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Castanets

di AA.VV.
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Un folkster perduto nell'abisso

Raymond Raposa è cantore dolente, un folkster perduto nell’abisso, un’ombreggiatura scura che si erge lungo la luce di una notte particolarmente buia ed intrisa di pericolo. In The Vines, terza perlina della filiera Castanets, si ricongiunge simbioticamente con l’esordio del 2004, quel Cathedral scuro, gocciolante sangue.

  • Rain Will Come
  • This Is The Early Game
  • Westbound, Blue
  • Strong Animal
  • Sway
  • The Fields Crack
  • Three Months Paid
  • The Night Is When You Can Not See
  • Sounded Like a Train, Wasn't a Train
  • And The Swimming

In The Vines (Asthmatic Kitty / Wide, 23 ottobre 2007)

di Alessandro Grassi

First Light’s Freeze poi è stata la sperimentazione che usciva da un classicismo folk rock, per abbracciare un cantautorato sempre folk ma poggiato su strascinamenti rumoristi, su basi campionate e su frenesie quasi kraute, ma sempre con un occhio di riguardo verso le tenebre. Tenebre che tornano qui ossessive nel cadenzare doloroso dell’opening Rain Will Come, che va perdendosi in una coltre di rumore bianco, accecante come un nodo alla gola.

E mentre This Is The Early Game e Westbound, Blue sono due numeri folk senza infamia né lode, Strong Animal con le sue percussioni sinistre e le sue atmosfere caraccolanti ha il marchio di una grandeur emotiva che gioca a nascondino con fantasmi Black Heart Procession e Howe Gelb. Sway tocca il cuore come il primo Devendra Banhart, mentre Three Months Paid non strappa gli applausi che forse cercava e Sounded Like A Train, Wasn’t A Train ha dal suo un melodiare monocorde, stringato all’osso ma vincente.

Episodio interlocutorio dunque, con qualche apice regalato alle stelle e qualche riempitivo di troppo per essere un disco sopra la media, e proprio da quell’esordio di cui sembra così fratello non riesce a evincerne la verve e la profondità totale, che là era pregnante, e qui solo accennata. (6.1/10)