...

Amanti del muscolare e metalloso rock con venature psichedeliche, accomodatevi: è arrivato il nuovo capitolo della saga Ufomammut. I romani non sono più una sorpresa: marchiano a fuoco la penisola, e non solo, fin dai primi anni ‘00 con il loro sludge metal debitore in egual misura di Melvins, Neurosis e Isis. Uno dei problemi di questo genere è continuare a produrre dischi che non siano la fotocopia di se stessi introducendo linee evolutive.
Il trio italiano gioca la carta di un cambiamento sottile quasi accennato, con riff che spesso si intrecciano con tessiture tastieristiche (Stigma), aperture quasi-melodiche con una voce urlata e distante (Stardog), tribalismi di scuola Neurosis/Sepultura (Hellectric). Non mancano autentici assalti sonori come in Destroyer quasi un monito agli ultimi, spenti e poco ispirati Isis. C’è tempo anche per l’esperimento Ammonia che prova ad unire l’elegiaca e sognante voce di Rose Kemp a chitarre in abito doom metal: una traccia che all’inizio potrebbe far storcere il naso ai puristi del genera ma alla lunga si rivela come un delle più ispirate del lotto. Unica vera pecca pare essere l’inutile coda della conclusiva Void, con quella sua jam un po’ kraut un po’ hippie un po’ psych che suona stantia e datata.
Nel complesso Idolum non deluderà i molti fan del genere e del gruppo stesso; per il prossimo episodio, però attendiamo una più cospicua evoluzione sonora che è senz’altro nelle corde del trio. (7.0/10)