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Art Brut

di Edoardo Bridda

 

 

 

 

 

Art Brut. Backstage photo 2006

  • Formed a Band
  • My Little Brother
  • Emily Kane
  • Rusted Guns of Milan
  • Modern Art
  • Good Weekend
  • Bang Bang Rock and Roll
  • Fight
  • Moving to L.A.
  • Bad Weekend
  • Stand Down
  • 18,000 Lira

Bang Bang Rock and Roll (Fierce Panda, 30 maggio, 2005)

di Edoardo Bridda

Art Brut è un termine coniato dal pittore Jean Dubuffet per indicare le opere create senza precisa intenzione artistica ma reagendo ad un bisogno. Niente di più azzeccato per questa neoformata band londinese spinta dall’urgenza di rifondare il sound dei Fall: nella rincorsa agli idoli fine Settanta e inizi Ottanta non erano rimasti molti nomi disponibili e così, ladies e gentlemen, rieccoci ripiombati nei deliri logorroici, nelle prose/pose da slaker sottoproletario, e nel dialettaccio della - tutt’ora in pista - band mancuniana.

Eppure non parliamo del ritorno dei punk della provincia o di rivendicazioni della vera essenza punk, anche questa volta è l’art punk londinese mescolato allo sgangherarto - ma stiloso - fare dei Libertines a farla padrone, un mezzo efficace quanto basta per lasciar spazio alla personalità sovrana e debordante di Eddie Argos, un convintissimo emulo che alterna strofe in prima persona à la Ramones e ritornelli da comizio d’amore punk-rock, parlato svogliato à la Mike Skinner (Fit But You Know It) e sberleffi Blur (Parklife). Da queste premesse il singolino Emily Kane (puro chitarrismo Carl Barat, slaking dialettale londinesissimo), vien da sé: più che emul si potrebbe già parlare di emul dell’emul, eppure pur scimmie di Libertines, Strokes e compagnia bella, i quattro ragazzi di South London emergono dall’irritante revival se non altro per una ricerca di pose senz’altro spassose come accade nell’iniziale headbang Formed A Band (“Oneypie, I don’t know when it started, stop buying your albums from the supermarket!”), nella straziante ballad Rusted Guns Of Milan, (“Leave the light On / Leave the Light On Me / I know I can / I’m sorry / I’m so sorry / can I get you a cup of coffee?”); nel rock’n’roll a combustione rapida di Bang Bang Rock And Roll (“Met the sweetest girl, she sold me a pill / Tasted like shit and made me feel ill / Watch my body twist and jerk / I just wanna find a drug that works!) e nel boogie sottotono per sketch glam di Moving To L.A. (“When I get off that plane, the first thing I’m going to do is strip naked to the waist / And ride my Harley Davidson up and down sunset strip / Hmm, I might even get a tattoo… … drinking Hennessey with Morrissey”).

Di citazioni ce ne sono una buona varietà, abbastanza perché Mark E. Smith s’incazzi un po’, ma se non c’è spazio per convinzione e ideologie in un 2005 dove tutto si riduce all’urgenza di vestirsi in camicia e cravatta, di fare gli artistoidi, di sbandierare nichilismo e eccentrismo patinato, l’ascolto di un Bang Rock and Roll (che non passerebbe al vaglio del critico baffuto), rivela un lavoro certo più interessante ai madrelingua anglosassoni, ma comunque positivo. Non parliamo di genuinità, di verità, ma di semplice impatto, di capacità di sfilacciare un canovaccio senza varianti in brani sufficientemente diversi l’uno dall’altro, di condire con un vincente misto di umor e snobismo tipici londinesi una semiseria critica al rock giovanile di ogni tempo (“And yes, this is my singing voice, it’s not irony, it’s not rock and roll, we’re just talking, to the kids ... No more songs about sex and drugs and rock and roll, it’s booooring…. / I can’t stand the sound of the Velvet Underground the second time around.”).

Tutti elementi che soprattutto dal vivo - e ci riferiamo all'ottima performance al Primavera Sound - hanno reso gli Art Brut i migliori esordienti emuli del 2005, sicuramente una spanna sopra ai loro rivali Maximo Park. (6.8/10)

  • Pump Up the Volume
  • Direct Hit
  • St Pauli
  • People in Love
  • Late Sunday Evening
  • I Will Survive
  • Post Soothing Out
  • Blame it on the Trains
  • Sound of Summer
  • Nag Nag Nag Nag
  • Jealous Guy

Talking To The Kids DVD (Cargo / Goodfellas, 22 maggio 2007)
It’s A Bit Complicated (Mute / EMI, 19 giugno 2007)

di Edoardo Bridda

Facciamoci un ricamo: proprio come i King Kong nella Louisville del post-rock, gli Art Brut sono i giocolieri del revival post-punk (o emul rock) di questi anni virtual-citazionisti, e in mezzo a tanta serietà un saltimbanco di corte ci sta sempre bene, anzi, alle volte è capitato che proprio lui fosse il più umano e persino il più geniale. Dunque, al pari dei ragazzi zappiani d’oltreatlantico, la band del baffuto Eddie Argos ha condiviso un format di felici sketch nonché un certo cinismo per le pratiche del pop. Al contrario loro però, gli Art Brut sono stati anche un fenomeno. Per dire il portale Pitchfork ha votato Formed A Band come singolo dell’anno, Spin dice che sono la migliore live band del pianeta ecc. E sarà questo fare un po’ da Mark Smith da comizio applicato allo sberleffo del kid londinese, il fatto che Ed canta come se avesse perennemente 17 anni, quel suo posare stolto, forbito e deficiente (la memorabile rima Morrissey / Hennessey…). Sarà. Ma visto retrospettivamente Bang Bang Rock’n’Roll è stato un esordio con i fiocchi e naturalmente una bella anomalia-ortodossia tutta brit. E ci riferiamo a Emily Kane che oramai è un classico indie senza tempo, agli headbang punk-rock d’attacco come Formed In A Band, oppure My Little Brother. Testi e un tiro che sfido chiunque a non ricordare con un sorriso stampigliato in faccia. Certo, non dimentichiamo Rusted Guns Of Milan altro hit ed ennesima esilarante genialata argosiana (vi lascio scoprire da soli cosa sono queste pistole arrugginite di Milano). Tutte cose che s’imparano ascoltando i testi dopo aver ballato la musica, e si godono vedendo i ragazzi nel DVD Talking To The Kids (peraltro altra frase memorabile e miglior sintesi sfottò sociologico di sempre). Ok. bisogna parlare del nuovo disco ora, prima un veloce commento sul discorso video: “fans only” per la serie: meglio pagare il biglietto e andarseli a vederli live che guardare il buio concerto di Colonia in TV, quattro video streamabili da YouTube e un paio di anonimi show-case per televisioni tedesche.

E allora com’è questo sophomore? It’s a Bit Complicated è più coeso e meno punk, meno angular e più assoli USA, un album senza Kane e senza Guns con un Argos comunque al centro della scena dove non mancano alcune zampate niente male. Nell’ariosa opener Pump Up The Volume ad esempio c’è uno spassoso incontro a due, Argos e la tipa sono nudi (ma con le scarpe per via dell’altezza) ma lui s’accorge che lei non è troppo attenta alla musica, le risponde con un ritornello così “I know I shoudn’t, and It’s possibily wrong to break from your kiss to turn on a  pop song”. Azzeccata anche l’altra storiella d’amore e ordinario cinismo People In Love dove il cantante interpreta i pensieri di un kid che vuole risolvere i problemi di coppia a modo suo (“So pass me the wine, a cigarette too, we have about a week and a half to get through”). Altrove però, così castigati nell’arrangiamento, episodi come Direct Hit (seguito pop di Formed A Band) o I Will Survive (storia ordinaria di un cazzone che ha reso la sua vita un continuo di alcol e gente per casa) non funzionano, idem le scenette off di St Pauli (inedito presente anche nel DVD) che poteva essere un hit, o le forzature stilistiche di Sound of Summer.  

In sostanza, il guaio di It’s a Bit Complicated è quello di non fare bang. Quel misto di ruvido unito a quelle dozzine di strofe genialoidi…are possibly gone. (6.4/10)