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Fenneszdi
Edoardo Bridda, Michele Casella, Martino Lorusso e Gianni Avella
Da Vienna a Parigi. Dal Glitch a suoni levigati e orchestrali. Dal guitar box ai moderni software digitali. Un viaggio nella mente e nella musica di Christian Fennesz: l'uomo chiave della musica elettronica contemporanea. Lo special comprende: una introduzione, una biografia minima, una lunga intervista esclusiva e le recensioni degli album e dei singoli. Maree digitali…di Edoardo Bridda
Vive a una decina di chilometri da Vienna, in un piccolo villaggio raccolto
sulle rive del lago di Neusiedl dove le nervose ondulazioni montuose si stemperano
in splendide vallate pianeggianti che si infuocano al tramonto schiudendo
orizzonti imperturbabili. Glitch o non glitch: Fennesz e Sylviandi Edoardo Bridda
Gli ultimi tre anni della vita di Fennesz rappresentano un periodo di particolare interesse, sia per osservare da vicino gli spostamenti di un mostro sacro come Sylvian verso inesplorati terreni elettronico-digitali, sia per documentare una mutazione all'interno di quest'ultimi, dove il glitch sembra lasciare il posto a sperimentazioni più acustiche e dove la parola ritorna a popolare ambienti che l'avevano esclusa o semplicemente non contemplata. In seguito al clamore di critica e ai plausi del pubblico, Fennesz,
molto attivo in più fronti, attenderà un paio d'anni
prima iniziare a lavorare al successore di Endless Summer. È un
periodo cruciale per il musicista: numerosi accadimenti lo attraversano
e numerose sono le pubblicazioni a vario titolo. Intervista a Christian Fenneszdi Edoardo Bridda
Intervista face to face. Bologna, 17/04/04 - Che stai facendo in questo periodo? Quali sono stati i tuoi spostamenti
in questi giorni? - Quest'estate sarai in tour? Ci sarà David Sylvian con te? - Hai iniziato come chitarrista o come chitarrista/manipolatore di sistemi? - Ai tempi dei tuoi primi lavori non usavi un computer quindi… - Che ne pensi dell'analogico e del digitale: sono due mondi compatibili tra di loro? Con quale ti senti più a tuo agio? Ho bisogno di entrambe le tecnologie. Se è solo digitale, certo funziona tutto, però l'analogico possiede un fascino particolare. Mi piace la combinazione di digitale e analogico: uso vecchi compressori e equalizzatori degli anni '60. Per esempio uso dei vecchi microfoni Simens/Telefunken, li utilizzavano anche i Beatles, e il loro suono è divino! (per maggiori info su queste apprecchiature: http://adsr.shop.free.fr/infotelefunken.html) - Utilizzi anche synth analogici tipo il moog? No, non uso sintetizzatori di quel tipo; sul Mac è quasi tutto digitale. Uso software di sampling, la chitarra e i compressori che ti dicevo. Sì, uso software per synth (gli emulatori ndr.), ma risuono il tutto attraverso i compressori perché con quest’ultimi si ottiene musica molto differente. Sai com’è, l'emulazione non è mai perfetta. Comunque mi piacerebbe molto avere un synth moog, adorerei averne uno di quelli nuovi, costa 5000 o 6000 euro mi pare. - In che rapporto stanno analogico/poche possibilità e digitale/infinite possibilità? È un problema avere a disposizione così tante possibilità da non poterle più contare… diventa noioso per chi compone. Il mio slogan è portare la tecnologia ai suoi limiti. Ecco perché utilizzo sempre gli stessi apparecchi: li conosco a menadito e ho dimestichezza con tutti i plug-in. - I Kraftwerk si vantavano di conoscere tutte le macchine analogiche del periodo e di sapere tutti i trucchi per sfruttarle al meglio… Certo, il bello di quell'epoca era che, a fronte di poche scelte possibili,
finivi per sfruttarle al meglio. Anche la tecnica glitch va in questa direzione:
si basa su dei trucchi e spesso questi stratagemmi riguardano il mandare
in tilt la macchina. Ti racconto un aneddoto curioso: ai tempi di Hotel Paral.lel
avevo trovato il modo di mandare in crash il mio sampler, l’avevo “rotto” e
emetteva dei suoni veramente assurdi. Tecnicamente non riusciva a trovare
i dati salvati in memoria per cui emetteva queste bizzarrie, i glitch appunto.
Questo è, a mio avviso, uno dei modi di portare una macchina ai suoi
limiti, ma non è il solo. In seguito ho trovato il modo di mandare
la macchina in crash con dei settaggi particolari, il che significa che partendo
da configurazioni differenti si ottenevano rotture difformi e quindi molteplici
effetti glitch. - Parlando di queste tecniche mi è venuto in mente il lavoro di Oval, che è stato un punto di riferimento per la nu elettronica negli anni novanta. Visto che i suoi primi lavori sono antecedenti ai tuoi, possiamo accreditarlo una delle tue influenze? No, in quanto non lo conosco quasi per niente. Il fatto è, secondo me, che utilizzavamo gli stessi apparecchi, eravamo parte di una stessa generazione. Per conto mio, anche se magari l’ascoltatore non se ne rende conto, le mie influenze sono più legate ai Beach Boys e Brian Eno… - Il suono elettronico stimola molto ragionamenti estetici e filosofici.
Fripp per esempio aveva giustificato in modo molto puntuale i suoi frippertronics… - Possiedi un immaginario legato alla musica che fai? Trai mai ispirazione da qualcosa di visivo quando componi? Quando registrai Endless Summer avevo molti ricordi nitidi nella mia mente, riguardavano la mia infanzia e i suoi ambienti quali laghi, sabbia ecc… Immagini che sono più sfocate in Venice, che cattura landscape più astratti. - Dicono che hai vissuto a Venezia per trovare ispirazioni per le nuove tracce… Beh, non ci sono proprio andato a vivere… sono stato lì l'estate scorsa per un paio di settimane dove ho anche incontrato alcuni artisti. Tuttavia ho portato a casa un paio di brani, anche se di fatto il mio soggiorno veneziano è consistito in lunghe passeggiate durante le quali ho effettuato alcune registrazioni sonore veramente lo-fi (utilizzando la mia fotocamera). Il grosso dell'album è stato registrato e prodotto tra Vienna, dove si è svolto il lavoro maggiore, e Parigi, dove vivo. - Personalmente credo che Venice, soprattutto per l’uso massiccio di droni di chitarra, mai così identificabili come in questa occasione, risenta molto del sound che è stato il portabandiera dell'etichetta Kranky, cosa ne pensi? Che ti posso dire, l'ho sentita nominare, ma non conosco quasi per nulla quella realtà. Forse sì, potrebbe suonare in quel modo, ma non è stata un'influenza. Ho deciso di fare un album in cui la chitarra doveva ricoprire un ruolo preponderante, non so, avevo nostalgia di un passato dove suonavo la chitarra in un gruppo (forse Fennesz si riferisce ai Maische, la formazione in cui il musicista era inserito a cavallo tra gli ottanta e i novanta ndr.) - Parliamo un po' della tua collaborazione con David Sylvian… È cominciata così: quando stavo programmando il nuovo lavoro ho pensato che avrei voluto avere Sylvian con me almeno in una traccia e così ho chiesto alla mia etichetta di contattare il suo management. È stato lui stesso a rispondermi attraverso una email dove sostanzialmente si dichiarava favorevole alla cosa, a patto che io facessi lo stesso per lui (ride ndr.). Fui entusiasta di lavorare a una traccia di Blemish, Fire in The Forest, anche se il lavoro si è svolto in modo completamente virtuale. Ci siamo conosciuti dal vivo soltanto in un secondo momento a Parigi in occasione di una data live di David, e sempre in quei giorni gli ho fornito la demo di Transit, base che lui ha musicato una volta finito il tour. Siamo in contatto costante da quel giorno e stiamo anche progettando un nuovo album assieme. Sono molto felice di questo: ho sempre voluto fare un album con un vocalist e lui è uno dei migliori in circolazione. - La storia di Blemish è curiosa, quell'album sembra massicciamente influenzato dal tuo stile… Sylvian mi ha chiesto molti consigli per quanto riguarda la parte elettronica del suo lavoro, tanto che alla fine si è completamente lasciato andare. Ha un laptop, il software più all'avanguardia (Max) e ora è dentro a questa musica più di me! Ha la mente incredibilmente aperta, e penso che il prossimo lavoro, che si baserà anch'esso su suoni trattati di chitarra, sarà un’esperienza eccitante. - Conosci i Matmos? Cosa ne pensi del loro approccio, ascolteremo mai un
Fennesz ironico? - Andiamo indietro a Hotel Paral.lel. Qual'era lo scopo ultimo dell'album,
quali i landscapes che volevi dipingere? - Vuoi forse dire che il glitch ha finito il suo corso? - A proposito di cinema, hai lavorato in passato per delle colonne sonore,
sei soddisfatto di quei lavori? - Ti interessa anche l'arte multimediale… - Kid 606 ha dichiarato di aver composto un album in una notte… - Similarmente a Endless Summer, anche in questa occasione hai ascoltato
vecchi dischi per trarre ispirazione? - Come sarà lo show al link questa sera? - Cosa ne pensi di chi scarica la tua musica? - Leggi le critiche musciali? ¹ Doug Aitken, artista californiano attualmente residente a Los Angeles, ha arricchito la video arte con un'espansione decisiva dello spazio visuale. L'artista installa schermi multipli come differenti parti di un unico lavoro e il risultato è una scultura nello spazio disegnata assieme alle immagini proiettate. Le superfici urbane dove Aitken ambienta le sue "non storie" sono caratterizzate da colori forti e da tecniche di dissolvenza, sovrapposizioni e spostamenti veloci, backgrounds per cronache di desolazione e isolamento, spazi che hanno perso la loro funzione sociale nei quali ogni comunicazione sembra impossibile (testo estratto e tradotto da Media Connection http://www.postmedia.net/mctxt.htm) |
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01. Shinjuku Baby Pt. 1
02. Steam Powered Oscillation 03. Horst & Snail Mit Markus 04. Gurtel Eins 05. Escape From Hamberg 06. Shinjuku Baby Pt. 2 07. Gurtel Zwei 08. Fenn O'berg Theme |
Magic Sound Of Fenn O' Berg (Mego, 1999)di Martino Lorusso
Le star di casa Mego si riuniscono per dare vita a un lavoro
a sei mani che vede Jim O’Rourke, Christian Fennesz e
Peter Rehberg a manipolare chitarre & sample
con i loro powerbook. Quel che viene fuori dal talento riunito
dei tre artisti è un’opera dalle fattezze astratte,
assolutamente non lineare, ricca di spunti interessanti ma che
lascia poco spazio a un ascolto disimpegnato. |
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Plus forty seven degrees 56' 37" minus sixteen degrees 51' 08" (Touch, maggio 1999)di Gianni Avella e Edoardo Bridda
Dopo pochi mesi da The Magic Sound Of Fenno’Berg,
Fennesz traghetta presso la Touch di John Wozencroft dove pubblica
il successore ufficiale dell’acclamato Hotel
Paral lel, divenuto nel frattempo pietra d’angolo
della scena Glitch. |