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Andrea Belfi

di AA.VV.

 

 

 

 

 

Cover
  • Sandglass
  • ExtraEvil
  • Broken Shoes
  • Sleeping With ExtraEvil
  • Her Own Desert
  • Footprints

Between Neck & Stomach (Häpna / Risonanza Magnetica, 2006)

di Italo Rizzo

Andrea Belfi è già noto nel circuito underground italiano per essere il batterista dei Rosolina Mar, e più recentemente per il progetto Christa Pfangen, duo con Mattia Coletti. Questo è il suo primo album solista, inciso per la svedese Häpna, ed è una decisa conferma del suo talento e di quanto siano vivide le sue visioni. Cominciando dal suo strumento, la batteria, esplora gli anfratti più remoti del suo animo, invitandoci a fare lo stesso, tramite fisarmonica, field recordings, chitarre e voci; strumenti inseriti in un lavoro assai compatto. Between Neck & Stomach, infatti, nasce da una ricerca di quattro anni durante i quali Belfi ha composto dei brani con l’intento di far diventare uno spazio vitale, per la precisione un’intera casa, una creatura vivente facendo suonare gli oggetti di uso comune.

Da qui la cosa si è evoluta scegliendo di utilizzare una sola nota per ogni pezzo, attorno alla quale costruire un ambiente sonoro. E così ecco di fronte alle nostre orecchie sei lunghi brani nei quali affiorano gli ascolti (Gastr Del Sol), ma sopra ogni cosa gli aspetti più onirici della scrittura di Belfi, altrove molto più solido (si pensi ai Rosolina Mar) e qui frantumato e mutevole non solo nel drumming, ma anche nei passaggi chitarristici e nelle frequenti incursioni alla fisarmonica, che trasmette una sensazione da ferita aperta. Dall’incipit a passo marziale di Sandglass fino al raga desertico al ritmo di applausi(!) di Footprints, aiutato da musicisti affini negli intenti (i ¾ Had Been Eliminated al completo) e persino da una Big Band la Ritmo Sinfonica della Città di Verona), la musica si agita senza posa, dando luogo ad una particolare concezione dell’elettroacustica, molto folk, se così si può dire.

L’ascolto del disco nella sua interezza aiuta a ricomporre i frammenti di un mosaico variopinto, il ritratto di un artista poliedrico che, presumibilmente, ha molte sorprese in serbo. (7.0/10)

Cover
Cover
    Andrea Belfi
  • Parte Prima
  • Parte Seconda
  • Parte Terza
  • Parte Quarta
    7k Oaks
  • Church Of Neutral
  • Foxp2
  • Strategy Of Tension
  • Pi Too
  • The Invisible Tower

Andrea Belfi – Knots
7k Oaks – 7000 Oaks (Die Schachtel, maggio 2008)

di Stefano Pifferi

Die Schachtel vuol dire qualità. Pessime battute da reclame dei tempi andati a parte, il catalogo dell’etichetta laboratorio milanese cresce ogni giorno di più, arricchendosi di perle provenienti sia da un passato sperimentale dimenticato, sia da artisti e formazioni nuove e in perenne mutamento.

Al terzo album in splendida solitudine, Andrea Belfi, già dietro le pelli per Rosolina Mar, conferma la bontà del suo lavoro di ricerca sullo strumento e non solo. Knots ne evidenzia non solo le ottime capacità strumentali nel costruire poliritmie acustiche e soffusamente mantriche, ma anche il sapiente scavo nel suono. Arricchito, o meglio arrangiato da elettronica povera mai tanto evocativa e fondamentale nello sviluppo dei quattro movimenti dell’album. Ne esce un flusso di coscienza drummatico giocato sull’ipnosi catartica di drum-kit e cimbali con, sul fondo, l’aiuto mai invadente di una elettronica quasi dronata. I paesaggi evocati sono dunque quieti, minimali, sommessi ma anche intrinsecamente inquieti o lisergicamente a bassa battuta (degli ipotetici Kruder estatici?) come nella circolare Parte Quarta. Una pecca? La durata limitata. Non ci si può accontentare di una scarsa mezz’ora se si viaggia su questi livelli di eccellenza.

7k Oaks è jazz che si fa free e improvvisato; che si sfalda e si riaggrega, che medita su se stesso e si ripropone in forme nuove. In libera commistione con la contemporanea colta, con una sorta di concreta sui generis, forse anche con un minimalismo in divenire o magari con escursioni nell’elettroacustica. Ipotesi, nulla di più, dato lo spessore qualitativo che Alfred 23 Hart (sax, clarinetto, elettronica), Massimo Pupillo (basso) e i due Ossatura Luca Venitucci (piano) e Fabrizio Spera (batteria) mettono in campo per 7000 Oaks.

Una musica concentricamente afasica come lo splendido artwork, delizia per occhi e tatto. Cinque composizioni che iniziano urlando la propria presenza in contrappunti piano-sax (Church Of Neutral) fino a scivolare su se stesse (Foxp2), avvitandosi in una meditazione apparentemente statica (Strategy Of Tension) ma carica di suggestioni da concreta sfatta, elettroacustica autistica, improv degenere. Infine riesplodendo in una liberatoria ed isterica rissa new thing (Pi Too) ed una ossessivamente circolare The Invisible Tower: ansiosa, instabile, nevrotica. Il tutto pensato, elaborato, improvvisato in un afoso pomeriggio dell’agosto romano del 2007. Eccezionale.

Che due dischi dell’anno, almeno alla sua metà, appartengano al catalogo della stessa etichetta? (7.5/10)