Malinconica ironia e riflessione sul senso della vita: il duo australiano Sodastream si racconta in ballad racchiuse in melodie cristalline. Alla ricerca del perfetto folk-pop da camera.

Reservations è l’ultima fatica dei Sodastream, uscita in ottobre su Homesleep, un ritorno per la band australiana ad atmosfere minimali e di grande espressività. Dieci anni di attività alle spalle, quattro dischi, una manciata di EP e un’attività live cospicua anche in Europa: questo il curriculum dei coautori Karl Smith (voce, chitarra, pianoforte) e Pete Cohen (contrabbasso, basso) in arte Sodastream. Partiti come gruppo nel ’97, originari di Perth ma presto di base a Melbourne, sono stati scoperti da John Peel quasi subito, ai tempi del primo mini Enjoy nel 1998. Una formula semplice e terribilmente affascinante, che si regge su un’intesa chitarra-contrabbasso e melodie cristalline, puntellate da archi, per un folk-pop da camera ombroso e soavemente melanconico, che molto deve alla musica inglese dei ’70 - via Drake e folk/rock - e che si è affrancato dagli ingombranti modelli per una via assolutamente personale al pop. Tra Elliott Smith, Belle & Sebastian e Go Betweens per la vena più squisitamente rock, il gruppo (con un amore dichiarato per Lambchop e Bonnie “Prince” Billy) una volta scoperto in Europa risulta essere - suo malgrado - precursore del movimento neoacustico (altrimenti noto come NAM) agli inizi del nuovo millennio.
I Sodastream approdano così al primo lavoro sulla lunga durata, Looks Like A Russian (Tugboat, 2000) costruito su scarne trame acustiche, intimamente lo-fi nell’anima e nell’attitudine. Il disco scorre tra echi di piano e tromba appena accennati e il pulsare del contrabbasso a far da contrappunto alla voce di Smith, sospesa tra passione ed emozione: in fondo basta poco a creare un’atmosfera, così rétro eppure assai personale. Gioiellini quali What A Lovely War, con incedere quasi marziale del contrabbasso e un mantra appena salmodiato, e l’apertura della melodia nell’ inquieta Send/Phone fanno conoscere il gruppo con un’opera già ben delineata. (6.9/10)
Dopo un tour tra Australia ed Europa, il 2001 li vede ritornare con The Hill For Company (Tugboat / Wide): il suono comincia a farsi più pieno, con maggiore presenza di archi e pezzi più sostenuti; ora è una viola che accompagna la struggente ballad Another Trail, così come in Welcome Throw, ora un piano sbilenco in Lushington Hall, ora la tromba a puntellare il canto nella sebastianiana Fresh One, qui con Karl Smith piu murdochiano che mai. Album compatto, le cui liriche riflettono con ironia e amarezza sull’assurdità del vivere. (6.8/10)

IIl gruppo intanto raccoglie consensi e uno zoccolo duro di appassionati, intraprendendo il primo tour in Giappone nel 2003, a cavallo della pubblicazione di A Minor Revival (Logo / Self, 2003) e l’anno dopo sbarca in America. Il disco prosegue sulla scia del penultimo, e rappresenta l’album della conferma di un talento, in un sound ormai maturo. Pop in punta di piedi, passione e riflessione, folk e canzone d’autore, intrecci vocali e melodie perfezionate, tra impeti drakiani (Chorus Line, l’inquieta ballad per voce Horses, tra lo struggersi di una viola e un piano), folk pop da camera (Constant Ship) e ballad di ampio respiro, loro cifra d’autore (Mrs Gray, Undone, Nervous), umori country e intrecci vocali alla Simon & Garfunkel (America). (7.1/10)
A distanza di tre anni e sull’onda del riconoscimento per A Minor Revival il gruppo fa infine ritorno alle atmosfere umbratili degli esordi, con argomenti più privati, tra rotture, dolori, solitudini e malesseri esistenziali. Piccoli grandi temi universali, visti attraverso il necessario distacco e il caratteristico sense of humour. Un EP esce intanto nel 2005, Take Me When You Go (Trifekta), sette pezzi di cui ritroveremo le atmosfere soffuse e malinconiche nel disco dell’anno dopo.

Gli australiani Sodastream arrivano con Reservations al quarto disco dopo l’ottimo A Minor Revival (2003). Rappresentanti di un pop acustico ombroso, che molto deve a band quali Go-Betweens e in generale al folk-pop da camera inglese via Nick Drake, si confermano melanconici cantori di gioie e dolori; la fine di una relazione nell’incipit Warm July (per archi, contrabbasso e chitarra), la soffusa Anti (tra umori Belle & Sebastian e nostalgie Tanworth in Arden), Tickets To The Fight (archi in crescendo), tra bozzetti di storie personali, amori finiti, relazioni e silenziose solitudini.
Tra arrangiamenti minimali, intrecci di armonie vocali alla Simon & Garkunkel (Anniversary), duetti chitarra-contrabbasso puntellati da archi ed echi dylaniani, il pop da camera dei Sodastream conferma la sua ragion d’essere in un disco volutamente dimesso che non mancherà di affascinare gli amanti del genere e li conferma autori di un suono personale e riconoscibile, ormai ampiamente consolidato. (7.1/10)