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Ulan Bator

di ©2003-2005 Maurizio Marino e Pasquale Boffoli
Non é la prima volta che intervisto Amaury Cambuzat, leader della band franco-italiana degli Ulan Bator. Quando uscì Nouvel Air, prodotto dall'ex Cocteau Twins Robin Guthrie, parlammo a lungo del disco (e della sua clamorosa ed incantevole incursione nel concetto-canzone), ma sconfinammo spontaneamente anche in altre tematiche: con Amaury é facile che succeda, é un uomo-artista estremamente cordiale, dall'apertura mentale prodigiosa. Stessa cosa é successa nell'intervista che segue, nella quale in un italiano amabilmente naif mi ha sviscerato i contenuti musicali-esistenziali di Rodeo Massacre, il loro recente lavoro.
Forse gli Ulan Bator non saranno più 'hype" come qualcuno asserisce, ma Rodeo Massacre ribadisce prepotentemente la potenza, la fragilità emotiva, la personalità di un sound dal marchio di fabbrica inconfondibile.
Foto: Steve Piccolo

Intervista ad Amaury Cambuzat

di ©2005 Pasquale Boffoli

Amaury, nella mia recensione di Rodeo Massacre ho scritto che, a partire dal titolo, questo album pare una sorta di "reportage" emotivo di quanto successo nel mondo negli ultimi tempi. Si tratta solo di una mia sensazione ?
La tua sensazione é giusta, ma credo che sia legata alla mia emotività. Ho provato a comunicare il mio umile stato d'anima attraverso il titolo del disco ma soprattutto con i testi a volte molto intimi (Souvenir, Fly!, Tom Passion) oppure più legati al mio modo di vivere l'attualità (33, God:Dog, Torture, Instinct). Direi che, quasi quasi, ho scelto un titolo commerciale!

Quanto c’è di personale e quanto di ‘politico’ nei testi di Rodeo Massacre?
Non credo di essere capace di avere una posizione politica chiaramente dichiarata nei testi delle mie canzoni, anche perché una posizione chiara o radicale non ce l'ho. Sono una persona piena di dubbi. Non vedo il bene o il male, semplicemente situazioni o cose che a mio parere mi sembrano giuste o meno.
Rodeo Massacre per esempio prende chiaramente una posizione contro la guerra , ma senza esprimere un giudizio radicale; scrivo degli "input" che possono, insieme ai nostri suoni o melodie, comunicare emozione e quindi, tradire una certa posizione, spesso e volentieri "romantica"...
Un altro esempio: con il testo di Instinct scrivo in prima persona come se fossi una "bestia" piena di odio che parte sul fronte senza nemmeno ragionare, ecc. Indirettamente e cinicamente accuso l'uomo (tutti noi) di trasformare l'altro e renderlo "animale" per poi accusarlo.
Mi sento spesso un po' come il personaggio (diventato aggettivo da noi francesi) di Voltaire: "Candide". Guarda tutto quello che c'è intorno a lui e scrive sensazioni "naïve", vuote di cattiverie ma piene di dubbi e di domande.

Mi parli di La Femme Cannibale ?
Come in passato La joueuse de Tambour, La Femme Cannibale é un personaggio uscito della mia immaginazione, della mia fantasmagoria...
Ci sono troppi super-eroi maschili in giro, al cinema, ecc. La donna invece é sempre o almeno spesso mostrata come bellezza ma mai come "violenza" o "forza".
Mi é piaciuto scrivere un testo dove una donna misteriosa, senza trucco, indipendente, libera e non "schiava", come la mia "Femme Cannibale", si mangia proprio e all'improvviso l'uomo che ama. Per me c'è un concetto molto "sessuale" dietro una idea semplice. Ci vuole Sigmund Freud!
Mi piacerebbe fare la stessa domanda a Emidio Clementi che ha interpretato con me il testo tradotto in italiano. Cosa ne pensa? Come ha interpretato le mie parole?

Molti hanno parlato di Rodeo Massacre come di un ritorno di Ulan Bator alle loro tipiche ambientazioni sonore, quelle di Ego:Echo tanto per intenderci. Lo penso anch’io ma solo in parte ; credo che la parentesi song-friendly di Nouvel Air sia stata importante per te a livello compositivo: se ne sente l’eco in Fly, Candy Dragon Fly, Souvenir, La Femme Cannibale.
E' vero. Io credo sia dovuto al modo "estremo" con cui abbiamo scelto di lavorare, molto simile a quello impiegato per Végétale per esempio, nonostante la "line-up" della band fosse diversa all'epoca. Stessa cosa per gli altri testi del disco, il modo in cui ho voluto scrivere é molto simile a quello di Végétale.
Volevamo fare un disco spontaneo. Ulan Bator funziona così. Con Nouvel Air ho voluto cambiare le regole e lavorare più in profondità sulla musica. Secondo me, per la metà del disco, non c'entra molto con un disco di Ulan... Anche se per difenderlo direi che é proprio questo "décalage" che lo rende "alternativo" ed il fatto che sia un disco in margine alle nostre precedenti produzioni, fa di Nouvel Air un disco "stranissimo" e originale.
Lo volevo così al momento. Grazie a Nouvel Air, abbiamo imparato ad essere più efficaci su disco, a scrivere brani più brevi e non troppo dilatati. Al mio parere il difetto principale di Ego:Echo sono certe parti lunghissime che a volte possono essere paragonate a una mancanza di ispirazione.... credo.

Si avverte in Torture, con quei fiati che si avventurano in territorio jazz, quanto il sound di Ulan Bator sia ancora in espansione, alla ricerca di nuove soluzioni. Anche le rarefazioni pianistiche nel finale di Souvenir…(sei tu alle tastiere vero?) .
Per Torture, gli arrangiamenti per fiati sono stati scritti da Mario Simeoni un mio amico che suonava con gli Anatrofobia, grande appassionato di musica jazz ma anche di tutta la Musica con la "M". Ha un grande gusto. Saranno le sonorità del sassofono che ci trasportano subito in territorio jazz.
Io volevo che ci avvicinassimo più a un atmosfera "noir", da film giallo americano anni 50/60. Abbiamo avuto ben poco da dire sulle sue proposte compositrici. Quello che ci ha proposto di suonare insieme a Silvia Grosso (ex Larsen) era perfetto. Forse Torture é uno dei miei brani preferiti proprio grazie a il loro intervento. Lo adoro.
Il finale di Souvenir invece é stato totalmente improvvisato col pianoforte a coda "live" assieme a Matteo (Danese, ndr.) e Manuel (Fabbro, ndr.) in studio. Ho un rapporto molto diverso con le tastiere rispetto alle chitarre. per me é sempre un immenso piacere suonare un pianoforte vero su un disco. Rimane lo strumento con il quale mi trovo di più a mio agio.

Trovo la vostra auto-produzione di Rodeo Massacre molto più cruda e messa a
fuoco di quella di Robin Guthrie . Nello stesso tempo c’è una notevole
attenzione per le sfumature dei suoni analogici , soprattutto le tastiere.
Merito anche di Giacomo Forenza, Francesco Donadello e dello studio ‘Alpha Dept.’ ?
Lo studio Alpha dept. é molto fornito in strumenti "vintage". Direi che ha un attrezzatura quasi ed esclusivamente "vintage". Cosa che ricercavamo per Rodeo Massacre. Il disco precedente invece é stato registrato esclusivamente con pro-tools e mixato con Cubase.
Robin é un amante degli effetti (delay, reverb, chorus) invece ne abbiamo usati pochissimi per Rodeo Massacre. Volevamo stavolta un disco asciutto vicino al nostro "sound", quello che ci caratterizza dal vivo già da tanti anni.

Amaury, ormai tu sei italiano d’adozione. Anche Rodeo Massacre è frutto del
prodigioso lavoro di un’équipe e di strumentisti tutti italiani ed esce per l’italiana Jestrai.

Sì, non é stata una scelta calcolata ma la vita mi ha portato a lavorare in questo modo oggi. Mi trovo bene a lavorare in Italia spesso e con musicisti Italiani... friulani! La Jestrai é l'unica etichetta italiana che ci ha aiutati durante un periodo in cui eravamo un po' "a piedi" discograficamente parlando in Italia. Maria Teresa che gestisce l'etichetta ha sempre tifato per la nostra band. Credo che ami realmente il nostro lato psichedelico. Era importante per noi lavorare con gente che prova emozione per il nostro lavoro.

Cosa pensi delle scelte italiane e francesi in campo internazionale relativamente al concetto di una nuova Europa?
Credo ci siano tre Europa: quella delle banche e questa funziona.
Quella politica. E quella che chiamerei "idealistica" dentro la quale vivo io.
L'Europa può solamente esistere se gli attori principali (i suoi abitanti) la vogliono realmente. Credo in un Europa degli uomini con degli scambi culturali, ideologici, culinari, turistici, ecc. Per esempio, trovo triste pensare che nel medio-evo, nel periodo del rinascimento c'erano più scambi culturali tra Francia-Italia rispetto a oggi.
Negli anni 60/70 il cinema italiano era il più valido al mondo credo .
Scambi culturali non significa stesso "format" per tutti! Attenzione. Ma "melting", ibrido culturale, diversità e scelta. Abbiamo tolto le frontiere ma adesso bisognerebbe abbattere le barriere mentali. Purtroppo credo che i nostri politici pensino ancora troppo spesso agli interessi particolari della propria nazione in seno all'Europa e non ancora ad un'Europa con una propria identità. Ripeto, non sono un politico e non ho una soluzione concreta. Constato e basta.
Sono personalmente favorevole all'entrata della Turchia in Europa. Credo che l'Europa sia un primo passo verso un'unità mondiale. Le cose non si fanno esclusivamente con la politica o l'economia ma soprattutto con le mentalità. Bisognerebbe fare un sforzo per lasciare perdere gli stereotipi che abbiamo tutti dentro di noi. Il mondo é paese alla fine no?!

Rodeo Massacre in alcuni momenti mi pare tradisca generosamente alcune
vostre ascendenze artistiche, come i Sonic Youth nell’uso freddo e tagliente delle chitarre elettriche o le frequenti reiterazioni di scuola minimalista.

Sonic Youth, come i Velvet Underground, sono un gruppo che mi ha ridato fiducia in me stesso quando ho scoperto che non ero da solo a suonare nella mia stanzetta con chitarre scordate. Nel mio caso, a 15 anni, non sapevo accordarla! Poi ho scoperto Glenn Branca! Venivo da una formazione classica di pianoforte ma volevo suonare uno strumento "fisico" insieme ad altri amici. Questi due estremi mi seguono ancora oggi. In ogni disco di Ulan c'è il caos (chitarre soniche) insieme alla fragilità (pianoforte, strumenti acustici).

La tua voce invece, sussurrata ed insinuante riporta sempre alla
tradizione musicale della tua Francia.

Non conosco nessuno in Francia che scrive, canta o interpreta la lingua francese come me. Nel bene e nel male, é stato uno "genere" che ho creato, elaborato, sperimentato da solo. A me per esempio non piacciono molti artisti cantanti-autori francesi. Le dita di una mano mi bastano per citare quelli che apprezzo come artisti capaci di associare perfettamente i loro testi con la loro musica: Gérard Manset, Serge Gainsbourg, Alain Bashung, Brel (anche se è belga), Bertrand Cantat.

Amaury, in definitiva definiresti Rodeo Massacre ancora un rock-album
o questa ti sembra una prospettiva ormai superata?

Ulan Bator é sempre stato un gruppo "altamente", dichiaratamente "rock". La nostra attitudine é "rock". Vengo da una famiglia "intellettuale" (anche se odio questo termine!) ma senza grandi possibilità economiche, "middle-class".
A casa mia il nostro pane quotidiano erano libri, radio, musica, scambi di idee. Il rock, e questo sin da giovane, é sempre stato un passaporto per avere una dignità ma anche un identità. Per esprimermi e avere un posto "dignitoso" nella società nonostante potevo trovarmi spesso senza riuscire a pagare l'affitto.
Per concludere direi allora che l'energia che circonda Rodeo Massacre é "rock", ma musicalmente spero l'album sia ricco di tante altre cose.

Copertina: Nouvel Air
    01 Airlines
    02 Atmosphere
    03 Realitè
    04 Merci X Faveur
    05 Nouvel Air
    06 Terrorisme Erotique
    07 Solide étè
    08 Geisha Paname
    09 Sympathie
    10 Predications
    ...

Nouvel Air (Alternative Produzioni / Venus, 2003)

di ©2003 Maurizio Marino.

A tre anni dall'oscurissimo Ego:Echo prodotto da Michael Gira, si respira aria nuova in casa di Amaury Cambuzat e dei suoi Ulan Bator. A cominciare dalla line-up, che vede l'importante apporto di Egle Sommacal, ex chitarrista dei Massimo Volume. Ma quel che stupisce davvero è il notevole cambiamento a livello di sound, dovuto in larga misura alla produzione di Robin Guthrie, lo storico chitarrista dei Cocteau Twins. Nouvel Air è senza dubbio l’album più europeo degli italo/francesi: le chitarre non sono più taglienti, ma amichevoli, distorte e melanconiche, proprio come lo erano una decina di anni fa quelle di Slowdive e Bark Psychosis; nondimeno, la scrittura di Cambuzat si orienta verso la canzone d'autore (Brel su tutti), lasciando - momentaneamente - da parte le spigolosità Sonic Youth a cui ci aveva abituati.
Introdotta da drappeggi chitarristici liquidi e sinuosi, alternati alle note arcane di un violino, Airlines è già il manifesto della nuova prospettiva espressa dagli Ulan Bator: più armoniose e delicate rispetto al passato (ma non per questo meno inquietanti), le composizioni del disco esplorano direttamente il subconscio dell'ascoltatore e lo aggrediscono quasi di soppiatto, stilettando alla schiena dopo aver cullato e sussurrato. Ed ecco che, dopo l'episodio più propriamente rock di Atmosphere, a rimanere in mente sono brani quali la shoegaze Réalité, l'eterea Merci X Faveur, la quasi progressive Nouvel Air punteggiata dal flauto di Mario Simeoni (Anatrofobia) e soprattutto le torbide e apocalittiche Terrorisme Erotique e Solide Eté, attraversate da archi in tensione e fantasmi inquieti a metà strada tra le migliori pagine dell'epopea 4AD e i minuetti crepuscolari degli Early Day Miners.
Un cambiamento necessario e stimolante dunque, che alle strade più facili e praticate del rock preferisce le stradine secondarie e poco affollate di una sperimentazione raffinata e colma d'emotività. Che non abbiamo alcun problema a definire "art-rock". (7.5/10)

Copertina: Rodeo Massacre
    01 Fly, candy dragon, fly
    02 God, dog
    03 Pensées massacre
    04 Tom passion
    05 Torture
    06 La femme cannibale
    07 33
    08 Instinct
    09 Souvenir

Ulan Bator– Rodeo Massacre (Jestrai / Venus, 2005)

di ©2005 Pasquale Boffoli

I titoli dei lavori della band di Amaury Cambuzat sono sempre molto indicativi delle cangianti fasi esistenzial-artistiche attraversate.
Come Nouvel Air nel 2003 raccontava di un clamoroso e fascinoso accostamento alla forma canzone più ortodossa per un gruppo sperimentale quale gli Ulan Bator sono sempre stati, a distanza di quasi due anni il nuovo lavoro Rodeo Massacre è estremamente sintomatico, nei testi quanto nel drammatico mood predominante nel disco, di quanto le recenti progressive recrudescenze religiose/razziali e politiche mondiali, le stragi consumate, gli equilibri internazionali sempre più instabili abbiano influito più o meno consciamente sul loro approccio alla musica e sulla loro ispirazione.
Fatalmente quindi i toni elegiaci ed estatici di Nouvel Air si liquefanno nelle deflagrazioni violente di God/Dog, Instinct, nelle tipiche ma sempre incredibili sospensioni e tensioni sotterranee di Fly Candy Dragon Fly ( episodio che maggiormente riporta al Nouvel-Air pensiero), Pensées Massacre, Torture, La Femme Cannibale, nelle quali rivive la cruda poetica chitarristica targata Sonic Youth.
Tutto in Rodeo Massacre riporta alle ardite free-forms, ai pieni-vuoti, agli ipnotici minimalismi di scuola tedesca della loro opera Ego-Echo (2000), ma non ci troviamo di fronte ad un pedissequo déjà-vu, perché il tutto è trasfigurato da una nuova fragrante consapevolezza compositiva, da un’auto-produzione che non fa una grinza e che riesce a restituirci pari-pari l’inquietante live-sound della band, da un lavoro alla consolle che ha del miracoloso (Bologna, ancora gli Alpha Dept di Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello). Un ruolo fondamentale nell'album è giocato infine da una ormai perfetta coesione artistica e strumentale tra Amaury Cambuzat ed i suoi numerosi partners italiani : oltre i collaudati Manuel Fabbro (basso) e Matteo Danese (batteria) che completano il trio di base il suo sussurrato penetrante è drammatizzato in italiano da Emidio Clementi in La Femme Cannibale, i saxes di Silvia Grosso e Mario Simeoni traslano Torture in un sensitivo territorio parajazzistico, il violino di Massimo Gattel impreziosisce Tom Passion.
Amaury si prodiga per tutto il disco anche alle tastiere (belli certi suoni analogici) : nella finale Souvenir ci regala una rarefazione pianistica incantevole. Capolavoro ? Ci siamo poco distanti (8.0/10)