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Introduzione
Critica
Webografia

Mr. Bizarro And The Highway Experience

di AA. VV.

 

 

 

 

Copertina: ...
  • Phisycal Riot
  • Key?
  • Psyco City
  • Dispet
  • A Sad Sad Story
  • Too Many BJs
  • Eleanor
  • La Matador
  • Stonerosa
  • El Diabolito

Hello Hell (Midfinger, 2005)

di Carlo Pastore

C'è questa band che è davvero interessante. Più che altro è l’ennesima, intrigante incarnazione del rock 'n' roll. Di un certo gusto d'oggi, quello che ripesca elementi della vecchia roba grezza dei Settanta con piglio amorevole e incazzato, insomma: il Vecchio Nuovo Rock. A modo loro. Si chiamano Mr. Bizarro & The Highway Experience, un nome che non significa niente, ma che fa la sua porca figura.

Spieghiamoci. Il batterista è quello che oggi ha sostituito Dario Perissuti negli One Dimensional Man. Perciò ci siamo con il tiro. Ma non basta. Sono praticamente la versione aggiornata dei Queen Of The Stone Age, o forse il superamento in chiave easy stoner degli International Noise Conspiracy, o ancora il noise core dei già citati ODM, privato del nichilismo assassino del cantante Pierpaolo Capovilla e mischiato alla carnalità assassina degli Ikara Colt. O, più semplicemente, i Mr Bizarro & The Highway Experience, post-stoner-indie-glam-rock da Venezia.

È come se questi cinque trasferissero all'istrionismo un suono core lisergico, mantenendone intatta la fisicità. Anzi, accentuandola, erigendola quasi a importante cifra della matrice stilistica. Non c'è assenza che si contempli: ogni nota è presa in mano e lavorata alla massima intensità; le strutture sono semplici, eppure non c'è niente che risulti sotto tono, tutti in fila compatti a passo di marcia verso una dimensione musicale che mischia - in una sintesi strabordante, ma lucida - l'eccesso della fisicità. E allora scopami di qui e prendimi di là e alla fine ci sono queste canzoni che ti gonfiano il cervello e fanno esplodere le vene, tanta è la voglia di mangiarsele dal vivo in una fantastica cornice, dove tutti siano in mezzo alla bolgia a scatenarsi come leoni appena liberati dalla gabbia.

Mi sbaglierò, ma con i Bizarro e il loro Hello Hell è tornato quello che da queste parti mancava da un po'. Lo spettacolo. E visto che è interamente scaricabile, gratis, da midfinger.net, non resta che cliccare senza sensi di colpa. Spettacolare! (7.2/10)

  • Revolver
  • Kiss         
  • R'n'R blood
  • Waiting UFO                  
  • Rise of a new World       
  • Monsters  
  • Soldier blues
  • All times  
  • 5 a.m.
  • New generation
  • Mastodont “You look like the Queens”

Waiting For The UFOs (Midfinger / Audioglobe, 1 febbraio 2008)

di Stefano Solventi

Dopo anzi durante la traccia d'apertura Revolver - due minuti scarsi di strumentale sventagliamento hardcore punk surf stoner - mi coglie il sospetto d'essere un po' vecchio ormai per dischi così. Quel che segue non è certo da meno: sportellate acide e travolgenti, un groviglio di riff facinorosi, il piglio impellente e turgido di chi non è abituato a lasciare proiettili nel caricatore né troppe occasioni per rifiatare.
Ciò che non m'impedisce di far girare due, tre, cinque volte Waiting For The UFOs, esordio ufficiale per questo quartetto veneto prodotto dal buon Giulio Favero (già One Dimensional Man e oggi ne Il Teatro Degli Orrori, ma che ve lo dico a fare). E di apprezzare quindi la pervicace adesività delle melodie, quel ricondurre tutto ad una stringata e lancinante disputa energetica, come se il segreto di pulcinella del rock'n'roll fosse una questione di crederci fino in fondo anche nel gioco più cazzone, e allora basso-chitarra-batteria diventano motore e carburante, decollo ed esplosione.
Soprattutto, la qualità principale dei Mr. Bizarro mi pare quel senso di strisciante competenza o se volete consapevolezza, tutti quei fantasmi che si agitano sotto il lancinante brulicare Radio Birdman/Crass/Jesus Lizard, che scorgi all'improvviso con le sembianze d'un riff ultra-stoniano mesmerizzato (in Waiting UFO) o spudorate allucinazioni Whole Lotta Love (nel ventre di Soldier Blues). Un bagaglio carico di qualità che ne suggeriscono altre, vedi anche e soprattutto la voce di Alessandra Boeche, finanche troppo potente e pulita e impostata per il genere se vogliamo, e a tal proposito aspettatevi sorprese dalla ghost track.
Ok, a tratti ti prende la sensazione di watt sgranati sull'abbrivio, un po' – come dire – aggratis. Ma sono smagliature da poco in un corpo procace che giocando t’insidia e ghignando ti sbatte. Per la qual cosa in fondo non sono poi così vecchio. Non ancora, almeno. (6.9/10)