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Richard Skelton

di Antonello Comunale. Photo by Richard Skelton
L’ultimo dei romantici d’Inghilterra ha una chitarra e una label. Richard Skelton vaga melanconico tra i paesaggi inglesi intorno Lancashire alla ricerca del “tono giusto”. Sette uscite con la sua Sustain-Release, che sono altrettanti omaggi alla sua amata Louise. Parlare con lui significa poggiare con leggerezza le parole su concetti come amore e morte, uomo e natura, suoni e visioni. Una via d’accesso per trovare l’insostenibile bellezza delle cose e perdersi dentro essa.
Foto: Richard Skelton

Landing blues

di Antonello Comunale

Quando capita di imbattersi in artisti come Richard Skelton spiace quasi di doverne parlare. La tentazione sarebbe quella di tenersi il segreto e conservarlo tra le proprie cose preziose. Per fortuna, subito dopo arriva un secondo sentimento che spinge a divulgare qualcosa di bellissimo. La musica di Skelton si intreccia completamente con la sua vita e ne è uno specchio riflesso. Per descriverla quasi mancano le parole, ma dove non arriviamo noi, arriva lui. Del resto il poeta questo è: colui che trova le parole giuste per qualcosa che non riuscivamo ad esprimere.

Intervista

Mi puoi dire come è nata l’idea della Sustain-Release e come hai cominciato a fare musica?

Ho paura che sia una storia triste, perché incomincia con la morte della mia amata moglie, Louise, nel 2004. Nelle settimane e nei mesi che seguirono riuscivo a trovare sollievo soltanto suonando la chitarra. Divenne una specie di terapia. Il vero e proprio atto del suonare; il dolore nelle mie dita e sentire il corpo della chitarra risuonare contro di me, mi riportarono indietro da dove ero, di nuovo nella terra dei vivi.
Gradualmente, passato su per giù un anno, l’idea di documentare questi momenti – salvarli dal passaggio del tempo – divenne sempre più importante. In maniera del tutto simile, l’idea di rendere questi momenti embrionali, queste offerte private, un affare di pubblico dominio divenne una forza motivante nella mia vita. E così, nel 2005, un anno dopo la sua morte, ho concepito Sustain-Release come un tributo commemorativo a Louise. Da allora ho registrato sette dischi, con un impiego crescente di strumenti acustici, includendo chitarra, violino, dulcimer, mandolino, harmonium e concertina.

Una delle cose che intriga maggiormente nelle tue uscite sono le brevi descrizioni che fai. Sono piene di immagini ricercate e danno perfettamente l’idea della musica che descrivi. Inizi da un’idea precisa per comporre la tua musica o nasce tutto dall’improvvisazione? L’idea alla base delle descrizioni viene prima o dopo aver registrato la musica?

Tutto quello che ti posso dire è che lavoro integralmente in maniera improvvisata, ma a parte questo, va tutto al di là di me. La musica è veramente difficile da controllare, per me almeno, e non vorrei che fosse in nessun altro modo, piuttosto preferisco trasformarla in un respiro e lasciare che si crei una propria vita da sola. Suppongo che potresti obiettare che nella migliore delle ipotesi sono io a guidare la musica, ma tutto quello che faccio è cercare di sprigionare una forma di musica che evochi un intero mondo di luci e ombre, colori e tessuti, frammenti e paesaggi ed è lì che le descrizioni fanno la loro parte. Sebbene, arrivino alla fine, in qualche modo arrivano prima, perché ruotano intorno e dentro la mia testa e provo a catturarle, usando la musica…

Penso che nella scena musicale pysch-folk contemporanea, gli artisti più originali arrivino proprio dall’Inghilterra. Vedo un comune fil rouge tra Richard Youngs, John Clyde-Evans, Ben Reynolds, Phil Todd e te. Cosa ne pensi? Ti senti parte di un approccio inglese alla psichedelia o è tutto, per lo più, una tua espressione individuale?

E’ un grande onore essere menzionato nello stesso alveo di questi artisti. Non ho mai pensato ad un approccio inglese prima d’ora, né di appartenere ad una particolare tradizione, ma ha un certo senso. Abbiamo una cultura, un panorama e un clima in comune. Questi fattori possono non aiutare ma hanno comunque un’influenza. Prendi uno come John Clyde-Evans che è stato molto influenzato dal suo Sikhismo. Immagino che ogni artista abbia una filosofia privata, che viene dal suo particolare insieme di circostanze. Molte delle persone che hai menzionato fanno musica da molto più tempo di me. Credo che sia per questa ragione che mi sento come un outsider, e non come parte di una tradizione – sto ancora bussando alla porta per chiedere un posto intorno al focolare.

Il packaging è un aspetto cruciale nei tuoi lavori. Perché hai deciso di usare proprio gli artwork fatti da tua moglie Louise?

Non penso che Sustain-Release sarebbe potuta esistere se Louise non avesse fatto quegli artwork. La vedo davvero come una continuazione del suo lavoro. Lei stava appena testando le sue ali, artisticamente, usando ogni genere di materiali e oggetti trovati per creare composizioni astratte. E lavorava in un modo davvero libero. La guardavo e rimanevo meravigliato da come velocemente e intuitivamente creasse delle cose. Così, usare la sua arte e renderla pubblica “lì fuori” è uno dei miei obiettivi principali. Mi piacerebbe molto fare un libro ad un certo punto. La musica potrebbe sedersi sul sedile posteriore…

Fai anche delle dediche specifiche alle persone che ricevono i tuoi dischi. Nel packaging metti delle foglie… Non vedevo una foglia in una pubblicazione da quando ne trovai una in un vecchio libro di mia madre! Tratti l’album come se fosse un regalo personale. Pensi che questo aspetto del tuo lavoro sia importante al pari della tua musica e che nell’era del mp3 possa continuare ad esserci interesse per l’oggetto in sé?

Ho iniziato a mettere dei semi – soprattutto piccoli aceri e foglie di sicomoro. Sono belli di per sé; cosi delicati ed effimeri, ma c’è un certo simbolismo intorno a questo. Spedire musica in giro per il mondo è un po’ come spargere semi nella brezza. Non sai come saranno ricevuti; cadranno su un terreno di pietra o su un campo fertile? Ho poi cominciato ad usare foglie perché c’è un senso di vigore intorno a loro – queste cose così fragili che quando muoiono virano su colori così belli. E connettono anche la musica al mondo reale, e al processo di caduta e rinascita.
Spero che la gente apprezzi il gesto che c’è dietro queste cose. Il feedback che ricevo è davvero positivo e mi incoraggia abbastanza. Mi dà la speranza che ci sia ancora gente lì fuori che apprezza il mistero tattile di un oggetto e la correlazione tra arte e musica. Se c’è ancora un posto per queste cose nel mondo degli mp3? Il mio solo augurio è che possa continuare a permettermi di renderle liberamente, così continueranno ad essere un regalo.

La tua musica è aerea, libera, senza nessun pretesto. Mi piacerebbe indagare nei tuoi riferimenti culturali. Quali artisti ti piacciono e se è il caso quale di essi ti è di ispirazione?

Musicalmente, mi ritrovo con un interesse crescente per la Musica Sacra, i Canti Gregoriani, Musica Corale & Polifonica. C’è qualcosa nei modi della musica medievale che trovo incredibilmente potente e trascinante. Ascolto anche molta musica folk, dalle collezioni di Harry Smith/Alan Lomax, a molto del materiale dei ’60 riscoperto di recente. Alcune di queste musiche entrano dentro di me e riescono a sprigionare memorie, frammenti di sogno, visioni… Qualcosa come Wishing Well di Anne Briggs o Katie Cruel di Karen Dalton. Non so cosa sia, ma vedo cose in questi brani, paesaggi nascosti e posti dell’immaginazione. Le parole e la melodia scendono nel sottofondo, come se varcassi lo specchio e me li lasciassi dietro. E’ un effetto che cerco di ottenere con i miei dischi, sebbene sia cosciente del fatto che è abbastanza impossibile. E’ come una specie di alchimia andando a tentoni intorno alla perfetta combinazione di toni e trame che possano essere sintetizzate nella tua testa.

Sono entrato in contatto con la tua musica quest’anno, avendo ascoltato Riftmusic, una piece strumentale di rara bellezza. Il fatto che sia numerato come “No.1” significa che ci saranno altre uscite sotto questo pseudonimo? Come mai registri sotto svariati nomi e mantieni la tiratura delle tue uscite molto bassa? Sembra quasi che tu voglia rimanere occulto e segreto ai più. 

Sono veramente contento che ti sia piaciuto Riftmusic. Farò sicuramente altra musica in quella vena così immersiva e ipnotica. E’ molto densa ma allo stesso tempo minimale. La traccia originale è di circa 40 minuti, ma ho pensato che sarebbe stata troppo pesante da digerire. Così l’ho tagliata a metà e l’ho fatta uscite come 3inch CDR.
Per quanto riguarda i diversi nomi – Heidika, Carousell, Harlassen e A Broken Consort – ognuno ha un significato diverso per me – è scritto nella storia nascosta dietro ogni registrazione; i posti a cui sono legati, o che la musica evoca. Harlassen, per esempio, ha a che fare con i fiumi, le vie d’acqua, e le sorgenti degli elementi.
Le edizioni limitate hanno più a che fare con motivi pratici che con altro. Quando ho cominciato Sustain-Release, non avevo alcun pubblico e così un’edizione di 50 sembrava una stravaganza. Detto questo, alcune delle edizioni più piccole sono limitate ad un numero specifico per… ragioni personali…
Generalmente, ogni volta che l’interesse delle persone è cresciuto, ho aumentato il numero ed ho persino iniziato a fare delle seconde edizioni. Rimango veramente commosso dalle persone che mi contattano, e dalle belle cose che dicono, così finisce che mi sento davvero orribile quando un’edizione è sold out. 

Sul tuo sito c’è una bella pagina chiamata “Landings” in cui tu descrivi i posti che hanno esercitato una forte impressione su di te e ti hanno indotto a registrare. Quanto è necessario per la tua musica entrare in contatto con posti che hanno una particolare risonanza con te?

E’ stato un lento processo di risveglio negli anni passati. I paesaggi sono sempre stati una fonte di fascinazione e ispirazione. Ho scoperto che stavo usando film e fotografie che avevo fatto come una fonte di ispirazione per la mia musica, e ho quindi iniziato ad incorporare anche registrazioni sul campo, come ad esempio il suono degli alberi che si muovono nella brezza o i semi del laburno che si scuotono in autunno.
E’ stata la scoperta che certi posti avevano una risonanza acustica particolare – ponti, pozzi e altriposti chiusi – ad attirarmi fuori con la mia chitarra. Quando questo accade, al principio mi sento un po’ vulnerabile, specie se sono da solo, ma diventa subito come una seconda vita. Ora come ora, spesso suono in posti che hanno una risonanza emozionale, più cheacustica, sebbene sia davvero grande quando le due cose coesistono.
In pratica, “Landings” è un tentativo di creare una connessione più intima con i paesaggi e di esplorare un senso di identità con i luoghi. Ogni lavoro è “site-specific” e spesso finisce per essere un’offerta musicale, un oggetto che letteralmente si lega al posto in cui è stato fatto. Così, per esempio, ho legato un piccolo box contenente un 3inch CDR ad un albero in un bosco deserto vicino a dove vivo. Sono anche interessato ad allargare la portata di quest’attività includendo artwork, scritti ed anche sculture, così come coinvolgere altri musicisti e artisti ad esplorare connessioni tra diversi ambienti e luoghi.

Un approccio simile alla risonanza degli ambienti è proprio di molti musicisti elettro-acustici come ad esempio l’italiano Fabio Orsi. Pensi che per te sia possibile iniziare a sperimentare con laptop e altri strumenti elettronici?

Spesso trovo che luoghi con una bella atmosfera, o quelli che evocano una connessione emotiva molto forte, non necessariamente creano un diretto imprint sulle mie registrazioni. Dovrebbe accadere comunque? Combatto con questo quesito da tempo. Quali sono le mie motivazioni per registrare in questi posti? Semplicemente documentare che sono stato lì o evocare il luogo di per sé, attraverso la registrazione?
Quando prendo in considerazione di suonare questa musica ad altre persone, spesso penso di trasformarla in qualche modo. Come posso evocare il gioco di luci attraverso gli ambienti o la brezza di una prima serata nella foresta? Potrei processare le registrazioni usando delay e riverberi, ma mi creerebbe diversi problemi e sembrerebbe come una tecnica troppo facile, una sorta di scorciatoia per creare “atmosfera”.
Idealmente, mi piacerebbe prendere la musica dai luoghi di per sé e non doverla poi editare ulteriormente nello studio. Così ho pensato di prendere un laptop che posso usare come un “filtro artistico” per trasformare il suono dei miei violini. Potrei quindi essere capace di trasmettere questi suoni in realtime nel paesaggio e registrarli mentre si confondono con esso.
In alternativa, ho anche pensato di usare uno spazio di risonanza acustico come un “filtro artistico da mondo reale”. Così, in questo scenario, registrerei in un posto per poi trasmettere i suoni in un secondo luogo di risonanza, per ottenere così un effetto di trasformazione dei suoni. E facendo questo, riuscirei ad ottenere anche una sorta di connessione tra questi due posti, una specie di ponte auditivo!

Box Of Birch è il tuo ultimo disco e segna il secondo anniversario della nascita della Sustain-Release. Cosa mi puoi dire in particolare di questo album?

Bene, questa è la descrizione che ho scritto per il mio sito:

Barbed wire blues, berkanan and J F Glidden. Bowed metallic figures suspended from ivied trees. Dense thickets of slack strings, rusted snares and splitting bark. Accordion mists gathering in the early morning light...”

Credo che abbia a che fare con frammenti melodici un po’ inquietanti. E’ il primo album che ho fatto in cui la melodia acquista un ruolo di primo piano. Ma ogni canzone è ancora abbastanza densa, anche claustrofobica in alcuni punti, come sentirsi persi in un bosco scuro con timidi steli di luce a comparire dal fitto fogliame..
 

Quali sono I tuoi progetti per il futuro e come puoi prevedere la tua evoluzione come artista attraverso la Sustain-Release?

C’è un nuovo album a nome Carousell che spero sia fuori per novembre. E’ un album veramente autunnale così ho aspettato fino ad ora, che le foglie cominciano a cadere, prima di licenziarlo. Ho in progetto anche un altro album a nome Harlaseen. E’ un lavoro fatto davvero con amore. Ho iniziato lo scorso inverno ma non è ancora finito. Non ho ancora ottenuto la giusta alchimia.

A parte questo, nel 2008 spero proprio di poter evolvere il progetto Landings. Ho iniziato a collaborare con altri musicisti e ho alcune proposte da parte di artisti davvero talentuosi e ispirati. E, ovviamente, sono sempre alla ricerca di persone che siano interessate. Chiunque sia interessato all’arte e alla musica che in qualche modo coinvolga il paesaggio e un senso dello spazio.

Sustain-Release


SRL01. Heidika – There Is No Cure & Other Songs

Heidika è il moniker che Richard usa per la sua prima release. There Is No Cure è il titolo programmatico con cui stabilisce che non c’è modo di curare la perdita di Louise se non suonando e suonando ancora. La title track fa convivere una frase di chitarra effettata con un sampler distorto della voce di Charlotte Rampling preso dal film Il Portiere di Notte di Liliana Cavani. Le altre canzoni sono più folk. Arcani congegni acustici che si elettrizzano solo sulla superficie, ma hanno il cuore caldo della sei corde. Sorta di blues minimalisti che pronunciano una lingua che senza profferir parola arriva in profondità.

SRL02. Carousell - A Dead Bridges Into Dust

Per la seconda uscita Richard indossa la maschera chiamata Carousell e dà sfoggio alle sue qualità scenografiche descrivendo la visione di un ponte in disuso perso nella nebbia. Le dolenti note di piano marchiano a fuoco questi tre brani. La palette strumentale cambia, ma la qualità poetica degli strumentali è sempre la stessa. Se proprio bisogna fare paragoni, citiamo Luciano Cilio e il suo Universo Assente. Più ambientale e disperso di Heidika, questo disco a nome Carousell mette il primo paletto dell’estetica paesaggistica di Richard.

SRL03. Harlassen - A Way Now

Se i primi due parti della Sustain-Release ti facevano trattenere il fiato, Harlassen arriva con un madrigale cadenzato e una tormenta di violini e chitarre a mozzare ogni più recondita resistenza. What the river said. Cosa dice il fiume. Harlaseen ha a che fare con le sorgenti e forse è per questo che regala energie e vigorie inedite nel mondo dolente di Richard. I brani lavorano in crescendo arricchendosi via via di suoni sempre più spessi, proprio come i torrenti portano con loro tutto quello che trovano sul proprio cammino.

SRL04. Carousell – Landings

Per descrivere il secondo disco a nome Carousell e primo lavoro nato dalla folgorazione dei luoghi e dei paesaggi, Richard usa parole difficilmente migliorabili: “Da qualche parte tra la canzone e l’atmosfera, guidando il ritmo e la dissoluzione. Il lamento di una foresta morente.” Landings è un’unica traccia di 35 minuti intitolata Stolen Ground, in cui i suoni suonati e i suoni registrati dall’ambiente si amalgamano in un’unica onirica marea. Un’avventura sonora come poche altre volte capita di poter sentire.

SRL05. A Broken Consort – The Shape Leaves

A Broken Consort è l’abito che si usa nei momenti più importanti. Gli argomenti da portare in pubblico sono “Deep forest drones and lunar blues”. Convivono dulcimer, chitarra e violino, ciascuno legato all’altro dal vincolo della registrazione sul campo. L’alchimia strumentale si è ormai fatta di grana e personalità finissime. Questo lavoro sentenzia inequivocabile un ulteriore raffinamento della musica di Richard. Sulla copertina una foto del fotografo americano Mike Brodie, raffigurante la mano di una bambina che tiene un mazzo di fiori selvatici.

SRL06. Riftmusic – No. 1

Di fronte a certi capolavori l’esercizio critico non può che limitarsi ad una intimidita cronaca. Riftmusic è un’unica torrenziale piece di venti minuti che Richard taglia con disinvoltura da una più lunga di 40. A suo modo un esempio di “continuous music” alla maniera di Melnyk. Il blues iridescente che viene descritto dall’autore è un gioco circolare di chitarre e violini che irretisce all’istante senza dare scampo. Le note entrano sottopelle e scaldano le vene dei polsi. L’ipnosi può essere più dolce di un cucchiaino di miele.

SRL07. A Broken Consort – Box Of Birch

Box Of Birch è un regalo alla Sustain-Release nel momento in cui compie due anni. Una prima tiratura si limita alla privatissima cifra di 28 copie, con due dischetti assemblati in un box ricolmo degli artwork di Louise. Il violino classico di A Sundering Path sembra cantare una lode dolente proprio a lei. Richard come per rispettare un rituale con se stesso si reca poi in un boschetto vicino casa, nel luogo dove passeggiando con lei ebbe per la prima volta l’idea di fare musica. Lega un box ad un albero e si allontana.

Riftmusic
  • Riftmusic no. 1
Box Of Birch
  • A Sundering Path
  • Weight Of Days
  • Something Fell
  • The Elder Lie

Riftmusic – No. 1 (Sustaine Release, 25 aprile 2007)
A Broken Consort – Box Of Birch (Sustaine Release, 28 giugno 2007)

di Antonello Comunale

A volte bastano poche parole, ma bisogna sapere come evocare un’immagine, come descrivere umori e stati d’animo. Richard Skelton butta giù di suo pugno alcune righe: “Un blues iridescente. Un fuoco lento di tarda estate si muove con la brezza e danza nel tramonto. Arpeggi irrequieti e ondulanti di corde il cui colore svanisce nel tessuto. Filamenti brillanti di chitarra acustica soffiano su campi carbonizzati di violino…”. E questo è Riftmusic. Ennesimo nome de plume dell’ultimo guerriero romantico d’Inghilterra. Richard se ne va per la campagna inglese alla ricerca di splendidi paradisi terrestri che sappiano entrare in risonanza con la sua chitarra e il suo spirito agitato. Inizia a fare musica e a regalare cdr attraverso la sua Sustaine Release, due anni fa, dopo la morte di sua moglie Louise. Da allora tutti i suoi dischi sono marchiati da amorevoli artwork che usano proprio i vecchi lavori di sua moglie. Non ci vuole l’analista per capire che questa è una terapia. Una splendida e magnifica terapia, che vuole usare i ricordi per fare il pieno di bellezza. Un po’ come respirare a pieni polmoni l’aria gelida del mattino e svuotarsi completamente. Riftmusic è così. Un’improvvisazione di chitarra di venti minuti buoni. Un torrenziale fiume in piena, che scalda le vene e trasforma le ferite in foto sfocate. E così è anche con il nome di A Broken Consort. La sua musica gioca con le note sostenute e ha le stesse qualità trascendenti del gagaku giapponese, solo… molto più irrequieto. Richard ha i suoi demoni da esorcizzare e A Broken Consort è un po’ il suo personale Sturm und Drang. “Accordion mists gathering in the early morning light...” direbbe lui. Qualcuno lo ha paragonato a Six Organs Of Admittance, ma quella di Skelton è una faccenda molto più personale, anche molto più britannica. Di fatto è l’ultimo dei combattenti psichedelici di Albione. Ci sono lui, John Clyde-Evans, Phil Todd, Ben Reynolds, Richard Youngs... Quella che negli anni ’80 e ’90 era la notte nera dell’esoterismo anglosassone di Current 93, Coil e Nurse With Wound, si è stemperata in una psichedelia folk raggiante di una luce romantica e passionale come un abbraccio tra due amanti. Ma la musica di Richard Skelton è ancora qualcosa di diverso. E’ come le sorrowful songs di Gorecki. Le parole di dolore non le canta però un soprano, ma un mantello di chitarre.  (8.0/10)