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Pocahaunted

di Antonello Comunale
Si chiamano Bethany e Amanda, si fanno chiamare Pocahaunted, hanno una gran voce, un discreto fascino e un innegabile sense of humor. Due sirene psych di Eagle Rock, Los Angeles che sono riuscite a trovare un improbabile punto di contatto tra i nativi americani e il Big One californiano. Sullo sfondo una delle realtà più febbrili dell’underground di inizio secolo: la Not Not Fun.

I sogni acidi di Los Angeles

di Antonello Comunale

Strarei al caldo e al sicuro se fossi a Los Angeles”. Così cantavano i Mamas and Papas nella storica California Dreaming. Una canzone? Di più. Un inno generazionale, un’icona indimenticabile, un segno eterno degli anni ’60. La California e più nello specifico, la Città degli Angeli, appartengono alla categoria dei luoghi del mito. Il Grande Sogno Americano da queste parti diventa davvero enorme, davvero vasto, davvero a misura del cielo e il piccolo uomo occidentale (soprattutto se europeo e provinciale) in qualche modo vagheggia questi posti come un musulmano fa per la Mecca. Non a caso l’immaginario pop qui diventa forma e sostanza del vivere quotidiano. A cavallo tra i due secoli, da queste parti gli ex-presidenti non solo fanno surf, ma rapinano banche mentre procaci bionde dalle curve mozzafiato salvano inermi bagnanti sulle spiagge più “cool” d’America (com’è che diceva Chandler di “Friends” guardando “Baywatch” in tv? “Correte, correte, correte”…). Ma questa come dire… è un po’ la cartolina buona per il cliché turistico. In effetti dietro c’è dell’altro e tutta questa cultura “sun glasses” funziona un po’ come una copertura di facciata. Di sicuro i senzatetto vengono ricacciati verso le periferie, ai margini della metropoli. Certo a Los Angeles a differenza di quanto succede a New York riesci anche a vedere l’orizzonte, ma è un orizzonte sempre più nero e inquinato. Sotto la cappa, gli insetti sciamano malevoli e dietro lo star system hollywoodiano e la risolutezza del Governator (che da queste parti oltre che amministrativa deve per forza essere anche fisica e ne fa fede la performance di Schwarzy in occasione del recente superincendio che ha flagellato tutta la costa californiana) si nascondono mille facce inquiete di quello che è lo stato più popolato degli States.

La musica infatti diventa lo specchio deformante di tutto questo. Il “declino della civiltà occidentale” in qualche modo comincia qui. Con una tradizione punk hardcore di ferocia innata (Germs Uber Alles!), con una scena trance dal carisma imperituro (i Savage Republic che infatti rinascono a nuova vita) e con i vecchi (il cosiddetto trash metal della Bay Area) e nuovi (il nu metal di Korn e derivati) fasti di un metal che non morirà mai. La musica rock qui è una faccenda chiave come poche altre. “In questo momento la California, musicalmente parlando, è di gran lunga migliore di qualunque altro posto. Qui c’è una forte scena punk/trash party per giovani ragazzi arrabbiati e nel nord della California c’è una bella scena da raver del tipo hippie-meets-electro. E c’è una sotto corrente dappertutto di drone e doom e psych e noi siamo davvero fortunate a farne in qualche modo parte. La cosa comunque è particolarmente strana perché chi davvero può desiderare di essere un hippie raver trash?”. Chi parla è Amanda Brown, una che nel suo piccolo rappresenta la California più psichedelica e out di questi anni. Brown è il cognome acquisito dopo aver sposato Britt Brown. Insieme gestiscono una delle label più scoppiate dell’odierno scenario rock, la Not Not Fun. Materiali e imballaggi improbabili, uscite su formati di ogni tipo (cassette, lp, cdr, cd), artwork dal taglio acido psichedelico con effetto da delirio iper pop e formazioni musicali improvvisate alla bell’e meglio su gradazioni variabili del concetto di primitivismo artsy: Pukers, Barn Owl, Black Monk, Thousands, Barrabarracuda, Ettrick, Quintana Roo, Loosers, Changeling, Family Underground, Shepherds, Weirdo/Begeirdo e tanti altri ancora…

Amanda si nasconde dietro molte di queste sigle ma è insieme a Bethany Casentino che da vita alla formazione più proficua allo stato attuale della sua carriera, le Pocahaunted: “Le Pocahaunted nascono in un modo molto naturale e semplice. Quando ci siamo conosciute, Bethany aveva già una proficua carriera solista che le dava un certo successo web, e io entravo ed uscivo da vari piccoli progetti casalinghi come Weirdo/Begeirdo, Barrabarracuda, Quintana roo e Knit Witch. Unirsi è stato un processo quasi spontaneo. Quanto allo strano nome, sarò sincera… un giorno ho sognato che Bethany ed io eravamo insieme in una band chiamata Pocahaunted. Quando mi sono svegliata ho mandato subito una email a lei, sperando che le piacesse. A lei non importava molto e così è diventato quello il nostro nome. Un nome che ci sta addosso davvero bene e che è diventato come una motto/filosofia di vita per la nostra musica”. Bethany è una bella ragazza bionda ma dall’aspetto lontanissimo da quello di una bellezza tipica di L.A., forse per le sue radici italiane: “Si, sono metà italiana. La mia famiglia è della Sicilia. Mi fa impazzire l’idea di essere una super principessa italiana”.

Il quartier generale delle Pocahaunted è a Eagle Rock, quartiere del nord di Los Angeles dove vivono tutti quanti insieme e aspettano con non troppa preoccupazione la fine del mondo, che da queste parti ha il volto preciso del Big One: “Beh… la faccenda del Big One procede in ogni caso, ma penso che da queste parti nessuno sia veramente preparato. Voglio dire… vendono stranissimi kit di emergenza contro il terremoto nei supermercati  e in tutti gli store del cavolo, ma nessuno di noi ne possiede uno. Comunque, entrambe abbiamo luci al neon di emergenza e una gran quantità di bottiglie di acqua, quindi penso che siamo fuori pericolo.”  Le Pocahaunted sono un esempio perfetto di realtà californiana lontana da stereotipi. L’umorismo deve essere innato: “Quando sono stata in Italia, ad essere sinceri… ho avuto come l’impressione che in giro ci siano molte più belle ragazze che non qui in L.A. – dice Amanda - non solo erano delle gran bellezze, ma erano anche ricche, ben vestite e profumate in un modo davvero sexy. Quindi pensò che voi ragazzi italiani avete un gran super market di belle ragazze proprio dietro l’angolo. Credo che le tipiche cose californiane da cartolina siano classici come il bel tempo, il traffico, le celebrità, le diete veloci e le bevande dietetiche, le cerimonie di premiazione e gli smoothies. Né Bethany né io sappiamo come fare surf. Qualche ragazzo pensa che siamo carine, quindi siamo fortunate.” Bethany prosegue sulla falsariga: “Non credo che siamo degli esempi perfetti di bellezze californiane, e non credo che ci comportiamo in modo particolarmente tipico. Siamo giusto addentro a cose come le sopracciglia folte, lasciare tutto a metà e bere galloni interi di te caldo quando ci sono 80 gradi fuori. L.A. comunque non è propriamente “una giornata in spiaggia””.

Proprio come la loro musica, che sembra agevole e beata in superficie, ma sotto nasconde inquietudini di ogni sorta. Bethany e Amanda cominciano subito a trafficare con i microfoni, i pedali e gli effetti. Il loro marchio di fabbrica è il vocalizzo etereo, mentre la loro musica ha i contorni di una calda mareggiata amniotica. Si pongono sulla stessa linea di tante sirene psych di oggi giorno (Christina Carter, Liz Harris, Inca Ore, Valet) ma i loro riferimenti sono più eterogenei e vanno a pescare più indietro: “Christina, Liz, Eva (Inca Ore) sono dei veri talenti, ragazze bellissime che hanno molto da esprimere nella loro musica e nella loro arte – sentenzia Amanda - ma a dire la verità per quanto riguarda noi, ad influenzarci non sono altre donne musiciste che suonano simili a noi, sebbene le rispetti immensamente. Dovrei dire che siamo state per lo più ispirate da Kate Bush, i Cocteau Twins, Linda Sharrock, Annie Lennox e Stevie Nicks”.

L’alchimia tra le due sembrerebbe scoccata immediatamente se è vero che Bethany candidamente sostiene che “Quando ci siamo unite per iniziare quest’avventura, abbiamo letteralmente aperto le nostre bocche e i suoni che uscivano fuori funzionavano”. Per una delle loro prime performance dal vivo qualcuno, ispirato evidentemente dal nome, si inventa l’espressione “Native Seduction”: “Quando lo abbiamo visto, abbiamo riso entrambe e abbiamo deciso  che doveva essere qualcosa che avremmo usato. Ci piace l’idea che la nostra musica seduca qualcuno li fuori”. Una seduzione mortale come quella delle sirene. Bethany avvia anche un progetto solista, chiamato per l’appunto Siren, ma sembra essere stata un’esperienza estemporanea: “Siren, è stata più che altro un’esperienza occasionale. Una cosa da una volta sola e via. Sono contenta che la cassetta sia piaciuta in giro. E’ stato divertente fare qualcosa da sola, ma non credo di voler continuare ancora. A meno che qualcuno non voglia far uscire un mio nastro solista in cui coverizzo Billy Joel e Bruce Springsteen!”.

L’attività delle Pocahaunted data appena un paio di annetti, ma la discografia è già molto voluminosa e complessa. Il solito repertorio di primitivismo in tirature limitatissime produce il consueto effetto del culto di nicchia. Su ebay spesso le aste riservate alle prime cassette raggiungono cifre considerevoli. Recentemente una cassettina dei Weirdo Bergeirdo ha raggiunto 3 volte il suo valore di partenza. Viene alla mente un vecchio comic apparso su Wire dove si raffigurava un giovane fan dei Throbbing Gristle che usciva pazzo per stare dietro a tutte le micro uscite della sua band preferita. Ma interrogate in merito sia Amanda che Bethany dimostrano una sana dose di cinismo che evita equivoci ideologici o le retoriche ovvie del DIY: “Credo che non direi di no se Sony volesse far uscire 100.000 copie di un nostro album – dice Bethany - ma fino a quel giorno – le fa eco Amanda - proteggeremo l’integrità della nostra musica e non invaderemo i negozi con volgari materiali di produzione di massa. Ci piace che i nostri album abbiano una tiratura abbastanza grande da poter raggiungere tutti i nostri fan, ma abbastanza piccola per sembrare qualcosa di speciale e la rappresentazione di qualcosa di veramente intimo. Come se fosse un regalo da noi a voi.”

A complicare ulteriormente la questione nel caso delle Pocahaunted è una forte tendenza a dividere le uscite con artisti affini, in particolar modo con i Robedoor una sorta di loro corrispettivo maschile. Non a caso il tutto è culminato in un doppio album a tiratura degna di questo nome licenziato nel 2007 da Digitalis, Hunted Gathering, a parer di chi scrive uno dei migliori dischi di psych drone dell’anno passato. La natura vincente di quel disco, che per inciso è l’atto culminante di una serie di micro split tra le due sigle, è l’alchimia degli opposti e una confidenza tra i musicisti che può essere solo quella di una famiglia; “Mio marito Britt, fa molti split con i Robedoor e come un manager gestisce le uscite delle Pocahaunted per noi. Noi ci dividiamo gli amplificatori, gli spazi prove, i concerti, i furgoncini per i tour, le corse, i microfoni e una vibrazione generale che rende la nostra collaborazione così coesa. Ci amiamo l’un l’altro e ci sentiamo come una piccola Eagle Rock California Family. Al momento non abbiamo pianificato altre uscite in collaborazione, ma siamo sempre pronti a fare tour insieme e a fare concerti contemporaneamente come se fossimo un super gruppo, come abbiamo fatto ad esempio quando abbiamo aperto per i Sonic Youth”.

Le Pocahaunted non fanno dischi solo con i Robedoor, se è vero che una dei loro migliori dischi è condiviso con Mythical Best e che di recente hanno diviso i due lati di un album con Christina Carter: “Siamo state molto fortunate a poter suonare e collaborare con la maggior parte degli artisti con cui siamo entrate in contatto. Bobb Bruno, Andy Spore, Jonathan Zeitlin e Britt/Alex dei Robedoor sono musicisti che spesso migliorano la nostra musica. Presto spero che potremo lavorare con membri di Black Black, Metal Rouge, Antique Brothers e altri amici talentuosi su un album di sole collaborazioni.  Credo che ne ricaveremmo solo dei benefici ed è molto divertente comportarsi come degli strambi e bere te e avere gente intorno nel momento di suonare e registrare, come se fosse un party”.

Con i Robedoor c’è un rapporto speciale, anche perché la collaborazione non è solo sul piano musical-strumentale, ma anche su quello più strettamente legato alla gestione delle uscite della Not Not Fun. Gli elaboratissimi artwork sono spesso creazioni di Bethany e Amanda. “E’ Amanda che gestisce la Not Not Fun con suo marito Britt – mi risponde Bethany a riguardo - Io più che altro mi siedo sul loro divano e mangio un sacco di gelato mentre loro fanno tutte quelle cose serissime per la label. Credo che quello che stanno facendo sia fantastico e mi sento veramente onorata di potermene stare li, mentre loro doppiano cassette e altro materiale”. Sul discorso più propriamente legato alla grafica, con tanto di t-shirt ufficiale che fa bella mostra di se indosso ad Amanda su sito ufficiale, mi chiarisce maggiormente le idee Amanda stessa: “La grafica non necessariamente è opera nostra, ma di solito l’art design è accreditato a Bethany e me. Abbiamo una certa precisa idea di come vogliamo che i nostri album debbano apparire e gli artisti con cui abbiamo lavorato (Devon Vermena, Olga Balema, Carrie Dietz, Jeremy Earl) condividono un’estetica comune con cui siamo a nostro agio. In altri casi, ci facciamo da sole grafica e packaging e sono i casi in cui sappiamo già in partenza quale sarà l’abito adatto per la nostra musica. Abbiamo speso una notte intera a ridere come le matte, scegliendo le immagini per la pocahaunted shirt e siamo super fiere di come è venuta!”

Nell’immediato futuro però per Bethany e Amanda ci sono i primi full lenght a nome Pocahaunted. E’ questione di poche settimane per Peyote Road su Woodsist e soprattutto Island Diamonds su Arbor, dove sembra che in gioco ci siano influenze ancora più disparate con riferimenti ritmici tendenti al dub e al funk. “Siamo super fiere dei nuovi album in uscita. Abbiamo tentato di andare in direzioni diverse in ogni disco e personalmente penso che ci siamo riuscite”. A dare credito all’evoluzione gli ascolti sempre più magmatici e caotici delle due. Le loro playlist non sono esattamente quelle che ti aspetteresti da due ragazze così addentre all’universo psych-drone degli anni 2000. “Io sono ossessionata da Billy Joel e ascolto davvero solo lui e altri drogati della east coast come Bruce Springsteen e Paul Simon – risponde pronta Bethany - sono molto addentro anche ai Cocteau Twins, Spacemen 3 e gruppi anni ’60 di sole ragazze come The Ronettes e The Shangri-las; ma oltre a questo adoro cose come Wu-Tang Clan, Jay-z e De La Soul. Penso che il mio disco preferito del 2007 sia stato Fishscale di Ghostface Killah, ma forse è uscito nel 2006 e un super ragazzone con le Nike ai piedi potrebbe darmi della poser per quello”. Chi sia questo super ragazzone con le Nike ai piedi me lo chiarisce Amanda (per spezzarmi il cuore probabilmente…): “Il ragazzo di Bethany sembra uno degli Strokes ma ascolta solo rap e mio marito non ha ascoltato una radio hit che ricordi dal 2002. Viviamo come dentro un grembo, così tendiamo ad essere molto veloci con le nostre infatuazioni in fatto di musica e a non lasciarci impressionare dai trend. Io ascolto soprattutto Fela Kuti e roba funk africana dei ’70, dub super beato come The Lovejoys, soul californiano come Shuggie Otis, Sade, Mos Def e Mf Doom. Lo scorso anno sono stata molto innamorata del disco di M.I.A. Lo abbiamo ascoltato in macchina il giorno del mio compleanno e Bethany e io abbiamo deciso che il suono di un distributore di cassa che si apre e chiude è una bella aggiunta che si può fare ad una canzone”.

E sia allora. Diamo pure il benvenuto alle Kala-Pocahaunted.

 

Guida minima al Poca-World

 

Moccasinging

Prima uscita ufficiale delle due. Una cassetta c38 posta all’interno di una sacchettina adornata con foglie di aquila. Anche se la musica delle nostre si è evoluta molto, queste quattro composizioni fanno ancora il loro sporco lavoro. Canti di pellerossa che evaporano come nube minacciose intorno a fuochi e bivacchi in praterie abbandonate. Lavorate pure di p2p. Non si trova nemmeno su ebay a pagarla oro.

Rough Magic

Su questo ep le due Pocahaunted mettono due dei loro brani migliori e non è un caso che questo tra i fan sia uno dei dischi più apprezzati. Singing Color è una costruzione leggerissima che poggia su una elementare e malinconica frase di piano. Warmer Knives è un girotondo di spiriti sbiaditi. Distorsioni appena udibili e che si trasformano in un ronzio sepolto alla maniera degli Skaters. I La-la-la di sirene fanno il resto. Magia.

Mouth Of Prayer

Uno split con Robedoor che esce due volte su Blankest Rainbows. Il lato delle Pocahaunted è occupato dal brano che da il titolo al disco. Il mestiere è ormai solido. Un arpeggio da spastici che si incastra in un loop, percussioni tribali e un girotondo di echi, delay, effetti spaziali e psichedelici. Seduttivo e ottundente. Ulisse sarebbe impazzito immediatamente.

Mythical Beast/Pocahaunted 12" split

Split con Myhical Beast, altra formazione più che promettente che uscirà quest’anno con un disco su Language Of Stone, la neo etichetta di Greg Weeks degli Espers. Il lato A occupato dalle Pocahaunted ospita il loro brano più apocalittico. E’ Swayed Tongues, un congegno arcano e scurissimo che avrebbe fatto felice il David Tibet di Dog Bloog Rising.

Hunted Gathering

Un matrimonio deciso all’inferno. Primo disco ufficiale per la coppia Pocahaunted / Robedoor. Bethany e Amanda rilasciano le loro composizioni migliori di sempre, mentre i Robedoor proseguono la loro saga del drone apocalittico. Tutto in crescendo verso il suggello della composizione finale che li vede tutti e quattro insieme, come spesso capita anche dal vivo.