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Introduzione
Critica
Webografia

Mr Brace

di ©2005 Lorenzo Filipaz
Mr Brace

 

 

 

Copertina dell'album omonimo
  • Brace
  • Brace Due
  • Storia Di Un Mammuth
  • Igloo
  • Passeggiando
  • Little Implosion
  • Pollollo

Omonimo (Tafuzzy, 2003)

di ©2005 Lorenzo Filipaz

Che la Romagna guardasse all’America rurale, quella di Faulkner e quella di Heat-Moon, non è un fatto nuovo. Lo testimonia il particolare successo riscosso dalla rassegna "Strade Blu" che ha luogo in queste lande, punta di un iceberg fatto di un comune sentire, sognare, strologare e travisare. Perché più che proiettare le campagne americane sulle terre riccionesi qui si fraintende letteralmente il Melo per il fiume Ohio, gli Appennini per gli Appalachi, allo stesso modo in cui Brace viene pronunciato all’inglese col significato di “sostegno” (ma nel senso pratico di “bretella”) come all’italiana, nell’accezione di quieto focolare, dando vita a un sottile pidgin che permette di fondere idiozie, idiotismi locali e idioletto familiare.

Mr Brace è un ragazzo che con la sua chitarra acustica e l’aiuto di tre amici si cimenta nel ricalcare la calligrafia di Will Oldham anche nei dettagli più sgraziati, come le stonature e la voce leggermente nasale, ma sottoponendola allo stesso detournement casereccio che dà luogo ad amenità come “sorella, fratello / qui è un gran bordello – fratello, sorella / champagne e mortadella” (e non vi dico in che modo questo testo viene appiccicato alla melodia…). Devozione, autoironia, sincretismo e libere associazioni di idee, vedasi Storia di Un Mammuth, un flusso di coscienza che sembra essere ispirato dalla contemplazione delle copertine di Ease Down The Road e I See A Darkness, oppure si presti orecchio a Passeggiando, distillato di nonsense infantili à la Malkmus (“salterò qualche muretto, il cappotto non lo metto”…”quando hai la bocca piena…che maleducazione..”).

La ricerca di uno spazio domestico fra demenziale ed esistenziale, qui - in questa prima produzione del 2003 - ancora piuttosto indietro rispetto al punto raggiunto nella recente Ruggine (di cui si può gustare il video sul sito della Tafuzzy) ma già gravida di allure chitarristico (nel bell’intreccio di Little Implosion o nell’e-bow di Brace Due), che conferisce surreale ieraticità e onirismo alle corbellerie sciorinate senza posa, come in un film di Fellini (e vabbeh dovevamo citarlo, dai…). Vorremmo stampare un bel 10 a fine pagina ma, certi che non ci prendereste sul serio, ci limitiamo a un (6.0/10)

Copertina Salvate il mio maglione dalle tarme (Tafuzzy, 2005)
  • Brace
  • Brace Due
  • Storia Di Un Mammuth
  • Igloo
  • Passeggiando
  • Little Implosion
  • Pollollo

Salvate il mio maglione dalle tarme (Tafuzzy, 2005)

di ©2005 Lorenzo Filipaz

Mr Brace ha messo su famiglia. Non più solista fiancheggiato da benevoli amici ma quasi-gruppo e si sente, non solo perché la strumentazione risponde di più a quella di una band (più batteria, più elettrica, più pianoforte), ma soprattutto per il raffinarsi dell’intreccio musicale: si acuisce la “psicologia sonora” del disco, la punteggiatura, i rimandi da canzone a canzone, di pari passo all’impreziosirsi dell’arrangiamento – veramente sorprendente alla luce della totale indipendenza in fase di produzione. Scenari che come al solito impattano con i testi stralunati dell’autore, i quali a lungo andare t’intontiscono neanche avessi fumato un prato di cactus, infilandoti nel cervello metafore e sinestesie che - come quando la lucidità latita - non sapresti se definirle cripticamente geniali o irrimediabilmente cretine (intuito a bolle che continuano a scoppiare…). Ma il mestiere della sciarada di Mr Brace è cresciuto anzichenò, come si ravvisa dal gioco di rime e assonanze di Ieri che denota un’originale attitudine a ghermire quotidiane banalità ‘sì da cavarne l’assurdo per accostamento - Salame & Caffè per l’appunto. Tutta farina che ingrossa il sacco del Nostro il quale, anche grazie alla dimensione più collettiva, si slega dalla sudditanza a Mr Oldham consegnadosi ad un’estetica dello sbilenco amica - non allieva – di Waits e Capossela (Baricentro), Banhart e Bugo (Salame & Caffè), anche perché il nonsense qui s’increspa in superficie e lascia intravedere altro, magari una grande canzone, anche se per un attimo (Io Chi Sono). Ruggine poi, col suo video rutilante ad opera di Francesca Grilli e Alessandro Cavallini, ci farebbe godere non poco se passasse per qualche rete televisiva ad ora di pranzo. (6.7/10)