Sapienti miscelatori di pop d’alta classe e appeal elettronico, in un limbo che unisce il calore mediterraneo alle fredde terre del nord. Abili promotori di sé stessi, i Royksopp del debutto, Melody A.M., cavalcavano i tempi senza esserne succubi, eguagliando il successo dei cugini francesi Air. Con il nuovo The Understanding provano a superarli, ma toccheranno anche a loro le stesse alterne fortune?

Protagonisti di una carriera fulminea e capaci del medesimo successo di quel fenomeno planetario chiamato AIR a metà novanta, i Röyksopp potrebbero a buon diritto essere considerati la risposta norvegese al duo di Versailles traslato nei duemila.
Come Nicolas Godin e Jean-Benoit Dunckel, Torbjørn Brundtland e Svein Berge hanno condiviso l'amore per i timbri ammalianti e femminei dei sintetizzatori, delle apparecchiature analogiche degli anni sessanta e settanta (scovate nei luoghi di culto da Montmartre a Tokyo), così pure dell'attitudine delicatamente psichedelica, l'abile associazione delle immagini ai suoni, e non ultimo un felice connubio tra melodie semplici e ricercate intelaiature elettroniche che ne hanno decretato l’ottimo risultato in termini di vendite senza scontentare la critica.
Riconducibile tanto al formato canzone quanto ai vibe della chill-out, la musica del duo riassume, in una formula immediata quanto ineffabile, le istanze dei Kraftwerk e Vangelis, passando per la musica popolare elettronica degli ottanta (il synth pop dei Depeche Mode) fino a abbracciare gli smalti house e chill out dei novanta (Master At Work); una miscela esotica eppure illuminata, che punta al Mediterraneo senza farsi mancare quel tipico fenomeno solare a mezzanotte che solo l'avamposto di Tromso, terra natale dei Nostri, può dare. E di questa dualità abilmente giocata sui colori caldi e le superfici laminate, sulla sezione terrestre e il cielo, sul benessere e la malinconia (tanto cara a sonorità che saranno ragione di vita per Notwist e la pop-tronica in genere), sullo slancio cosmico e i giocattoli spaziali, è fatto il frizzante singolo d'esordio Epple, composto nella cittadina di Bergen, la Bologna norvegese che contemporaneamente assiste al successo del movimento cosiddetto “neoacustico” con i Kings Of Convenience (oltre poi a far da madrina a figure altrettanto significative quali il dj/produttore Bjørn Torske e i musicisti Erot - scomparso nel 2001 ed ex-compagno della popmusician Annie -, Ralph Myerz, Kaptein Kaliber, Datarock, Rundfunk e Kahuun; tutti personaggi della scuderia di Mikal Tellé, capofila dell'omonima etichetta, oltre che delle sub-label Éllet - per il pop/rock - e Tellektro - per la techno).

E proprio la voce timida di quello che diventerà di lì a poco il nerd occhialuto più famoso della Norvegia è l'elemento chiave del successo planetario dell'album di debutto Melody A.M (Wall Of Sound, ottobre 2001), licenziato dall’etichetta londinese Wall Of Sound presso la quale il duo s’è nel frattempo accasato una volta lasciata la Tellé. Erlend Øye infatti canta e collabora alla stesura di quelli che saranno i top-selling single succedanei a Epple - Poor Leno e Remind Me - apponendo loro una firma canora che gli garantirà una carriera di crooner house-disco per gli anni a venire. E con la deep-house sognante e delicatamente funky del primo a gareggiare come evergreen del nuovo secolo e il synth-pop giocattolo del secondo a sbaragliare ogni frontiera ficcandosi a pieno titolo nel cuore del suono pop del nuovo millennio, è autentica Royksopp mania; le vendite dell'album salgono a un milione di copie, lo stesso risultato che ebbero gli AIR con il loro esordio (Moon Safari, Astralwerks, 1998)
Quello che stupisce di Melody A.M. non è tanto l'attitudine post-moderna (o il modernariato dei sintetizzatori) che li accomuna ai cugini francesi, tantomeno l'approccio elettronico tout court (campionamenti, breakbeat, dub e casse in quattro non sono proprio delle novità nel 2001…), quanto una sintesi leggera e di gran classe tra pop trasognato e arrangiamento elettronico in delicato equilibrio spazio-temporale. Il Burt Bacharach di Blue On Blue (anno 1963) del singolo ripescato - epoca Tellè - So Easy (quello che per la cronaca convinse l'etichetta Wall Of Sound a scritturarli), come quello romantico e autunnale di In Space (con synth in odor di Trans Europe Express e sax felino in figura), oppure quello incredibile di Royksopp's Night Out (Kraftwerk, western, funk, il Carpenter di Fuga Da New York, Boards Of Canada, Deep-house, Vangelis e chi più ne ha più ne metta!) ne sono esempi emblematici, ma è forse Sparks l'apice dell'operazione. Il brano sembra una soul-ballad fuoriuscita da un sampler della Motown, tuttavia, complice la superba interpretazione di Anneli Marian Drecker (norvegese Doc già con Bel Canto e A-Ha), rappresenta un ottimo esempio di quanto sopraccitato nell’introduzione: linee ammalianti e tinte pallide, profumi ibizenchi e avvolgenti forme aeree a fondersi e sciogliersi in quello che è un piccolo gioiello soul-pop ben al di là dalla mischia Budda Bar.
Per tutti questi motivi Melody A.M, oltre che istituzionalizzare una certa maniera elettronica di largo consumo, è un album che lascia un segno profondo nell’immaginario pop-tronico a venire. (7.2/10)
I Royksopp non hanno nessuna fretta di dargli un seguito. Bisognerà attendere ben quattro anni perché una nuova collezione di tracce veda la luce, nel frattempo, ripercorrendo un po’ di storia, lungo tutto il 2002, mentre il debutto trova ampia distribuzione grazie alla Virgin, Dunckel e Svein s'imbarcano in una lunghissima tournée; suonano in supporto a Moby, Basement Jaxx, Orbital e Pulp chiudendo trionfalmente l’anno con una manciata di concerti nel Regno, sempre restio a incensare musicisti stranieri eppure stregato dal fascino dei Norvegesi; nel frattempo fioccano i premi e le nomination: il duo si aggiudica il prestigioso Muzik Magazine Dance Awards per miglior album dell'anno, battendo così colossi dance come Basement Jaxx, Chemical Brothers e Fatboy Slim, e s’aggiudica quattro nomination all'MTV Europe Music Awards (delle quali una si trasforma in vittoria - Remind Me è il Video Of The Year) e una al Brit Awards (l'autorevole Best International Group category).
E in conseguenza di tutta questa attenzione mediatica, l’interesse della stampa e delle televisioni si sposta inevitabilmente sull’intero sottobosco musicale, interessandosi prima della cittadina di Bergen e successivamente della Norvegia nel suo complesso in una caccia al talento pari a quella che si era consumata in Islanda ai tempi di Bjork.
Inevitabilmente, tanta luce di riflettori porta le due più popolari riviste musicali del globo, opposte per pubblico e rigore, The Wire e Rolling Stone, a trattare ampiamente tutto il trattabile: la prima si occupa delle scene contemporanee, in particolare quelle legate alle sperimentazioni avant-jazz (Jaga, Mats Gustafsson e Paal Nilssen su tutti), la seconda elogia, oltre che i Nostri, anche Sondre Lerche e naturalmente i Kings Of Convenience.
Le vendite musicali nel Paese segnano così un incremento dell'11% e per le superstar Brundtland e Bergeulteriore la fama cresce esponenzialmente tanto che l'anno successivo - a partire da febbraio - è la volta della conquista degli USA. La Virigin rilancia appositamente Melody A.M. attraverso la sussidiaria Astralwerks (distribuzione esclusiva per gli USA) così che il duo può promuovere al meglio l’album nelle maggiori metropoli statunitensi (New York, Chicago, San Francisco e Los Angeles). Non accadono miracoli, tuttavia i Royksopp si ritengono soddisfatti e dopodiché, salvo una piccola pausa, riprenderanno l’attività in occasione dei Summer festival (per l’occasione viene pubblicato l'ultimo singolo della tornata del debutto, Sparks)
A questo punto, non paghi del successo accumulato, e troppo impegnati per pensare a un seguito del loro fortunato debutto, i Royksopp paventano un album che raccolga tutti i remix commissionati al gruppo negli ultimi mesi. La lista del resto è di tutto rispetto e comprende Coldpaly, Peter Gabriel, The Streets, Moby. "È il terzo lato di quel che facciamo", dichiarano alla stampa inglese in quel periodo. "Su disco siamo più down tempo, dal vivo più up-beat e dirty, ora l'audience avrà modo di scoprire come lavoriamo come manipolatori di suoni altrui". L'album non è stato ancora realizzato ma del resto il duo, salvo dar una mano all'amica Annie per il suo Anniemal e qualche puntatina come Dj a Bergen, impiega l'intero 2004 a comporre e missare le canzoni per il nuovo lavoro.

The Understanding (Wall Of Sound / Virgin, 2005) esce soltanto a giugno del 2005
Non è un mistero che molti grandi debutti sono stati nello stesso tempo croce e delizia (si leggano le critiche al The Virgin Suicides air-iano): difficili da replicare, impossibili da dimenticare. Fobie probabili e giustificate. Sta di fatto che la nuova prova dei bergeniani replica, come giusto che sia, molte delle intuizioni di Melody A.M. sottoponendole, però, ad una più ragionata complessità d'esecuzione (le sacre lezioni Kraftwerk e Vangelis abilmente lavorate nei fondali, ad esempio), senza perderne in pathos e immediatezza ma tenendo semplicemente conto di quattro anni trascorsi tra tour, promozione, remix e una crescita umana e professionale che hanno inevitabilmente temprato un modus operandi.
The Understanding è dunque un figlio maturo, come dimostrano brani come Only This Moment (che potrebbe essere la degna erede di Epple) o la splendida Beatiful Day Without You, ma anche un lavoro che lascia intravedere futuri orizzonti d’epica ambientale di marca Moroder-Vangelis (Triumphant, Alpha Male), come anche ammicchi agli ottanta che vanno tanto di moda (Follow My Ruin, Circuit Breaker, la funky in sincope Someone Like Me e la stessa Only This Moment); soprattutto, come ammesso dagli stessi musicisti, è una collezione di tracce fortemente improntata sulla cura melodica. Se togliamo una debole emula di Bjork e Enja - Karin Dreijer dei Knife - a far rimpiangere Anneli Marian Drecker in What Else Is There? (una ballad new age pretestuosamente matura), e un non stupefacente Chelonius Jones (in prestito dalla label tedesca Get Psysical) in 49 Percent (un crescendo elettro-dub-soul che apre a uno stucchevole bridge ultra commerciale), l’ugola dei restanti episodi è proprio quella di Torbjørn Brundtland e Svein Berge e il risultato non è per nulla male. I due cantano in coro, proprio alla maniera degli AIR di Talkie Walkie, divertendosi nella leggiadra Circuit Breaker e surclassano ogni dubbio con Someone Like Me degna dei Maestri parigini.
Il “fatidico” terzo disco (quello difficilissimo…..) è la prova che attendiamo con maggiore voracità. Per il momento, ci siamo capiti. (6.8/10)