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The Wombats

di AA.VV.
  • Tales of Girls, Boys and Marsupials
  • Kill the Director
  • Moving to New York
  • Lost in the Post
  • Party in a Forest (Where's Laura?)
  • School Uniforms
  • Here Comes the Anxiety
  • Let's Dance to Joy Division
  • Backfire at the Disco
  • Little Miss Pipedream
  • Dr. Suzanne Mattox PHD
  • Patricia the Stripper
  • My First Wedding

The Wombats – A Guide to Love, Loss and Desperation (14 th Floor / Audioglobe, 9 novembre 2007)

di Antonio Puglia

Ovviamente, in UK la fotocopiatrice non finisce mai il toner. Ovviamente, non ha più senso parlare di emul (sarebbe emul dell’emul dell’emul dell’emul, più del cubo); come definireste una band che mette insieme senza troppi complimenti Arctic Monkeys, Interpol (con una briciola di Killers)e chiama la sua maggiore hit Let’s Dance To Joy Division? Ovviamente, i Wombats da Liverpool – proprio come i cugini artici di Sheffield - sono anfetaminici, adrenalinici, tutt’altro che cinici, anzi acuti, irriverenti, e – ovviamente – divertenti (i testi diamine, i testi). Ovviamente, sono da tempo additati come la next big thing più big di tutte: due singoli andati fuori stampa in tempo record e NME che sbraita già dallo scorso aprile.

Ovviamente anche stavolta ci si può divertire e battere il piedino: Kill The Director, Backfire At The Disco sono lì pronte per il prossimo party under-20. Ovviamente, sotto la buccia luminescente e trendy-issima c’è anche della sostanza, soprattutto nelle beachboysiane parti a capella (sono o non sono reduci dal Paul McCartney’s Liverpool Institute of Performing Arts?). Ovviamente, il successo era già segnato prima del debutto (tutti gli sbarbatelli brufolosi del Regno hanno preventivamente mandato in palla server p2p e riempito i concerti). Ovviamente, (6.0/10). Ma giusto perché, come diceva l’alieno Ziggy, let all the children boogie.

Live: The Wombats - Circolo degli Artisti, Roma (10 aprile 2008)

di Paolo Bassotti

In Autunno i Wombats avevano già suonato a Roma, in un pub. A vederli, malgrado un biglietto di soli cinque euro, in compagnia del sottoscritto c’erano solo un pugno di stranieri e un’avanguardia di ragazzetti coi pantaloni stretti al polpaccio.

Passano pochi mesi e i Wombats, con un prezzo d’ingresso triplicato, riempiono il Circolo degli Artisti. Sotto al palco s’accalca una giovane folla pigiata e felice, che salta e canta e si spintona in allegria, accogliendo il gruppo di Liverpool come se davvero fosse qualcosa di più della solita band uguale a mille altre band di nuova musica vecchia.

Che cosa è successo nel frattempo? A radunare tanta gente, a far montare l’entusiasmo, ci hanno pensato un paio di azzeccati video che hanno sfiorato il mainstream e la forza di un album di debutto divertente e sincero.

Ci deve essere però qualcosa di più. Si pone una questione, che poi è la stessa che il megadirettoregalattico di SentireAscoltare mi scriveva in una mail di qualche giorno fa: i Wombats hanno o no qualcosa di speciale? La loro specialità è essere bravi a fare quel che fanno, il che equivale a dire che sono formidabili se ci si accontenta di poco. Qui si potrebbe aprire un lungo discorso su ciò che ci si potrebbe aspettare dal rock and roll nel 2008, ma torniamo al concerto, prima di deprimerci. I Wombats sono leggeri e ironici, mossi dall’urgenza tanto quanto dalla voglia di fare rumore. Sfruttano il calore del pubblico senza montarsi la testa.

Dispongono le hit nella scaletta con grande abilità. Kill the Director per far decollare il set, Let’s Dance to Joy Division per chiuderlo, prima di un paio di bis che culminano in una formidabile Backfire at the Disco.

Il momento chiave del concerto è l’inizio di Moving to New York, che vede il cantante Matthew “Murph” Murphy lasciare per un attimo la sua postazione defilata e occupare il centro del palco. Murph offre in dono il riff della canzone, lascia che il pubblico lo riconosca e lo accolga gridando, si gode come un pazzo il momento della condivisione, poi torna sulla Terra, a sudare e a suonare, a raccontare le sue storie di ragazzi, ragazze e marsupiali Va bene così. Non c’è niente di male.