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Labradford / Pan American

di AA.VV.
Mark Nelson 2006

 

 

 

 

  • Listening In Depth
  • Accelerating On A Smoother Road
  • Splash Down
  • Disremembering
  • Experience The Gated Oscillator
  • Soft Return
  • Sliding Glass
  • C. Of People
  • New Listening
  • Gratitude
  • Skyward With Motion
  • Everlast
  • Preserve The Sound Outside

Labradford – Prazision (Kranky, 1993 - Kranky / Wide, 12 novembre 2007)

di Gaspare Caliri

Prazision fu una pietra miliare, nel senso originale dell’espressione, non nel suo (sbagliato) uso comune; segnò cioè un discrimine tra un prima e un dopo, il segno di un passo; inaugurò una fase, un mondo, un modo di suonare e di porsi. L’esordio dei Labradford, quel bagliore del 1993 che fa ancora sobbalzare più di una penna, fu infatti anche la prima pubblicazione della Kranky Records, l’etichetta di Chicago che tanta parte ebbe nei Novanta; e la Kranky è perfettamente rappresentata dalla vicenda labradfordiana.

Prazision aveva poi già in sé quell’equilibrio precario che divenne il marchio di fabbrica dei Labradford, instabile come una referenza psichedelica, fluttuante come musica d’ambiente che non distoglie ma attrae l’attenzione. Qui sta il primo punto: l’esordio del combo Carter Brown / Mark Nelson, allora un duo, parlava una lentezza non del tutto ambientale (o non ancora), ma un diradamento che lavora per sottrazione – componendo delle canzoni allo stato embrionale (o fatte, semplici e sconvolgenti, come la splendida Accelerating On A Smoother Road); è musica che non si adatta agli ambienti – come la muzak – ma rende ogni ambiente di una qualità vagamente straniante. La beltà può essere inquietante (ecco il secondo punto), una cosa che i Labradford avrebbero continuato a insegnare, e che invece molti attuali post-rockers hanno completamente dimenticato.

E infatti torniamo al presente; Prazision è ora ristampato dalla Kranky, impreziosito, rispetto all’originale, nel packaging, ma soprattutto da un lavoro di masterizzazione più raffinato e dall’aggiunta dell’unica uscita precedente nella discografia del duo di Richmond, ovvero il 7” Everlast (per intero, compresa la b-side Preserve The Sound Outside, dato che la traccia omonima al singolo era già stata introdotta nella versione in CD dell’album). E, nel presente, riascoltandolo, non si tornerà al passato, ma si leviterà con loro.

  • Love Song
  • Are You Ready?
  • Dr. Christian
  • Still Swimming
  • From Here
  • The Penguin Speaks
  • Amulls

Pan American - For Waiting, For Chasing (Mosz, 25 maggio 2006)

di Edoardo Bridda e Antonello Comunale

In occasione del nuovo lavoro, Mark Nelson si sposta su Mosz, l’etichetta fondata nel duemilatre da Stefan Nemeth dei Radian e Michaela Schwentner. Non è dato sapere se questo significhi un abbandono della Kranky, fatto sta che il cambio di etichetta ha prodotto lo sforzo più ambient drone oriented mai concepito dal Nostro.

Registrato durante il 2004 campionando suoni uterini dal grembo della fidanzata, item che poi ha trovato collocazione lungo le sette tracce, l’album abbandona del tutto le sperimentazioni dub per sprofondare in una brumosa riflessione sulla nascita e la vita. Lo si evince dall’opener Love Song (ambient e glitch, un corno processato e percussioni in rilascio), dai frattali microsonori di From Here e soprattutto dal liquido mantra di The Penguin Speaks, la cui fissità greve e minacciosa fa sembrare Nelson, un Keith Fullerton Whitman meno ardito e visionario. Ammuls chiude il programma con dieci minuti di quasi melodia in lento stemperamento, che si avvicinano alla sintesi minimale dell’ultimo Taylor Deupree. Un quieto mare calmo fatto di droni, subfrequenze e click.

Accreditati i contributi di Steven Hess (percussioni – tra cui il tamburo doumbek -, triangoli, bong Tibetani) e David Max Crawford (corno francese), ma si tratta di chicche più che soluzioni che spostano l’arrangiamento. In definitiva il più essenziale dei lavori a firma Pan American, ma anche il meno affascinante. (6.3/10)