
Figura di culto negli ambienti rave e apprezzato dalla critica specializzata (Stefano I. Bianchi su tutti) - tanto da essere spesso paragonato a Kid 606 -, il musicista bolognese si è affermato in Italia (ma anche a livello europeo e in special modo in Francia) come figura di riferimento della scena breakcore, etichetta bastarda figlia putativa di quella drill'n'bass che fu caratteristica dell'Aphex Twin seconda maniera e poi della "scena" sanfranciscoiana (Lesser, Blectum from Blechdom e Kid per l'appunto).
Sempre estremo e senza compromessi, l'istrionico musicista, grazie a armi da taglio al coriandolo e braccio armato macrobiotico - …l'arto Sonicbelligeranza -, si è distinto dalla mischia dei wiz kids amfetaminici, oltre che per le accattivanti soluzioni turntableiste in up and down tempo, anche per un indubbio gusto kitsch nei campionamenti che lo hanno portato a paccottigliare Casadei e mazurche in furiosi spara e fuggi ritmici.

C'è tutto il caratteristico humor di Balli in From The Inside, pronto a saccheggiare il patrimonio audiofonico popolar televisivo in quello che lui stesso ha definito "un disco utensile per dj".
L'almanacco del giorno dopo, il carosello e pure le gesta dell'attore trash Salvatore Baccaro, come anche alcuni cavalli impazziti (uno di questi sicuramente Nestore) e tanti spari e giri di forchetta del maccheroni west entrano dunque nel collage avant-classico di una allusiva/disillusiva/endoscopica copertina, che più che alle fotografie delle città italiane porta diritti alle lastre intestinal-anatomiche della famosa band grindcore Carcass.
Ascoltato a mo' di suite, l'eppì assume le sembianze di una Revolution n.9 con Balli nella parte del bianco Lennon e qualche grasso nerone in pennica dopo hamburger a farcire il cameo con un flavor hip-hop (breakbeat, sincopi di roland, rottami sonici) in perfetto ghetto blaster newyorchese (radiolona a spalla facoltativa).
Vera materia prima per dj non allienati, presentato dal vivo al Vicolo Bolognetti nel capoluogo emiliano lo scorso 11 luglio da Balli in persona, From The Inside ha sprigionato tutto il lato oscuro della forza con risultati tra il devastante e l'ilare; tra i momenti migliori la soundtrack che fu del nostro Meteo spalmata in un'ipnotica suite lisergica, e persino (in fuoriprogramma) l'inno di Forza Italia massacrato a colpi di scratch, glitch e campionamenti belligeranti, l'ideale aggiornamento/adattamento nostrano della Star Sprangled Banner hendrixiana.
Analogon di Billy Corgan (fortunatamente solo nell'aspetto), Balli straight edge lavora senza compromessi e con le lampadine dell'ingegno sempre accese sopra la console. Nella copertina dell'album appare lo sticker "questo non è un disco breakcore" …ha ragione, ma lo può diventare in qualsiasi momento. (7.0/10)

Sandblasting - letteralmente "sabbia che esplode" - è il moniker dietro il quale si nasconde Luca Torasso, musicista elettronico di Torino. El Paso Sound Wall è la sua prima uscita per +Belligeranza, sotto-label (qui al suo esordio assoluto) del famigerato commando Sonic Belligeranza dell'integerrimo Riccardo Balli, oramai punto di riferimento imprescindibile per il mercato drill-drum'n'bass e post-gabba più estremo.
Composto da cinque remissaggi del brano d'apertura, Materia Prima (cinque detonazioni al ralenti osservate da altrettanti punti di vista), l'album è un attacco devastante sin dai primi minuti d'ascolto: scenari cosmico-industriali ambientati in un evo prossimo venturo, liquami radioattivi immersi in un bitume scuro, orge di pulviscoli atmosferici tossici, tempeste artiche. Il ritmo, quando appena lo si avverte dietro la coltre fittissima di rumori, è costituito dal battere di metalli, dal loro clangore incessante, oppure da ipercinetici colpi nel terreno, come trivelle implacabili conficcate nel ventre di un pianeta sconosciuto e disabitato.
Realizzato quasi interamente improvvisando live su alcuni campioni sonori, El
Paso Sound Wall è un lavoro da sangue alle orecchie,
che non mollerà la sua devastante coltre di rumore fino alla
fine. Un ammasso granitico implacabile, inesorabile, imbattibile, l'ultimo
livello del più estremo spara e fuggi mai concepito, un brutale
monolito senz'anima, una sorta di field recording durante la costruzione
di una muraglia a opera di Borg star-trekiani.
Quello di Sandblasting non solo è un mondo senza dio, ma anche senza
uomini. (6.0/10)

A seguire il devasto acustico Sandblasting, la seconda uscita targata +belligeranza vede l’opera prima del misterioso N, e se le premesse paiono portare a un suono più concettuale e meno massimalista, il delitto sonico si compie ancora una volta.
Al battaglione di sample radioattivi del primo tormento si sostituisce una modulazione di scorie sonore, ottenute grazie a un paio di cassette senza audio connesse l’una all’altra. Il sample sonoro è quindi un live motion, l’effetto delle distorsioni prodotte dalle piastre, il massacro in presa diretta senza sovraincisioni. È come se in macchina ci sintonizzassimo sulle frequenze che rifanno il motore, eppure quel che c’è qui, quel che esce da casse mai così vicine ai barili fiammeggianti dei ghetti di New York carpenteriani, non è il buffo suono dei giri dei cilindri, ma il ronzare e il contorcersi di un alien electro conficcato nella pancia dell’ascoltatore. Un Cronemberg sognato da Lynch, insomma.
Memories From Before Being Born mette in scena la forza malvagia celata dietro l’energia che illumina la terra, l’antislogan per un’acustica aliena che si perpetua in variazioni sempre più vicine all’abisso noise, senza toccare mai il baratro. Questa musica pare un piano sequenza di gargoyle impassibili nello stagno del male.
È come sentire i primi lugubri esperimenti dei Suicide (1901) oppure jam ultra isolazioniste di un Mika Vainio prima della crisi nervosa terminale (1902, 1908). Da qualche parte compare pure uno sprazzo di microwave music tedesca (1899), ma non c’è speranza, non c’è ritmo, non c’è glitch a tenere il tempo, c’è soltanto questo monolitico suono che vibra nell’aria bi-dimensionalizzando tutto ciò che trova, trasformando in monitor per sommergibili russi tutto ciò che incontra.
Una musica alla ricerca del sé bios delle macchine. (6.6/10)

Dark industrial cubista, bass e streaming di cronaca nera, ritmi drill e scratch a go go, avant (spettacolo) turntableista, robo djing, trash italo, black proud e techno pistola compressa. Videogames hardcore e Enya con l’attacco di panico. La lancetta che oscilla vorticosa tra l’impegno serio, il sudore e l’ironia feroce. Carica Caster e indietro tutta. Futurismo con l’intona rumori post-moderno. Una regia sottotraccia pronta a mostrarsi come a negarsi, a dissimulare.
The Pure Spirit Of Rock’n’Roll è il the best della label Sonic Belligeranza, non semplicemente una raccolta ma un ulteriore remix, un tassello aggiuntivo della Balli way of life, l’antologia nascosta. Come dire l’estremo saluto alla Bologna degli anni d’oro dei centri sociali. Ai Novanta hard dance dell’indimenticato Link, al Cinema Inferno del trash italiano ’70. E poi, antologia primi duemila post Aphex, turntableism che insegue la velocità dei processori digitali, gli anni dell’electro crazy kids della belligeranza sanfranciscoana.
Non manca nulla, neppure la nostalgia e in tutto ciò Balli è sempre pronto a scartare l’ostacolo, a masticare la gomma infilando beat genialoidi, frasi dei compagni di merende, sketch di spot d’antan, l’Italia spaghetti di Bud Spencer, il folk centroitalico.
A forza di frullare, frullare, tritare, ogni track è ridotta a una poltiglia macilenta, eppure è saga, cartoon dove ognuno può animare la propria fantasia, capovolgere la realtà, negargli il senso e sentirsi meglio. È un po’ come sedare il male. Annullare il diavolo a suon di rumore bianco equiparando Pacciani a Bombolo, Vanna Marchi e il Pranzo è Servito. Revolution 9 e revolution 2000. Al 9000 overflow fieldrecording. La minestra avant in una confusione di sberle per un pubblico (Antoni docet) di merda.
A tratti troppo, a momenti geniale, sempre sul filo del limite strutturale, Pure Spirit è un approdo importante del personaggio-etichetta, l’unico carnazzo superspeziato che consiglierei a un pacifista. GO BANG! (7.1/10)