Caratteri: [Small] [Medium] [Large]
Stampa
Introduzione
Critica
Webografia

L'Altra

di ©2003-2005 Luca D’Ambrosio e Maurizio Marino
In occasione dell’uscita di Different Days, SentireAscoltare passa in rassegna tutti i lavori della formazione di Chicago, dalle radici post rock alle delicate ed ammalianti atmosfere di In The Afternoon, fino al presente sotto l'egida di Slicker
Foto:  Linsay Anderson & Joseph Costa di Rainer Hugsam

L'altra musica: una breve storia

di © 2005 Luca D’Ambrosio

Chicago, 1997. Dall’incontro di Ken Dyber (ovvero Kenneth James, bassista e fondatore dell’etichetta Aestehics), Joseph Costa (voce e chitarra), Lindsay Anderson (voce e piano) ed Eben English (batterista e membro dei Del Rey) nasce L’Altra: straordinaria formazione che, dalle polveri del post-rock, si propone di realizzare melodie classiche, melanconiche e dalle vaghe tinte jazz.
Il primo lavoro del quartetto è datato 1999: un gradevole Ep composto da tre brani, ma bisognerà attendere ancora un anno prima di poter ascoltare la band sulla lunga distanza.
Scocca il 2000 ed esce finalmente Music Of a Sinking Occasion; album d’indiscutibile bellezza, intenso e affascinante, il disco è però incapace di racchiudere quella discrezione ritmica e quell’equilibrio armonico che soltanto due anni più tardi il gruppo riuscirà a raggiungere: In The Afternoon si rivelerà un album di straordinario fascino, composto da melodie ammalianti, atmosfere ipnotiche e nobili divagazioni strumentali che lasciano trasparire antiche e disturbate tradizioni. Con quest’opera va in scena l’intero immaginario poetico e musicale del combo nord-americano, una weltanschauung in bilico tra l’intimità del canto e il sottile piacere della ricercatezza. Mentre il gruppo ottiene i plausi della critica per quello che è diventato un piccolo gioiello della discografia di questo inizio secolo, Ken Dyber lascia il gruppo e si trasferisce a Portland; nel frattempo esce un grazioso 45 giri intitolato Ouletta. Infine, il 2004 ha visto la realizzazione di Different Days, ultimato da Joseph e Lindsay con l’immancabile sostegno di Eben ed un set alternato di musicisti. L’intervista che segue è stata condotta poco dopo la fine delle registrazioni.


Intervista a Joseph Costa e Lindsay Anderson

di © 2005 Luca D’Ambrosio

- Com’è nato il progetto “L’Altra” (lasciatemelo dire, una delle formazioni più originali e alternative attualmente in circolazione) e perché avete scelto questo nome?
Joseph: Lindsay e io abbiamo iniziato a lavorare insieme nel 1999; dopo esserci trasferiti a Chicago, ci presentarono Ken ed Eben. Cinque anni più tardi le cose sono un po’ cambiate, ma adesso abbiamo appena finito di registrare un nuovo album. Il nome è venuto così…io sono d’origini italiane, quindi …

- Voi siete di Chicago, la patria del post-rock. Vi sentite molto legati a questo fenomeno e cosa ne pensate?
Joseph: Chicago è grandiosa, ci sono tante persone che fanno tante cose. Non è mai stato difficile incontrare persone con le quali volevo lavorare. Sicuramente non parlerei di post-rock. Sì, mi piacciono i Tortoise e tanti altri, ma noi cerchiamo di fare ciò che facciamo senza il bisogno di doverci collocare in una precisa categoria.
Lindsay: Chicago ha sempre avuto una lunga tradizione musicale. Mi sento più legata a questa che non al post rock.

- Anche se “Music Of A Sinking Occasion” è un disco meraviglioso, credo che In The Afternoon sia il vostro capolavoro: un’opera matura ed equilibrata. Durante la realizzazione di quest’album c’è stato un approccio diverso?
Joseph: Sì, era molto diverso e noi avevamo più esperienza, sia nella registrazione, sia nell’esecuzione, e questo ci ha aiutati molto. Vedo ancora tante cose che avrei voluto fare diversamente… ma adesso guardo avanti senza ritornare sui miei passi. Sono molto eccitato per il nuovo disco che abbiamo completato.
Lindsay: Quando abbiamo registrato Music Of a Sinking Occasion eravamo molto più ingenui, per questo sarà sempre speciale per noi. Sono d’accordo con Joe nell’attendere con ansia il prossimo.

- La vostra musica è poesia. Quali sono le vostre influenze musicali e letterarie?
Joseph: Grazie, è davvero un bel complimento… È difficile dirlo. Mi piace provare tutto…
Lindsay: Sono varie. Ascolto tutti i generi musicali, dai classici al R&B, dal pop al country. Mi piacciono i cantanti del vecchio folk e quelli blues. Stessa cosa per la lettura: dalla “non-fiction”, come i libri sul genoma umano, ai classici americani come Steinbeck, fino ai romanzi contemporanei giapponesi. Adoro tutto ciò che è “brillante” ai miei occhi!

- Cosa state progettando per il prossimo futuro?
Joseph: Come ho detto abbiamo appena finito un nuovo disco, del quale siamo molto contenti. La band è formata da Lindsay, me e dei musicisti che si alternano. Eben partecipa ancora, mentre Ken non è più con il gruppo.
Lindsay: Ultimato il nuovo album, fare alcune esibizioni con i Telefon Tel Aviv, avere un bambino, realizzare una breve registrazione da solista e andare in tour con L’Altra.

- Avete attività artistiche parallele?
Joseph: Sto componendo la colonna sonora di un film e sto lavorando per una mostra di mie fotografie per la primavera del 2004 a Chicago. Lindsay ha lavorato invece per un disco come solista (il riferimento è alla partecipazione di Lindsay all’ultimo lavoro dei Telefon Tel Aviv, ndr.).

- Quando verrete in Italia...?
Joseph: Spero presto, amiamo suonare in Italia e abbiamo alcuni amici che vorremmo rivedere.
Lindsay: Spero presto anch’io, qui fa un freddo terribile!

Copertina: L’ALTRA - S.t. (EP, Aesthetics, 1999)
01 Colding Fields
02 Until Sun
03 String Theory

S.t. (EP, Aesthetics, 1999)

di © 2004 Luca D’Ambrosio

I tre brani che formano questo mini cd furono registrati tra settembre del 1998 e marzo del 1999, quando nella band appariva anche Marc Hellner dei Pulseprogramming.
Tre composizioni diverse l’una dall’altra, ma ugualmente intense e cariche di pathos, qualcosa in più delle solite e reiteranti euritmie post-chicago. L’Ep si apre con la chitarra (elettrica-pulita) di Joseph Costa e una splendida armonica dalle mitezze cinematiche, in cui si erge, lentamente e con estrema grazia, la voce incantevole di Lindsay Anderson (Colding Fields). Subito dopo c’è il canto schivo ed esitante di Joseph, accompagnato dagli effetti acustici di una chitarra e da un leggerissimo e soffice tappeto elettronico (Until Sun). Chiude il cerchio String Theory: un’intricata ballata pianistica a due voci (Lindsay & Joseph), piacevolmente infranta dalla ritmica sobbalzante e sincopata di Ken Dyber (basso) ed Eben English (batteria). Un ascolto più che gradevole. (6.5/10)

Copertina: Music of a Sinking Occasion (Aesthetics, 2000)
01 Music of a Sinking Occasion
02 Little Chair
03 Room Becomes Thick
04 Slow as Cake
05 Motorme
06 Lips Move on Top of Quiet
07 Handwashing for Good Health
08 Say Wrong
09 Movement
10 Music of a Sinking Occasion. Final

Music of a Sinking Occasion (Aesthetics, 2000)

di © 2004 Luca D’Ambrosio

È il primo long playing della formazione nord-americana, ma anche il primo “quasi capolavoro”. Perché quasi? Perché Music Of a Sinking Occasion, pur essendo un album immenso - capace di risucchiare l’ascoltatore in un vortice di melodia e ritmo: ai confini impalpabili della canzone d’autore, della ricercatezza, del jazz, dell’elettronica e della musica classica -, manca di quel quid necessario a rendere un’opera più che imprescindibile, o meglio, vitale. Insomma: troppe belle idee messe insieme, che alla fine non riescono a consegnarci un risultato adeguato alle attese.
In ogni modo, il lavoro è degno di nota. Un viaggio in cui si alternano soavemente le voci di Lindsay e Joseph, tra elaborazioni melodiche e lentezze tipiche del post-rock, rese ancor più accattivanti dalla collaborazione di Rob Mazurek degli Isotope217, il Chicago Underground Duo, Marc Hellner dei Pulseprogramming e Mike Lust dei Lustre King.
Tra i brani che non lasciano alcuna perplessità, da citare Room Becomes Thick, Lips Move On Top Of Quiet, Say Wrong e Movement. Un numero sufficiente per consigliare quest'album senza remore. (7.5/10)

 

Copertina: IIn The Afternoon (Aesthetics, 2002)
01. Soft Connection
02. Certainty
03. Black Arrow
04. A Delicate Flower
05. Traffic
06. Ways Out
07. Moth in Rain
08. Broken Mouths
09. Afternoon Music
10. Goodbye Music

In The Afternoon (Aesthetics, 2002)

di © 2002 Maurizio Marino

C'è una luce particolare nel pomeriggio. È una sensazione indicibile a parole, che un attimo prima del tramonto assale come una piccola vertigine e celebra il funerale dell'ennesimo giorno che muore. In the Afternoon, seconda, magistrale prova d'autore dei chicagoani L'Altra, riesce a cogliere alla perfezione quel singolo istante così sfuggente, ma al tempo stesso così reale, e lo traduce in musica con una grazia che commuove.
Ancor più sognante e sospesa dell'esordio, intitolato Music of a Sinking Occasion, quest'opera seconda stupisce e incanta dal primo all'ultimo dei dieci episodi. Pur non rinunciando all'essenza dolcemente jazzata che emanava da molte delle tracce del primo album, In the Afternoon vira verso territori ora cameristici ora folkeggianti, e avvalendosi della presenza di alcuni dei più validi esponenti della scena neoclassica americana (Charles Kim del Sinister Luck Ensemble alla pedal steel, l'eccellente violoncellista Fred Lonberg-Holm, Joe Grimm dei 33.3 alla tromba), dipinge un paesaggio dai contorni sfumati ed evocativi, che si colora di cromatismi classicheggianti dall'eleganza leggiadra e soffusamente retrò.
E se a tratti le rarefazioni acustiche alternate alle vocals impregnate di malinconia di Joseph Costa e Lindsay Anderson sembrano ricreare le ambientazioni dream-pop care ai Cocteau Twins (Soft Connection, Traffic), è in brani quali Certainty, Afternoon Sun e Goodbye Music che possiamo appurare l'ormai raggiunta personalità compositiva di una formazione capace di vergare il pentagramma direttamente con le proprie emozioni più intime, senza per questo rinunciare ad una forma sonora ricercata ed elegante.
Ancora un piccolo capolavoro di pop “da camera”, dunque, e ancora una dimostrazione di come la scena post-rock americana (in particolare di Chicago) sugli scudi fino a qualche anno fa stia progressivamente lasciando il posto, con una clamorosa “riconversione industriale”, a un recupero della tradizione e della melodia.
E se Camoufleur dei Gastr Del Sol è stato per certi aspetti lo spartiacque, appare ormai evidente come i 90 Day Men, le band della Truckstop/Atavistic e i L'Altra rappresentino le avanguardie di una corrente neotradizionalista che non è più solo una prospettiva ma un'innegabile realtà. (7.5/10)

Copertina: Ouletta (Single, Aesthetics, 2002)
01. Ouletta – 4:18
02. Ouletta – 4:18

Ouletta (Single, Aesthetics, 2002)

di © 2004 Luca D’Ambrosio

Registrato nelle stesse session di In The Afternoon, Ouletta (titolo scaturito dalla mente di Ken Dyber) è uno squisito 45 giri realizzato a più riprese da Lindsay, Ken, Joseph (che incide chitarra e voci in Cile) e l'oramai consueto contributo di Marc Hellner.
Il risultato finale è rappresentato da due canzoni separate e distinte, della stessa durata e con lo stesso nome. Il primo brano poggia su una melodia dalle atmosfere rarefatte e dal ritmo immateriale, sospinto da un canto spirituale a due voci. La seconda composizione presenta, invece, un mood spigoloso e una ritmica più consistente. Il disco è stato stampato in sole mille copie.
(6.5/10)

Copertina: Bring On Happiness (Ep, Hefty Records 2004)
01. Bring On Happiness
02. Soft Collapse
03. Bring On Happiness (Slicker Remix)

Bring On Happiness (Ep, Hefty Records 2004)

di © 2005 Luca D’Ambrosio

Non era affatto uno scherzo. Come annunciato nell’intervista d’inizio 2004, Joseph Costa & Lindsay Anderson abbandonano l’Aestetichs di Ken Dyber (ex L’Altra) ed entrano a far parte del roster dell’Hefty Records di John Hughes (aka Slicker). Il primo passo con la nuova etichetta discografica s’intitola Bring On Happiness, un appagante singolo che tesse elettronica d’autore e pop da camera e precede l’uscita di Different Days (gennaio 2005), terzo full-lenght della formazione chicagoana.
Tre le tracce contenute nel mini lavoro: la caliginosa e malinconica title-track con effetti à la Portishead; l’esclusiva Soft Collapse (prodotta da Joshua Eustis dei TTA e Mark Hellner dei Pulseprogramming) che ricalca certe atmosfere di Map of What is Effortless dei Telefon Tel Aviv, dei quali Lindsay è ospite (per l’occasione tornate a tendere l’orecchio a Bubble and Spike e What Is Was Will Never Again) e il remix a opera di Slicker di Bring On Happiness, allettante ma non troppo.
Ad ascolto ultimato, viene da chiedersi: dopo essere stati artefici di un capolavoro d’avanguardia e neo-tradizione come In The Afternoon (2002), L’Altra saranno in grado di rigenerarsi attraverso nuove forme d’espressione musicali? Troppo poco questo singolo per dirlo, anche se si percepisce un  - impersonale - cambiamento di rotta.
(6.5/10)

Copertina: Different Days (Hefty Records / Wide, 2005)
01 - Sleepless Night
02 - It Follows Me Around
03 - Better Than Bleeding
04 - Bring On Happiness
05 - So Surprise
06 - Mail Bomb
07 - There Is No
08 - Different Days
09 - Morning Disaster
10 - A Day Between

Different Days (Hefty Records / Wide, 2005)

di © 2005 Luca D’Ambrosio

Le perplessità e le apprensioni suscitate dallo scorso Bring On Happiness sono purtroppo destinate a prendere il sopravvento con l’uscita di questa terza prova di Lindsay Anderson & Joseph Costa. Different Days – primo lavoro su lunga distanza pubblicato per l’Hefty Records di John Hughes (aka Slicker) - è difatti un album che convince a metà, dando l’impressione di ostentare un cambiamento di direzione piuttosto forzato, poco incline alla reale natura del combo chicagoano. Sensazioni che affiorano ascoltando Sleepless Night e There Is No, brani permeati da melodie anestetiche, elettroniche capziose e parti cantate (quelle di Lindsay) approssimative e simil-Bjork. Seguono più o meno la stessa traiettoria Bring On Happiness, già presente nel precedente Ep, e la title-track, che si perde in glitchosi e pleonastici riempitivi, frutto di un ricercatezza fin troppo intenzionale e poco radicata. Spiragli di piacere possono essere ravvisati tuttavia nelle destrutturazioni à la Telefon Tel Aviv di A Day Between e Morning Disaster (non a caso il produttore dell’album è proprio Joshua Eustis dei TTA). Suscitano invece particolare entusiasmo le acustiche e i refrain di So Surprise, gli ambienti post-progressive di Mail Bomb e le arie da camera di It Follows Me Around, decisamente il passaggio migliore di un lavoro che tutto sommato piace, ma non buca.
Se ci è consentito, preferiamo i L’Altra nelle dimensioni incantevoli di Music of a Sinking Occasion (2000) e in quelle sublimi di In The Afternoon (2002), quando a dar man forte c’era Ken Dyber e la sua Aesthetics . Questi per la formazione americana sono davvero giorni diversi!
(6,6/10)