Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

L’Enfance Rouge / Republique Du Savage

di Italo Rizzo
...

 

 

  • Iparalde
  • Palais Bourbon
  • Kérosène
  • Djibouti
  • Chapelle Du Sauvage
  • Barrio Chino
  • Calle De Los Desemparados
  • Davos Bei Nacht
  • Gaio e Giallo
  • La Fille aux Jambes Rayées
  • Pantocrator
  • Noir Orange
  • Caracas/ Lusaka / Berlin
  • Colloquio risolutivo sull’Europa sociale tra il Presidente Romano Prodi e il Primo Ministro Cavaliere Silvio Berlusconi
  • Hurricane Lily

L’Enfance Rouge – Krško-Valencia (Wallace / Audioglobe, novembre 2005)

di Italo Rizzo

Prosegue senza sosta il cammino di François R. Cambuzat (voce e chitarra) e Chiara Locardi (voce e basso), attivi sin dal 1993 con un'altra ragione sociale (Les Enfants Rouges), mutata nel 2000 e con cinque dischi nel carniere, differenti nelle sonorità ma identici nelle intenzioni: avant-rock teso e aspro, pronto a meticciarsi con umori elettronici e ritmi tribali, supportato da testi che rispecchiano una visione politica estremamente lucida e priva di qualsivoglia retorica.

Questo sesto cd è un nuovo e decisivo capitolo nella storia del gruppo, che ha attraversato questi anni indenne alle mode e alle “scene” alternative, e che stavolta propone alcune rivisitazioni di vecchi brani in scaletta. La formazione vede il contributo costante di Jacopo Andreini, entrato in pianta stabile da sei anni nel gruppo come batterista, ma che è conosciuto ai più come polistrumentista, sassofonista, agitatore e prolifico musico dell’impro nostrana (e non solo). Krško-Valencia si presenta come un disco più compatto dei precedenti, certamente più essenziale nelle soluzioni sonore: l’assalto no-wave di Iparalde, i passaggi math con improvvise incursioni di piano (suonato da Antonio Traldi) di Palais Bourbon, il fragoroso noise d’impronta sonicyouthiana di Gaio e Giallo sono lì a dimostrarlo.

In questa occasione il desiderio dell’Enfance Rouge sembra essere ridefinire i confini della propria musica, per quanto essi siano sempre stati fragili e precari, da ciò la scelta di risuonare ben cinque brani dagli album precedenti. Una necessaria rilettura di Davos Bei Nacht, dall’album Davos-Leros, davvero allucinata con quei fiati da dopobomba nel finale, e quattro dallo scorso cd, quel Rostock-Namur del 2002 che resta il loro lavoro più maturo, distribuito solo su Internet e colpevolmente ignorato dalla stampa specializzata, dal quale provengono, in veste decisamente più noisy, Barrio Chino, Calle De Los Desemparados, la già citata Gaio e Giallo e La Fille aux jambes rayées.
Le spigolosità della chitarra di Cambuzat, il drumming roboante di Andreini, il cantato quasi esclusivamente in francese e diviso con la Locardi sono adesso la cifra stilistica della band, mai prima d’ora così vicina alla forma canzone, senza rinunciare a spiragli sperimentali (la conclusiva Hurricane Lily) ed alla propria visione del mondo, disincantata e concreta. Krško-Valencia, in sintesi, è una fotografia precisa che può tornare utile sia a chi non ha mai ascoltato in precedenza Cambuzat che a chi già ne conosce e apprezza le gesta, sicuro di ritrovare, in questo taccuino di viaggio, un’indicazione verso una meta ancora da definire. (7.2/10)

  • Kokoreç
  • Arte y Majestad ’07
  • Ordine pubblico
  • Canifs
  •  Fleur du temps
  • Caracas, Lusaka, Berlin (Bordeaux, Lecce, Firenze)
  • Consensus de pensée politique à propos de l’Etat Social entre Monsieur Nicolas Sarkozy, président de la République Française, et l’ex-prétendante, Madame Ségolène Royal.
  • Valse monkey
  •  Devil (Karoutcho)
  • Catalunya ‘936
  • Chi eravamo
  • Girl from Gibraltar

Republique Du Savage – Constitution De La Republique Du Savage (From Scratch, novembre 2007)

di Italo Rizzo

I costituenti, che scopriamo essere L’Enfance Rouge e Les Hurlements D’Léo, hanno pensato bene che, se proprio è necessaria una repubblica, che sia selvaggia, all’insegna della libertà assoluta dai generi di appartenenza.
La banda etno-folk francese Les Hurlements D’Léo ha all’attivo sei album, ma è pressoché sconosciuta qui da noi, de L’Enfance Rouge sappiamo invece che è da sempre ben disposta a contaminarsi e a rileggere il proprio repertorio sotto angolazioni differenti. Il CD in questione vuole essere un manifesto d’intenti, a partire dalla copertina, e i riferimenti musicali sono chiari: l’avant-rock di Cambuzat si diluisce e macchia tutte le composizioni, imbevute di jazz come Catalunya ‘936 (aggiornamento di un vecchio brano degli Enfance Rouge), intrise di sonorità balcaniche (Kokoreç) oppure tinte di melodie morriconiane (Valse Monkey).
Il nome del progetto sembra richiamare quello dei gloriosi Savage Republic, ma in realtà c’è ben poco in comune, musicalmente. Qui non c’è trance percussiva, né psichedelia post-industriale. Si tenta una terza via, con un voluminoso bagaglio rock che viaggia sui binari della tradizione popolare (tanto quella dell’Est che quella del Sud del mondo).  
Sulle prime si resta spiazzati, sembra di ascoltare i Mano Negra che hanno scoperto di colpo le chitarre distorte (come in Devil), ma ci si ambienta quasi subito grazie alla rilettura per archi e fiati di Ordine pubblico degli Starfuckers (all’epoca uscì anche come singolo), che diventa un vero e proprio inno nelle mani del collettivo.

La Republique Du Savage si configura, in definitiva, come un gustoso diversivo per le band principali, giungendo ad una sintesi convincente nel brano conclusivo, Girl from Gibraltar, che parte danzereccia per poi mutare in un duello tra noise e funk. Non tutto il disco è su questi livelli, ma se la Repubblica reggerà probabilmente ne sentiremo delle belle. (6.9/10)