire sensazioni e umori nuovi..
È probabile che i due dischi in questione non dicano niente di particolarmente nuovo nel genere drones&improv ma risultano ugualmente incisivi e affascinanti. Sono convinto che non deluderanno né i fans di Maurizio Bianchi né quelli di Matteo Uggeri, ammesso che non coincidano. (7.0/10)