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Wild Billy Childish

di Stefano Solventi

 

 

 

 

 

  • Joe Strummers Grave (album version)
  • Birthday Boy
  • Dandelion Clock
  • Date With Doug
  • Bugger The Buffs
  • You're So Unbelievably Generous
  • Walking Off The Map
  • Snack Crack
  • Combover Mod
  • We 4 Beatles Of Liverpool Are
  • Bottomless Pit
  • Unfold Me
  • Few Smart Men
  • Punk Rock At The British Legion Hall

Wild Billy Childish & Musicians Of The British Empire - Punk Rock At The British Legion Hall (Damaged Goods / Audioglobe, maggio 2007)

di Stefano Solventi

C'è un solo motivo per cui trovo raccomandabile l'ascolto di questo Punk Rock At The British Legion Hall, ed è: la verità. Un motivo importante, ne converrete. Perché questa energia veemente e sgraziata - fatta di vibrazioni scabre e splendide impurità, d'invettive aspre, beffarde e un po' disperate - è la testa d'ariete di chi considera chitarre, pelli, pianoforte e voce strumenti necessari a tenersi dritti sul mondo. Mestando nel torbido con spasmodica arguzia, con generosa mancanza di riguardo. Suonare con ferino istinto di autoconservazione e resistenza esistenziale è lo stesso che bere, mangiare, respirare. Quanto alle canzoni, si tratta perlopiù di camminare sul filo teso tra gli spasmi errebì dei sixties inglesi ed i relativi rimbombi garage, usando come bilanciere una indomita punk attitude.

Nello specifico, è tutto un riciclare i benemeriti riffi delle You Really Got Me e delle Psycho, Kinks e Troggs, Sonics e Small Faces, la flagranza selvatica da corpo scosso (Joe Strummer's Grave), i brividi pericolosi (Date With Doug), quella roba lì. Salvo poi giocare al nonno di Jon Spencer in guisa Fleetwood Mac (Bugger The Buffs), rigurgitando stilettate mod (We 4 Beatles Of Liverpool Are) ed eruzioni Stooges (A Few Smart Men, Snack Crack), per poi chiudere con una title track che stringe in un abbraccio solo Beatles, Clash e Cash. Dimenticavo: lui è Wild Billy Childhish, classe '60, misconosciuta leggenda del punk rock britannico, un repertorio sterminato di album a suo nome e in almeno sei formazioni diverse. Inoltre è pittore, poeta, romanziere. Un tipo pervicacemente fuori dal coro, per quanto platealmente adorato da calibri come Beck, Kurt Cobain, Graham Coxon e Brian Eno. Ogni tanto su di lui si accendono i riflettori, giusto per quel quarto d'ora. (6.6/10)

  • Santa Claus
  • Christmas Lights
  • Knick Knack Paddywack (Chuck It In The Bin)
  • Father Christmas Is Dressed In Green
  • A Poundland Christmas
  • A Quick One (Pete Townsend's Christmas)
  • Mistletoe
  • Dear Santa Claus
  • Comanche (Link Wray's Christmas)
  • Merry Christmas Fritz
  • Christmas Hell
  • Christmas 1979

Wild Billy Childish & The Musicians Of The British Empire - Christmas 1979 (Damaged Goods, 8 dicembre 2007)

di Stefano Solventi

E così, vista l'improvvisa gloria che ha bagnato il formidabile Wild Billy, quelli di Damaged Goods hanno pensato bene di affidargli il tradizionale compitino natalizio. Ma anziché il solito singolo, perché non un album tutto intero? Da uno come Childish puoi aspettarti di tutto, anche che risponda di sì. Ed ecco quindi un dodici tracce assieme ai musici dell'impero britannico, pezzi nuovi e pezzi tratti dal vasto repertorio, la consueta seriosità invasata ed il faceto selvaggio al servizio d'un garage ragliante, scabro, generoso. Che non si vergogna di scampanellare come un babbo natale psicopatico (Knick Knack, Paddy Wack), di elargire un siparietto circa i rimpianti Sonics (ad introdurre una impellente Santa Claus), di falcidiare disincanto e amarezza come un punkster affranto (la splendida title track), approfittando dell'occasione per omaggiare la spasmodica arguzia dei famigerati The Who, citati più o meno esplicitamente in Father Christmas Is Dressed In Green, parafrasati nella travolgente A Quick One (Pete Townsend's Christmas).

La differenza con gli analoghi prodotti in commercio sta tutta nella convinzione, una cosa che puoi avvertire sia in una turgida emulsione punk-blues (Christmas Hell) che di un siparietto goliardico (Dear Santa Claus). Lo capisci insomma che questi la passione se la portano a letto, non è roba che se ne va dopo un paio di iacuzzi, è un bubbone nel cervello che non si ravvede e ti fa vedere il mondo a modo suo (7.2/10)

  • Have Mercy / Well Well
  • Troubled Mind
  • Strange Kind Of Happiness
  • John The Revelator
  • Till It Is Over
  • Hound Dog
  • ATV
  • Breakdown
  • Strood Lites
  • Dawn Said
  • Just 15
  • Punk Rock Ist Nicht Tot
  • What You Got
  • David Wise
  • Fire

Wild Billy Childish & The Buff Medways - The XFM Sessions (Damaged Goods, 8 gennaio 2008)

di Stefano Solventi

Per celebrare l'anno nuovo battendo il ferro caldo, la Damaged ha pensato bene di regalarci un'antologia delle sessioni - sia live che in studio - tenute da Childish coi Buff Medways per il programma Exposure della radio londinese XFM. La band, attiva dal 2000 al 2006, era anch'essa un trio basso-chitarra-batteria, più o meno identica l'impostazione stilistica, più ruvido l'impatto, ma insomma siamo sempre lì, su quello spasmo irriducibile e fiero di connotarsi formalmente e poeticamente ante-punk. Non a caso tra una non meno che travolgente Troubled Mind e una marziale Punk Rock Ist Nicht Tot, c'imbattiamo in una John The Revelator a cappella (pezzo di Leadbelly), in una Hound Dog che tira per la giacchetta lo zombie di Elvis e in una Fire che scozza d'amblé Hendrix e Pussy Galore. Se cercavate una grattugia genuina per lo stanco cervellino e l'esausto cuore, l'avete trovata. Ogni onore e lode a Wild Billy Childish. (7.0/10)