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Introduzione
Critica
Webografia

And You Will Know Us By The Trail Of Dead

di Manfredi Lamartina

Foto: Trail Of Dead

C’era una volta l’indie rock. Chitarre elettiche che venivano percosse prima ancora che suonate. Batterie che viaggiavano veloci e imbizzarrite oltre ogni limite. Melodie da urlare con tutto il fiato – e qualcosa in più – in gola. Musica come stile. Stile come attitudine.

E poi arrivò la maturità. E con essa cambiarono le prospettive, le urgenze, gli obiettivi. Se prima bisognava essenzialmente emo-zionare, ora era sufficiente dimostrare di saper maneggiare bene la materia rock. Sia allora che in seguito, la band era sempre la stessa. And You Will Now Us By The Trail Of Dead.

  • Ode To Isis
  • Will You Smile Again?
  • Worlds Apart
  • The Summer Of ‘91
  • Rest Will Follow
  • Caterwaul
  • A Classic Arts Showcase
  • Let It Dive
  • To Russia My Homeland
  • All White
  • The Best
  • The Lost City Of Refuge

Worlds Apart (Interscope / Universal, gennaio 2005)

di Manfredi Lamartina

I dischi degli And You Will Know Us By The Trail Of Dead si cibano da sempre di due cose: aggressività e orecchiabilità. Una dieta ferrea che ha permesso al gruppo americano di fare terra bruciata intorno a sé. Worlds Apart avrebbe dovuto essere l’album della conferma. Invece, tirando le somme, rivela un’ispirazione in affanno e un ridimensionamento delle aspettative. Attenzione però, è ancora presto - e scorretto - parlare di decadenza. Perché i Trail Of Dead, seppur con fatica, riescono comunque a tirar fuori alcune composizioni in grado di rivaleggiare con il meglio della passata produzione.
Will You Smile Again? è la vera apertura del disco, una partenza d’assalto che spazza via la pacchianissima introduzione orchestrale di Ode To Isis. Rest Will Follow splende grazie a una strofa meravigliosa, che dovrebbe essere assegnata come compito a casa agli studenti di un’ipotetica scuola del pop. Caterwaul è il prototipo del tipico pezzo rock targato Trail Of Dead: incedere potente, belle melodie e ritornelli da cantare con il cuore in gola. A Classic Arts Showcase ha dalla sua un riff interessante e un lavoro ossessivo di batteria.
Fin qui le cose che lasciano il segno. Negli altri casi, invece, la band texana smette di graffiare. Come una tigre in gabbia, si limita a girare intorno anziché andare avanti. E così spuntano canzoni come Let It Dive, che sembra uscita dalla chitarra di un Noel Gallagher qualunque, o come il pezzo che dà il titolo al cd, un rockettino francamente dimenticabile anche tenendo conto che si tratta di un attacco-parodia al mondo di Mtv. Nel mezzo ci sono ballatone - letteralmente - strappalacrime come The Best e diversivi curiosi come il walzer To Russia My Homeland.
Bocciare questo disco nella sua totalità sarebbe ingeneroso. Non mancano i momenti di soddisfazione che possono scaturire dall’ascolto di Worlds Apart. Però non basta qualche brano - anche se ottimo - per parlare di capolavoro. E da un gruppo come i Trail Of Dead è lecito attendersi sempre il massimo. (6.0/10)

  • Intro: A Song Of Fire And Wine
  • Stand In Silence
  • Wasted State Of Mind
  • Naked Sun
  • Gold Heart Mountain Top Queen Directory
  • So Divided
  • Life
  • Eight Day Hell
  • Witches Web
  • Segue: In The Realms Of The Unreal
  • Sunken Dreams

So Divided (Interscope, novembre 2006)

di Manfredi Lamartina

Eppure proprio alla fine il disco diventa bellissimo. Sunken Dreams consegna agli annali una band – i Trail Of Dead – che riesce nel miracolo atteso da un paio di album a questa parte: mescolare la pacchiana magniloquenza dei Queen con gli arrangiamenti più sobri e dark dell’indie rock. Un pezzo disperato e dannatamente ben riuscito, quindi. Ma è il resto che non gira come dovrebbe. Perché So Divided prosegue nell’opera di destrutturazione sonora cominciata nel precedente disco.

Se non altro il coraggio non manca alla band americana. Ai tempi del grandioso spettacolo rock di Source Tags And Codes, infatti, un pezzo come Life avrebbe rivaleggiato, per foga e urgenza indie, con l’inno How Near, How Far. Adesso, invece, i Trail Of Dead dimezzano la velocità della batteria, eliminano le chitarre ed accentuano le cadenze melodiche. In Naked Sun spuntano gli strumenti a fiato – alla stregua di quanto fatto qualche mese fa dai Cursive – mentre in Wasted State Of Mind si lanciano in un’imitazione convincente e riuscita dei Muse. Ma in generale l’album si limita al proprio compito, senza guizzi particolari.

Anche qui, come per il precedente Worlds Apart, la band con il passare degli ascolti riesce se non altro a guadagnare la sufficienza. Ma tutto ormai suona più come una maturità classicheggiante che, invece, come una freschezza di suoni e di idee. (6.0/10)