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Introduzione
Critica
Webografia

Low Frequency Club

di aavv

 

 

 

Copertina: ...
  • The F. Lorenz Lost Dance
  • Sit Down And Shut Up!
  • Dummy
  • Enjoy
  • Everytime
  • Thinkin’ About The Funk
  • You Don’t Know Me
  • Night In Green
  • Programs?
  • Telephone

Self Titled (Polka Dots, 7 marzo 2008)

di Gaspare Caliri

Si fa presto a essere folgorati dal giro DFA / LCD Soundsystem e a riproporre la mattanza new wave/elettrohouse per giovani danzatori d’ Italia. I Low Frequency Club, all’esordio su album s/t dopo l’EP Emotional Phunk, fanno più o meno questo, senza cattivi risultati né gloria sfavillante. Come introduzione saremmo apposto così, se non fosse che leggendo le biografie dei musicisti si rimane incuriositi dalla loro presunta provenienza, chi dai Bosqujo, chi dai Seymourfunk, tutti dal funk davvero proveniente dal topos di James Brown.

I motivi del cambiamento? Ancora, ci sono rimasugli del funk nella trasformazione electro? E, ultima domanda; c’è stato giovamento nella svolta? Dummy sembra trovare un buon compromesso tra il battito incessante dell’ambiente di cui all’inizio e un basso che denuncia quello che la voce dichiara, cioè un calore soul (lo stesso di Everytime) prestato all’ancheggiamento.

Fa molto meglio Enjoy, senza voce e con un’articolazione pienamente anni Novanta (addirittura Orb?) – che forse sarebbe più interessante provare a miscelare con il funk, piuttosto che quella solita electro di scuola wave che ormai ha fatto scuola e ripetizioni. Ma tant’è, la voce torna piacevole, la pasta dei synth (sintetici) emula l’analogia (Thinkin’ About The Funk) o – strano – gli Ottanta (You Don’t Know Me), il battito torna sui quattro quarti – dove non si intende cassa dritta ma pulsazione – i brani, per dirla tutta, ad uso dei dj – vedi Night In Green, citazione Air/Kraftwerk compresa. Solo con Programs? arriva del vero electrofunk, ma è troppo poco (ma abbastanza buono) per rispondere a modo alle domande poste.  (6.0/10)