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The Fall

di Antonio Puglia

 

 

 

 

  • Green Eyed Loco-Man
  • Mountain Energei
  • Theme From Sparta F.C.
  • Contraflow
  • Last Commands Of Xyralothep via M.E.S.
  • Open The Boxoctosis #2
  • Janet, Johnny + James
  • The Past #2
  • Loop41 ` Houston
  • Mike's Love Xexagon
  • Proteinprotection
  • Recovery Kit

The Real New Fall Lp Formerly Country On The Click (Action Records, 2003)

di Antonio Puglia

Il leak in rete svariati mesi prima della pubblicazione prevista è ormai storia di tutti i giorni; emblematico lo scorso anno il caso di Hail to the thief dei Radiohead, che costrinse la band ad un frettoloso e parziale rimaneggiamento dell’opera pur di restituirne la verginità perduta (curioso come, in modo beffardo, il titolo del disco si sia rivoltato contro i suoi autori). Che accade se ad essere coinvolto in una cosa del genere è Mark E. Smith, da quasi 27 anni figura di culto dell’underground inglese a capo di quella combriccola sgangherata di musicisti chiamata The Fall? Semplice: dopo opportuni accorgimenti, remixaggi e cambi di tracklist, si reintitola il disco trafugato The Real New Fall Lp Formerly “Country on the Click”. Dedito come d’abitudine a rivoltare eccentricamente gli stilemi del rock and roll (qualcuno potrebbe ancora chiamare new wave quest’operazione?) secondo i dettami dell’etica del loro ineffabile leader, il leggendario gruppo mancuniano giunge alla ventiduesima fatica in studio (non contando live, Eps e compilations, che raddoppiano, se non triplicano il numero) dopo The Unutterable del 2000. Dopo innumerevoli cambi di stile e di formazione è forse il caso di chiedersi: siamo ancora al cospetto di quell’ensemble geniale che più di venti anni or sono sconvolse la scena indie con schegge impazzite come Dragnet (1979), Grotesque (1980), Hex Henduction Hour (1982), This Nation’s saving Grace (1985)? La risposta è: no. E sì.
No, perché il linguaggio musicale, insieme ai mezzi di espressione, si è evoluto rispetto ai tempi della golden age dell’ondata post punk britannica. Sì, perché Smith e soci continuano imperterriti a decostruire questo linguaggio, sconvolgendone sintassi e morfologia in un gioco sardonico, cinico e beffardo, proprio come ai vecchi tempi. Insomma, i Fall sono sempre loro, anche se la musica è cambiata e il calendario segna il 2004 (il disco è in realtà uscito sullo scorcio del 2003, e registrato anche prima, ma poco importa).
Ma il bello è che, al di là dell’aura mitologica che circonda i soggetti, The Real New Fall Lp è anche un disco di tutto rispetto: basti ascoltare l’inizio techno rock di Green Eyed Loco-Man (degna dei New Order più recenti), semplicemente strepitoso; tra incursioni nei propri gloriosi trascorsi (Mountain Energei, Last Commands Of Xyralothep via M.E.S e The Past #2, punk psichedelico e delirante che non avrebbe sfigurato su un classico disco Fall) e dovuti omaggi a maestri come
Iggy Pop (il garage Open the Boxoctsosis 2 e la classica ballata Janet, Johnny + James), Jonathan Richman (il divertissement Loop41 `Houston) e Velvet Underground (i vortici di Mike's Love Xexagon), spiccano l’inno da stadio in salsa wave-indie Theme From Sparta F.C., tribale proprio come dev’essere, e Contraflow, adrenalina pura tra collisioni chitarristiche e saliscendi di basso; dulcis in fundo, due gioiellini come Proteinprotection, minacciosa e oscura, e il synth-club di Recovery kit, che riesce nella stupefacente impresa di renderci una versione trance dei Joy Division(!!!).
Su tutto questo piacevolissimo marasma sonoro, l’inconfondibile voce di Mark E. Smith: non un cantante come altri, anzi, per certi versi nemmeno un cantante; è il suo blaterare incessante e sconnesso, in uno sgradevolissimo accentaccio inglese, rigurgito punk e intellettuale insieme che, più di ogni altro elemento, caratterizza da sempre la musica dei Fall, la rende aliena, ma allo stesso tempo così riconoscibile e irresistibile che ancor oggi non può fare a meno di piacerci. (7.0/10)

  • All Clasp Hands
  • Blindness
  • What About Us?
  • I'm Ronney The Oney
  • Green-Eyed Snorkel
  • Mod Mock Goth
  • Wrong Place
  • Sparta Fc No:3
  • Mere Pseud Mag Ed
  • Spoilt Victorian Childe
  • Boxctosis Alarum

Interim (Hip Priest/Voiceprint, 2004)

di Antonio Puglia

A Mark E. Smith e i suoi Fall non piace stare lontani dal catalogo delle nuove uscite per più di qualche mese e quindi, senza neanche darci il tempo di riprenderci dall’ottimo Real New Fall Lp - uscito appena un anno fa – ci viene propinato questo Interim – Rehearsals + Live Aug.Sept. ‘04. Come ben si può intuire dal titolo (“fall interim” in inglese indica il periodo di riposo tra l’estate e l’autunno, ovvero quello in cui l'album è stato realizzato), questo è dischetto “interinale”, una raccolta pubblicata per prendere tempo tra un Lp e l'altro. Se è pur vero che la band mancuniana non ha mai rinunciato a questa pratica (da più di venti anni la prassi è di almeno uno/due album l'anno, e quasi mai tutti di interi inediti), stavolta l’ineffabile Smith, col pretesto di testare l’ennesima nuova formazione, ha assemblato poco più di quaranta minuti tra prove e registrazioni dal vivo; considerando che la maggior parte del materiale proposto è già edito o reperibile in versioni migliori, il piatto piange.

Nello specifico, l’interesse si restringe a tre nuovi brani già eseguiti nel corso dell’ultima - in senso assoluto, purtroppo - Peel Session del 12 Agosto scorso, All Clasp Hands (classico boogie di marca Fall), Blindness (guidata da un basso ossessivo) e What About Us? (rock in 4/4 dal contagioso groove di chitarre), tutti in versioni inferiori rispetto allo show radiofonico, più tre inediti (presumibilmente in fase di lavorazione), I'm Ronney The Oney (barbaramente tagliata dopo appena un minuto e mezzo), Mod Mock Goth e Mere Pseud Mag Ed; il resto del programma consta di tre versioni live di episodi da Real New Fall Ep (i cui titoli vengono adeguatamente storpiati secondo la tradizione anarchica del gruppo: Green-Eyed Snorkel, Sparta Fc No.3, Boxctosis Alarum) e di un paio di reperti dal catalogo storico (Wrong Place da I am Kurious Oranj, 1988 e Spoilt Victorian Childe da This Nation’s Saving Grace, 1985).

Un discorso a parte va fatto per la qualità sonora, a dir poco amatoriale: sono frequenti gli sbalzi di volume, il bilanciamento dei suoni è praticamente assente, un paio di brani sono il risultato di due take incollate tra loro alla bell’e meglio; in contrasto con la produzione accurata dell’ultimo disco, si potrebbe anche pensare ad un ritorno alle sonorità grezze e dirette dei Fall dei vecchi tempi, ma è davvero troppo poco per giudicare se si tratti di precisa scelta estetica o di semplice, autoindulgente trascuratezza.
Lavoro assolutamente prescindibile, Interim va preso per quello che è, ovvero l'ennesima oddity di MES; può tuttavia essere un piacevole – e bizzarro – diversivo in attesa di un “vero” disco dei Fall. Solo se siete fan, s’intende. (6.3/10)

  • Over Over
  • Reformation
  • Fall Sound
  • White Line Fever
  • Insult Song
  • My Door Is Never
  • Coach And Horses
  • Usher
  • Wright Stuff
  • Scenario
  • Das Boat
  • Bad Stuff
  • Systematic Abuse

Reformation Post TLC (Narnack / Sanctuary, 5 febbraio 2007)

di Antonio Puglia

All’incirca ogni due anni – ma a volte anche molto meno, se non si tratta di album in studio -, ci troviamo alle prese con una nuova uscita a nome Fall. Tenere il conto è difficile, se non utopistico, così come evitare di ripetere sempre la solita solfa su Mark E. Smith, un signore che quest’anno raggiunge il traguardo di trent’anni di carriera (e cinquanta di età), segnati da una proverbiale iperproduttività e un’etica inossidabile, senza nessun compromesso. In linea col personaggio, niente autocelebrazioni, piuttosto l’ennesimo disco di inediti e l’ennesima line-up integralmente rinnovata, dopo essersi sbarazzato dei musicisti con cui aveva realizzato lo scorso – e sempre buono - Fall Heads Roll (2005).

Per l’ineffabile Smith, l’occasione di rinfrescare la storica attitudine e il suono Fall, qui riportato alla stessa crudezza, approssimazione e follia iconoclasta dei giorni d’oro a cavallo di fine ’70 inizio ’80, dopo il (relativo) addomesticamento delle prove più recenti. Basterebbe come prova l’inequivocabile risata che apre Over, Over!, ma anche l’emblematica Fall Sound (appunto: punk sposato al motorik kraut, nella migliore tradizione della band mancuniana), o gli sproloqui a ruota libera di Insult Song, o ancora i quasi dieci minuti di Das Boat, tributo.parodia dei Can ubriachi (d’altronde non era lui a cantare in tempi non sospetti I Am Damo Suzuki?)…

A seguire nei prossimi mesi un tour inglese, un’autobiografia, un side project su Domino insieme ai Mouse On Mars (Von Südenfed, in uscita a maggio con Tromatic Reflexxions ) e un’apparizione in una puntata dello show comico televisivo Ideals di Johnny Vegas, in cui vestirà i panni di Gesù Cristo (…). Happy Birthday, MES. (6.6/10)

  • Alton Towers
  • Wolf Kidult Man
  • 50 Year Old Man
  • I've Been Duped
  • Strange Town (The Groundhogs)
  • Taurig
  • Can Can Summer
  • Tommy Shooter
  • Latch Key Kid
  • Is This New
  • Senior Twilight Stock Replacer
  • Exploding Chimney

The Fall – Imperial Wax Solvent (Castle / Sanctuary, 28 aprile 2008)

di Antonio Puglia

I’m a 50 year old man, and I like it / I’m a 50 year old man, what can you do about it?”. Basterebbe citare questo verso (e la relativa fiumana sonora di 12 minuti a cui è associato), e la recensione potrebbe fermarsi qui. Per chi vuole continuare a leggere: l’ultima impresa di Mark E. Smith ce lo ripresenta vecchio, brutale, incazzatissimo e stronzo come non mai. Ovvero in quella stessa forma, inossidabile e tostissima, in cui lo abbiamo lasciato giusto poco fa – l’eco dei fasti dell’anno scorso, l’incredibile avventura electro-pop dei Von Sudenfed e il crudo, scuro e scorbutico post punk di Reformation Post TLC, risuona ancora.

Questo Imperial Wax Solvent, se possibile, fa ancora meglio: con lo zampino di Grant Showbiz – praticamente una garanzia: nel suo carnet ci sono Dragnet, Grotesque, SlatesEP, TheUnutterable -, si torna a quella varietà stilistica, amabilmente incoerente, che ha fatto grandi almeno il 50% dei dischi della band (del restante 50% ne è stata la rovina), in un felice e torbido ibrido fra sperimentazioni para-elettroniche e amatissima bassa fedeltà. Dall’apertura in stile Beefheart (mutato Beck)di Alton Towers, attraverso il riffaccio di Wolf Kidult Man, l’anthem pop punk di I’ve Been Duped (con la nuova moglie Elena Paolou al posto della Brix che fu), lo spoof stoogesiano di Strange Town, i pseudo Silver Apples di Taurig, fino ai watt lerci Exploding Chimney, non abbiamo nient’altro che il nuovo, ennesimo classico dei Fall. (7.1/10)