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Introduzione
Critica
Webografia

Laura Marling

di aavv

 

 

 

Laura Marling
Copertina: ...
  • Ghosts
  • Old Stone
  • Tap At My Window
  • Failure
  • You're No God
  • Cross Your Fingers
  • (Interlude) Crawled out of the sea
  • My Manic And I
  • Night Terror
  • The Captain And The Hourglass
  • Shine
  • Your Only Doll (Dora)

Alas, I Cannot Swim (Emi, 11 febbraio 2008)

di Stefano Solventi

Laura Marling non ha ancora diciott'anni, l'aria non appariscente anzi vagamente tormentata sotto al biondo selvaggio della chioma. A vederla te la immagineresti nel ruolo di concorrente genuina (e sfigatella) di una Avril Lavigne, alla testa di uno tra i milioni di gruppuscoli alternativi che infestano il suolo angloamericano. E invece no. Liberi di esercitare tutta la diffidenza di cui siete capaci, ma la qui presente inglesina (da Eversely, dintorni di Reading) è ben determinata a recitare il ruolo di cantautrice folk. Genuinamente.
Ce lo dicono le canzoni del suo album d'esordio, foderate d'una consapevolezza impressionante. Poi t'imponi di smettere di pensare all'età dell'autrice e tenti di apprezzarle per ciò che sono. Ciò che sono: piano, archi, organi e tastierine, chitarre naturalmente - molte acustiche, qualcuna elettrificata fino all'impertinenza - per brume traditional risolte con accomodante disinvoltura, spesso sostenute da una hybris ombrosa e tambureggiante quasi Arcade Fire (ad esempio nella bella You're No Good).
Quanto alla voce, è capace di freschezza indolenzita Beth Orton con un pizzico di malanimo Cat Power, di estro pulito Lisa Loeb e grazia vibrante Sandy Denny, di frenesia acuta come avrebbe potuto Suzanne Vega qualora si fosse sbrigliata Tori Amos quando ancora era in tempo (il valzerino insidioso di My Manic And I). C'è fin troppo self-control, una ostentazione di maturità-ad-ogni-costo che tiene un po' al guinzaglio le melodie, affondando il colpo raramente a mai fino alle estreme conseguenze (ci si avvicina forse nell'affranto struggimento di Night Terror, che non spiacerebbe a zio Lanegan, o nella malinconia dolciastra di Tap At My Window). Resta il fatto che i dodici pezzi filano che è un piacere, non ultimo per la qualità del suono ed un certo coraggio negli arrangiamenti (un plauso al producer Charlie Fink, leader dei Noah And The Whale).
Non è un fenomeno la Marling, semmai una che sembra sinceramente rispettare anzi amare quel che fa. Alla prima mano di una lunga partita. Presumo. (6.8/10)