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Stars Of The Lid

di Antonello Comunale
Un nome che è tutto un programma per il  duo Adam Wiltzie – Brian McBride.  Colonne portanti del Kranky Sound nonché appassionati reinventori di una personale metafisica musicale che parte dall’ambient e approda alla classica contemporanea. Dal Texas al Belgio verso Giove e Oltre l’Infinito. Gli Stars Of The Lid : Il tuo cinema personale tra l’occhio e la palpebra.

Le stelle dietro la palpebra



“Semplicemente credo che loro stiano facendo la musica più importante del 21° secolo”
Ivo Watts-Russell – 4AD

Il catalogo della Kranky Records non si misura in metri di scaffali occupati lungo le pareti. La vera unità di misura è il doppio album degli Stars Of The Lid. E’ così che dopo aver segnato il traguardo della 50esima uscita con The Tired Sounds of Stars Of The Lid  i due sanciscono ora il passaggio delle 100 release dell’etichetta, con un’altra opera doppia, di cui si può leggere in sede di recensione. Arrivano dal Texas, da Austin per essere precisi, e si chiamano Adam Wiltzie e Brian McBride. Non è ancora ben chiaro come si siano incontrati. Una versione vuole che i due si incrocino in una stazione radio, durante una trasmissione notturna tenuta da McBride, incentrata sul collage sonoro. Trasmissione e attitudine che pare abbiano convinto Wiltzie a fargli compagnia in un progetto musicale. Dalla Kranky, invece, rimbalza semplicemente un laconico dettaglio sul fatto che il gruppo si è formato nel giorno di Natale del 1992. Comunque sia, il duo trova rapidamente un terreno fertile per le proprie meditazioni metafisiche. Non è per niente un caso che ci siano parentele con altre compagini texane dalla “pressione bassa” che ad inizio anni ’90 gravitano intono alla scuola della Trance Syndicate. Formazioni come Bedhead e Windsor For The Derby. Wiltzie registra con i primi l’EP Dark Ages e il disco omonimo, mentre fa parte della line-up dei secondi fino a Calm Hades Float. Wiltzie tra l’altro sarà fonico e session-man anche per i Flaming Lips e i Mercury Rev. Ma queste sono appunto parentele che per lo più giustificano un ceppo di suoni e un contesto di riferimento. Le radici musicali del duo sono diverse.

Gli Stars Of The Lid si muovono stilisticamente in un mondo tutto loro che passa da Ambient 4: On Land di Brian Eno ad Ambient 4: Isolationism, il quarto volume della serie Ambient della Virgin, compilation di culto di metà anni ’90 che fotografava la deriva di certa ambient industriale e di certo post-rock, definita “isolazionista” da penne erudite come Kevin Martin, Biba Kopf e Simon Reynolds. Sebbene si discuta ancora sull’effettiva validità della definizione che abbraccia musicisti distanti e diversissimi, tutti presenti nella compilation, come Robert Hampson, Mick Harris, Thomas Koner, Aphex Twin, James Plotkin e Jim O’Rourke, sta di fatto che la visione che sta dietro questo marchio, quella di una musica involuta, astrusamente enigmatica e non comunicativa, passa a nominare molta della migliore ambient di metà anni ’90. Per tornare a casa Kranky, saranno definiti isolazionisti anche i Labradford, in special modo quelli del disco omonimo e i nostri Stars Of The Lid. Di fatto, l’ambient più impalpabile e solitaria è uno dei principali ingredienti del “suono Kranky”, quel misto di onirismo kraut, psichedelia folk, inquietudine eterea post-4AD, elettroacustica ed elettronica cheap che rapidamente diventerà il canale d’eccellenza per il post-rock del dopo Louisville.

Wiltzie e McBride però dimostrano, fin dal primo disco Music For Nitrous Oxide (Sedimental, 1995), di giocare ad un gioco tutto loro, che si alimenta di riferimenti colti fino a collimare con la classica contemporanea e la musica per film. E’ lo stesso McBride a sancire una volta per tutte la filosofia di base del duo e di una musica che altro non è che “il tuo cinema personale, situato tra l’occhio e la palpebra”. Questa per l’ossido nitroso è una sinfonia dark fumosa e dai contorni incerti costruita con due chitarre e un quattro piste e con l’inserto di voci registrate. I feedback di chitarra ormai non hanno più nessun elemento ritmico, sfibrati e rilasciati fino all’inverosimile. In questo senso i due scrivono un nuovo capitolo nella sotterranea storia della chitarra (mal)trattata. Qui va a finire quello che avevano cominciato a fare gli Spacemen 3. In brani-allucinazione come Madison e Tape Hiss Makes Me happy si avverte ancora un barlume di feedback a dare sostanza al drone. Ma è solo questione di tempo e i due completeranno la mutazione genetica verso materie sonore sempre più intangibili.

Il passo successivo, infatti, va proprio in questa direzione, sancendo anche il passaggio da Sedimental a Kranky. Su Gravitational Pull vs. the Desire for an Aquatic Life (Kranky, 1997) la mano si fa molto più raffinata rispetto all’esordio. La musica come una tela in cui i singoli elementi, le note, si muovono lentamente, nel dettaglio, concorrendo a disegnare la forma di una melodia apaticamente mossa. Se si prendesse la Victorialand dei Cocteau Twins e la si trasportasse nella geografia misteriosa dell’Eno più astratto probabilmente avremmo qualcosa che assomiglia a Lactate's Moment, straordinaria pièce dalle calde e tenui  brezze mediorientali. Il suono da studio del duo si fa molto meno approssimativo. Più sicuri di quello che vogliono ottenere, Wiltzie e McBride creano un suono in provetta, dove le note vengono lasciate da sole a maturare e a incastrarsi l’un l’altra. Ne valga come prova la più visionaria del lotto, Cantus II: In Memory of Warren Wiltzie, venti minuti in un micro-habitat, dove le note sembrano svegliarsi una ad una da un letargo secolare.

I due trovano però la prima vera quadratura del cerchio con il successivo The Ballasted Orchestra (Kranky, 1997). Come diretta conseguenza della strada che hanno deciso di percorrere, si allungano ancora di più le durate dei singoli brani e il disco lievita intorno agli ottanta minuti. Il suono degli Stars Of The Lid ha bisogno di tempo e di spazio per lasciarsi andare e costruirsi lentamente. E’ cosi che risaltano sempre di più le qualità cinematiche di queste pièce strumentali sempre più complesse. Quasi una new-age negativa, ruvida e malevola che cede alla trance per eccesso di allucinazioni, più che per fuggire da se stessi. La musica di Sun Drugs si muove con una tale lentezza che ti accorgi della melodia in fieri giusto un attimo dopo la sua chiusura. Come zoomare così nel dettaglio da perdere i contorni della figura. Una nebulosa cosmica di marca Klaus Schulze viene sceneggiata in Tapehead e un’inaspettata comunicatività arriva con la trance apocalittica di Fucked up (3.57 am). Claustrofobia cosmica e stati di alterazione progressivi, come osservare il pulviscolo dell’aria rischiarato da un raggio di sole in una stanza buia. Uno dei capolavori del duo. Wiltzie e McBride si lanciano poi in musiche immaginarie per la puntata n° 30 di Twin Peaks, con arcani e obliqui sinfonismi che partono da Badalamenti e arrivano oltre l’infinito. Dopo gli incubi, torna il sereno nella calma amniotica della conclusiva The Artificial Pine Arch Song. Con The Ballasted Orchestra gli Stars Of The Lid riescono per la prima volta a giocarsi davvero la carta del proprio stile e della propria visione strumentale. Non a caso sarà tra i loro lavori, uno dei più influenti e dei più amati.

A riprova delle qualità immaginifiche della loro musica, un anno dopo arriva Per Aspera Ad Astra (Kranky, 1998), una collaborazione con Jon McCafferty, pittore che si era già cimentato con loro creando una serie di dipinti sulla base del primo disco Music For Nitrous Oxide. Suddiviso in due lunghe suite, Low Level (Listening) e Anchor States, il lavoro vive sull’ispirazione dei suoi dipinti e sul campionamento vero e proprio dell’artista preso nel momento di dipingere. Il risultato è per la prima suite il consueto sciame di droni, suoni in reverse, feedback ed echi. A sorprendere è però l’uso degli archi nella seconda, che nel primo dei suoi tre movimenti è né più né meno che musica da camera.

Qualcosa comincia silenziosamente a cambiare, chitarre ed effetti da studio non bastano più. L’utilizzo di strumenti acustici diventa presto un’esigenza. Il successivo Avec Laudenum (Sub Rosa, 2000 – Kranky 2002) segna importanti cambiamenti. Cambiamenti innanzitutto nel metodo, dal momento che Wiltzie si trasferisce in Belgio e i due sono costretti a concepire la propria musica attraverso lunghe catene postali. Avec Laudenum è quindi un disco di passaggio, dove è evidente il tentativo di ampliare la palette strumentale. Così nella nebulosa ghiacciata che si articola nelle tre parti di The Atomium  si scorgono le note di un piano e il lavoro sulle melodie si fa più raffinato ed evidente.

Oltre ad andarsene a vivere in Belgio, Wiltzie si prende anche una pausa dagli Stars Of The Lid, con il progetto Aix Em Klemm (Kranky, 2000), che condivide a metà con il bassista dei Labradford, Bobby Donne. Il risultato è una fusione pressoché perfetta del sound delle due band, che in pratica significa estasi krauta su tappeti cosmici e ipnosi delle grandi occasioni. Wiltzie in particolare ritrova anche il suono più acustico ed umano della chitarra arpeggiata di epoca Windsor For The Derby e si cimenta finanche alla voce in un paio di brani. Niente di particolarmente innovativo e che valga la pena di considerane qualcosa di diverso da una pausa divertita che entrambi i musicisti si prendono dalle rispettive band.

Arrivati al 2001, gli Stars Of The Lid si cimentano con la loro opera più complessa e ambiziosa. Un doppio album che va ad occupare la voce di catalogo krank50. The Tired Sounds Of Stars Of The Lid(Kranky, 2001) è il vero capolavoro della maturità e il disco cui Wiltzie e McBride sono andati dietro per anni, nel tentativo di raffinare sempre di più l’armonia dei suoni e le movenze melodiche. Per di più, l’asfittico - seppur creativo – assetto strumentale viene rinvigorito da un uso inedito e strutturale di strumenti acustici e risulta rinnovato così anche un sound che comune non si dimette dal passato. Le lunghezze questa volta si fanno chilometriche. La versione in vinile deve essere tripla, quella in cd doppia. Il tutto dura 2 ore e si articola in sei mini suite, suddivise a loro volta in più movimenti. E’ evidente come i due flirtino qui non soltanto con la scuola ambient ma anche con la classica contemporanea (Messiaen, Bryars, Gorecki) e la musica per film (Preisner, Badalamenti, Delarue).

La prima suite Requiem for Dying Mothers vive del fitto dialogo tra violini e droni in stato di evaporazione continua. L’ effetto è al tempo stesso stordente e armonioso. L’alchimia dei suoni studiata nei minimi dettagli e il melodismo strisciante ma austero. In assoluto una delle cose migliori che abbiano mai fatto, che lascia il posto al latrato di un cane (Frogg il cane di Wiltzie) e ad alcune voci su sparute note di piano in un vuoto che sa di deriva esistenziale. La successiva suite di tre movimenti ribattezzata Austin Texas Mental Hospital  si muove sul solco più classico dello SOTL sound, ovvero mareggiate iper malinconiche di droni celestiali, che non sanno decidersi se sprofondare in uno stato di panico o in una tristezza senza appigli. Broken Harbors 1-3  chiude la prima parte del lavoro con uno stato di quiete apparente, come poggiare la testa su un cuscino di nuvole. La melodia abdica al suono prima di assumere cupi riflessi gotici.

Il secondo disco si apre nel segno di Lynch, con Mulholland che ha tutta l’aria di essere una dichiarazione d’amore alle partiture più sontuose e aeree di Badalamenti. Si sfocia, quasi senza soluzione di continuità, nelle successive The Lonely People Are Getting Lonlier) e Gasfarming  che sfoggia una texture strumentale più avventurosa, animata da droni, sibili di violini trattati e interferenze ritmiche appena percettibili come tali. Il piano trova i suoi momenti per essere protagonista nelle successive Piano Aquieu  e Ballad of Distances. La chiusura con le tre parti di A Lovesong (For Cubs)  ci trascina ancora più lontano dalla realtà, in un’oasi impalpabile, calda e accogliente. La bellezza di questa musica sta nel non essere mai troppo accademica da perdere punti sul piano delle emozioni e al tempo stesso nel suo stare sempre con i piedi ben saldi nelle grammatiche più ricercate e sperimentali del secolo. Così come 2001: Odissea nello spazio vendeva l’avanguardia ai figli del ’68, così The Tired Sound Of Stars Of The Lid vende la musica d’accademia ai figli del post-rock. Nonostante la difficoltà d’ascolto e la lunghissima durata, il doppio mastodontico album del 2001 non faticherà a diventare presto un best seller del catalogo Kranky. Wiltzie e McBride decidono però di allontanarsi per il momento dal loro progetto principale e di dedicarsi ad altre esperienze, non foss’altro che per rifiatare con qualcos’altro e guardare alla propria musica da angolazioni differenti.

Il primo ad uscire allo scoperto è il solito Wiltzie, che del resto è sempre stato il più attivo dei due. Esce nel 2004 il primo disco dei Dead Texan, progetto che condivide con la giovane filmaker belga, Christina Vantzos. L’intento cinematico qui è dichiarato in partenza e infatti il disco è accompagnato da sette video diretti dalla Vantzos stessa. Nonostante la gran parte del materiale presente sia stata concepita per far parte di un nuovo lavoro degli Stars Of The Lid, alla fine Wiltzie viste anche le evoluzioni in sede di arrangiamento propende per licenziare tutto quello che ha scritto, approfittando di questa collaborazione. Per questo i Dead Texan somigliano ad una versione umana e “analogica” degli STOL. Da un lato è impossibile non riconoscerne l’impronta in brani come The 6 Million Dollar Sandwich, Girth Rides A (Horse) e Beatrice Pt. Two. Dall’altro, l’uso di strumentazione acustica e di sinfonismi più tangibili continua il discorso intrapreso da The Tired Sounds… Probabilmente è anche per questo che qualcuno cita per l’occasione il Brian Eno di Before And After Science. L’ultima Struggle appare infatti una citazione evidente. La melodia tenue di Glen's Goo  e la chitarra acustica di A Chronicle Of Early Failures dicono della grande passione di Wiltzie per le colonne sonore di spiriti tutto sommato affini come Zbigniew Preisner (quello delle soundtrack per Kieszloswki) e George Delarue (quello delle souNdtrack per Truffaut). Un disco a suo modo importante per le future evoluzioni sonore del gruppo madre.

Brian McBride, invece, rimane nell’ombra per un po’ ed esce allo scoperto soltanto nel 2005 con il suo primo disco solista When The Detail Lost Its Freedom (Kranky, 2005). Lavoro che nel suono non si discosta molto da quello degli Stars Of The Lid, ma cerca di girare intorno a strutture più semplici. La durata dei brani è mediamente di cinque minuti e gli arrangiamenti, compreso l’uso della voce, sono assai ingombranti e ricercati per uno come lui. L’unica traccia cantatata Our Last Moment In Song è un madrigale che deve tanto ai tardi Talk Talk / Mark Hollis quanto ai Labradford (quel basso è inconfondibile). Alcune voci angeliche planano su questi blues eterei per anime solitarie che osservano il mondo dalla finestra di un motel. Di fatto McBride concepisce il lavoro come una terapia d’urto per uscire da una depressione: “In retrospettiva, questo disco ha probabilmente a che fare con i miei momenti più deboli. Che altro è se non un codice inventato per: era una terapia durante un divorzio e il trasferimento in un’altra città”. Un disco struggente ma ancora troppo involuto. Si ha come l’impressione che continuando per questa strada McBride potrebbe un giorno arrivare alla poesia dei migliori Bark Psychosis ma per il momento è ancora lontano dal liberarsi dall’ombra del gruppo madre.

A fine 2006 il catalogo della Kranky è arrivato all’uscita 103 con Electrice di Christina Carter, saltando palesemente la casella numero 100, che mr. Kranky, Bruce Adams, teneva in caldo proprio per loro. Ad inizio aprile è in uscita un doppio intitolato And Their Refinement Of The Decline. Un’altra opera di spessore, in tutti i sensi, che richiederà qualcosa di più di un paio di mesi per essere completamente assimilata. Come è sempre accaduto, la musica del duo gioca sulle lunghe distanze, chiedendo all’ascoltatore una dedizione particolare. A dispetto della politica usa e getta sempre più dominante nel music business, gli Stars Of The Lid chiedono (ed ottengono) di essere considerati al di là della mischia. Oltre la qualità della loro musica, probabilmente sarà anche per questo che saranno ricordati molto più a lungo di tanti altri.

cd 1

  • Dungtitled (in A Major)
  • Articulate Silences Part 1
  • Articulate Silences Part 2
  • The Evil That Never Arrived
  • Apreludes (in C Sharp Major)
  • Don't Bother They're Here
  • Dopamine Clouds Over Craven Cottage
  • Even If You're Never Awake (Deuxième)
  • Even (Out) +
  • A Meaningful Moment Through a Meaning(less) Process

cd 2

  • Another Ballad for Heavy Lids
  • The Daughters of Quiet Minds
  • Hiberner Toujours
  • That Finger on Your Temple Is the Barrel of My Raygun
  • Humectez La Mouture
  • Tippy's Demise
  • The Mouthchew
  • December Hunting for Vegetarian Fuckface

And Their Refinement Of The Decline (Kranky / Wide, 2 aprile 2007)

di Antonello Comunale

Non poteva essere diverso il ritorno degli Stars Of The Lid, dopo sei anni di assenza dall’acclamato The Tired Sounds of… Come tutte le star che hanno un fan-base da rispettare anche la coppia Wiltzie-McBride fa attenzione a onorare alcune regole specifiche. Quindi il nuovo attesissimo lavoro è magniloquente, mastodontico, colossale, epico. Esattamente come si conviene alle stelline texane della palpebra post-isolazionista. And Their Refinement Of The Decline  difficilmente scontenterà chi cercava da loro un nuovo abissale turbinio ambient in cui sprofondare. Chi li ha ignorati finora invece proseguirà ad ignorarli, perdendosi però alcune straordinarie pagine di musica contemporanea. Solo i superficiali possono lasciarsi ingannare dalla forma del doppio album. Questo disco non è un remake di The Tired Sounds Of…. Piuttosto è un ricercatissimo sequel che evolve le intuizioni ipotizzate in quel lavoro e nel disco dei Dead Texan. Questo significa aumentare gli elementi acustici, ridurre i campionamenti, enfatizzare il sinfonismo melodico, andare ad impattare sempre di più con l’immaginario cinematografico. I riferimenti alle colonne sonore di Zbigniew Preisner e George Delarue, già giocati in passato, diventano qui ancora  più preminenti. Addirittura i due si spingono a citare la sinfonia n° 2 di Alan Hovhaness The Mysterious Mountain, nella versione diretta da Fritz Reiner e tenendo comunque a precisare che è soprattutto il terzo movimento che li ha ispirati.

Tutto questo significa che la musica dei due tende a rientrare sempre di meno nella categoria “ambient” e sempre di più alla voce “classica contemporanea”. La caligine pulviscolare che animava i precedenti lavori qui è in secondo piano. Il suono è più fumoso e sfocato e come tale più attento all’evoluzione melodica. Le emozionanti panoramiche ambientali non mancano di certo, come nelle due parti di Articulate Silences, in Don't Bother They're Here  o Dopamine Clouds Over Craven Cottage. E’ nel passare dal primo al secondo disco che la componente sinfonica diventa sempre più evidente. Even If You're Never Awake (Deuxieme) e Even (Out) + fanno da ponte.

I sali e scendi di Another Ballad for Heavy Lids e The Daughters Of Queit Minds. Il violoncello neo classico delle tormentate Hiberner Toujours e Tippy's Demise.  Il suono di un occhio gettato oltre la biosfera in That Finger On Your Temple Is The Barrel Of My Raygun. Le note congelate di un piano in Humectez La Mouture ad aprire una solenne melodia à la Vangelis, prima che cali il sipario con la magniloquente (e annichilente) December Hunting For Vegetarian Fuckface. Quella di Wiltzie e McBride è una musica come sempre avulsa dai concetti di spazio e tempo. Meno dark ed ermetico di The Tired Sounds Of… ma non meno problematico e complesso, And Their Refinement Of The Decline conferma in pieno lo status dei due autori. Ci vorranno mesi prima di padroneggiare completamente tutto il lavoro. Del resto c’è ancora molto tempo prima che il catalogo Kranky arrivi a 150... (7.5/10)