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Introduzione
Critica
Webografia

Religious Knives

di Antonello Comunale

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  • Bind Them
  • Electricity and Air
  • Blackbird
  • Wax and Flesh
  • The Train

Remains (No Fun Productions, marzo 2007)

di Antonello Comunale

I Double Leopards sono la radice forte che alimenta gli autori di questa uscita della No Fun Productions, i Religious Knives. Il legame è diretto perché due terzi della band, Maya Miller e Mike Bernstain, vengono proprio da li. Completa il trio Nate Nelson dei Mouthus. Se i Double Leopards non dovessero fare più dischi sarebbe una brutta perdita. A maggior ragione che fino ad ora la maggioranza delle filiazioni prodotte, Zaimph e GHQ per esempio, sono sempre valse il prezzo del biglietto.  I Religious Knives però mi sembrano di gran lunga i migliori. Di fatto tutta l’urticante foresta di drones e note sostenute che alimentava la musica dei Leopardi qui viene cancellata in partenza. I tre si lasciano inghiottire senza paura in lunghissimi e allucinati corridoi di esoterismo kraut, con tanto di organo e vocalizzi lugubri con la Miller impegnata ad esorcizzare il demone di una Nico andata completamente a male. Remains raccoglie le principali tirature limitate pubblicate negli ultimi due anni e li riunisce nel primo disco vero e proprio. Davvero encomiabili per il cuore (nero) rétro che gli fa battere i polsi. (7.5/10)

  • In Brooklyn After Dark
  • The Streets
  • The Sun
  • It's Hot
  • Adam
  • Noontime
  • Untitled

It’s After Dark (Troubleman Unlimited, marzo 2008)

di Antonello Comunale

La grafica minimale della copertina è più o meno la stessa di sempre, ma quando apri il disco i mostri melmosi di Maya Miller ricompaiono in tutto il loro splendore sinistro e underground. E’ questo l’unico appiglio all’indimenticato passato dei Double Leopards perché il cambio di registro che i Religious Knives danno con questo disco è decisamente netto. Ormai i tre hanno davvero poco a che fare con il giro noise di New York e probabilmente scontenteranno non pochi integralisti. A noi, invece, che troviamo le commistioni, le infezioni e le mescolanze sempre materiale per eccitarci, questa sterzata non può che far piacere. La musica ha subito una cura rinforzante di sostanze stupefacenti, lunghissime strisciate di coca, erba portoricana della miglior fattura, aghi di tutte le dimensioni ficcati dritti in vena o dritti nel cranio a stimolare direttamente l’ipofisi di modo che non si torni mai più indietro. I Religious Knives di Maya Miller ormai sono un gruppo neo kraut, che traffica in un territorio di confine ibrido e meticcio, che confina a nord con il gotico (In Brooklyn After Dark), a sud con la no wave (The Streets), a est con la psichedelia per organo alla Doors (The Sun… una citazione palese di Waiting For The Sun) a ovest con il krautrock più esoterico e disperso (Adam, Noontime, Untitled). Il tono monastico, vagamente ieratico e severo permane, ma rispetto a Remains questo è un disco più propriamente rock. Le parti cantate oscillano tra l’urlo punk e il lamento mistico.  L’abito sonoro è di quelli buoni, affidato com’è alle amorevoli cure di Samara Lubelski. Va da se che al prossimo No Fun Fest, che si terrà da 16 al 18 maggio, i Religious Knives precederanno sul palco i ritrovati Cluster. Not Of this Earth. (7.5/10)