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Il francese Sylvain Chauveau può essere annoverato tra le figure più interessanti e prolifiche della nuova scena maudit francese. Un talento originale, irrigato dall'amore incondizionato per i compositori Debussy e Ravel, e per l'opera dell'esistenzialista Camus. Tradizione classica e ricerca sperimentale rappresentano un continuum filologico i cui esiti stilistici hanno lusingato e affascinato nei diversi progetti di gruppo Watermelon Club, Micro:mega e Arca. Con Le Livre Noir Du Capitalisme - uscito nel 2000, ora ristampato dalla Disques Du Soleil et de l'Acier - Chauveau dà seguito ad una personale ricognizione introspettiva, una discesa ipnagogica nel mare magnum dell'incoscio.
Il mirabile prodotto euristico è tutto qui, in queste tredici perle fulgide del simbolismo più arcano, di poetica agnizione. Bozzetti cameristici in bianco e nero dipinti da violini lemuri e da ricamate visioni elettroniche retrò, lasciano le orme ai solipsismi stranianti delle note di pianoforte; tra pathos e requiem di obnubilante bellezza, gli intarsi di samplers metropolinati e agresti contribuiscono a ricreare movimenti vividi, dall'impatto fortemente cinematografico, vedi l'iniziale incipit di Et peu à les flots e l'elegiaca JLG tributo solenne a Jean-Luc Godard. Le composizioni del giovane di Toulouse rimandano inequivocabilmente alle cosmogonie artistiche di referenti assoluti come Satie, Cage, Yann Tiersen, e perché no, alle medievali raffigurazioni dei Dead Can Dance di Within The Realm of a Dying Sun. Un'opera incantevole e raffinata, che sa schiudere, all'ascoltatore in grado di abbandonarsi alle sue catartiche spirali crepuscolari, inestimabili percezioni visivo-uditive. Capolavoro d'altri tempi. (9.0/10)

L’approdo di Sylvain Chauveau alla corte di John Twells è processo del tutto naturale se si pensa all’umore di certe recenti uscite in casa Type Recordings (Deaf Center, Julien Neto, Goldmund). In attesa della ristampa per l’etichetta mancuniana dell’acclamato Le Livre Noir Du Capitalisme (Disques Du Soleil Et De L’Acier, 2003) un variegato antipasto: dalle ultime concessioni al post-rock (gli sparuti bagliori di chitarra preparata su fondale sintetico di Composition 8), allo Chauveau che già conosciamo, l’erede angelicato della tradizione maudit (P., N, brevi composizioni per piano e poco altro); e poi le proposte più audaci: lo stetoscopio biauricolare ad auscultare gli ultimi battiti del modernismo in musica, un’elettronica tanto minimale quanto efficace, il riannodarsi ciclico di glitches e frequenze (E/R, A). Nuove direzioni che si spera vengano approfondite in futuro. (6.5/10)

Forse perché si tratta di musica che perde in vigore espressivo se segregata dalle immagini (di film: questa volta Nuage e Les Mains D’Andréa di Sébastien Betbeder) per cui è concepita. Sarà perché tanto lo Chauveau post-minimalista, quanto quello impressionista allievo modello di Satie , ha già detto tutto con Le Livre Noir Du Capitalisme . Sarà. Ma un disco del genere lo si ascolta fino in fondo con grande fatica. Chi ha amato l’album che nel 2003 aveva fatto gridare al capolavoro più d’uno – o, chessò, i Rachel’s – troverà anche qui di che rallegrarsi. C’è la solita, cristallina, purezza di melodie che sbocciano e vivono il tempo di un fiore. C’è il dialogare sommesso di piano, violino, violoncello e l’intimismo lirico di suoni che foderano alla perfezione immagini e che sanno solleticare la facoltà adibita a crearne. Un po’ poco per spacciarlo come il nuovo disco del francese, il degno seguito del suo illustre predecessore. (5.5/10)
Se lo Chauveau da salotto va perdendo in mordente, quello che ama sporcarsi le mani con suoni spigolosi, miniaturizzati e difficili gode invece di ottima salute. L’Ensemble 0 – vi prendono parte anche Maitane Sebastian (violoncello), Stephane Garin (percussioni, trombone,organo) e Joel Merah (chitarra, tromba, piano, qui il solo compositore) - è già titolare di un paio di uscite discografiche e di svariate collaborazioni con importanti compositori. Passacaille corteggia il silenzio con spilli di suono elettronico ed abbozzi tonali il per quasi tredici minuti di tensione sommersa, scaricabili gratuitamente via Idiosyncratics (interessante netlabel da tenere d’occhio). Rigorosa come la ricerca sui toni di Feldman, prossima al grado zero della musica perchè Cage, qui, è scopertamente referente immediato, la mini suite incarna l’altra faccia del minimalismo in musica rispetto a quella, più accomodante, dello Chauveau solo. (6.5/10)