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Introduzione
Critica
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OOIOO

di Michele Casella e Antonello Comunale
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Foto: OOIOO

 

 

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Gold And Green (Touch And Go / Wide, 13 settembre 2005)

di Michele Casella

Ormai ben più famose di quanto si potrebbe immaginare, le OOIOO arrivano al nuovo album forti di un glorioso passato underground e di una nuova label come la Thrill Jockey. È inoltre vero solo in parte che Kila Kila Kila sia il gemello femminile delle prodezze dei Boredoms, tali le distanze sonore tra le due band giapponesi. Queste differenze sono perfettamente evidenziate in Ene Soda, assai simile all’incipit di Vision, Creation, New Sun ma che invece di esplodere con esagerata forza centrifuga, mantiene un’astrazione che verrebbe da definire zen: sarà forse merito della sensibilità femminile del quartetto, in cui Yoshimi funge da vera front-girl dopo aver militato negli UFO Or Die e nelle Free Kitten di Kim Gordon.

I suoni sono sempre perfettamente ripartiti nelle composizioni, dando un’importanza capitale ad ogni singola nota per riuscire a creare la giusta mistura di ingredienti sonori. L’influenza della musica etnica è chiara ed incontestabile, soprattutto nelle liriche che richiamano alla mente ricordi ancestrali di Sizuki Ring Neng; allo stesso tempo il suono metallico delle corde di chitarra può essere sistemato in primissimo piano, così come un’incursione di batteria può trovare adeguato spazio accanto ad effetti lounge.

Progressioni post-rock possono essere individuate negli otto minuti di On Mani, mentre un più effettivo avvicinamento alla scena di Chicago risulta evidente dall’ascolto di Northern Lights, in cui reminiscenze di Tortoise ed affini si mischiano perfettamente con la voce di Yoshimi. Imprevedibili ed affascinanti perfino quando si dilungano nell’eccezionale quarto d’ora di Aster e nelle sue evoluzioni visionarie, le OOIOO manomettono la struttura dei loro brani spostando continuamente il baricentro; un’esperienza emozionante e audace. (7.7/10)

  • Uma 
  • Kms 
  • Uja 
  • Grs 
  • Ats 
  • Sai 
  • Umo  
  • Ioa

Taiga (Thrill Jockey / Wide  26 settembre 2006)

di Antonello Comunale

La congrega di Yoshimi alla quinta battaglia. Dopo i robot rosa, viene dicharata guerra alla noia e alla banalità. Questa volta davvero non c’è freno inibitore che tenga. Taiga è l’approdo espressivo lungamente ricercato e se le parentele con i Boredoms sono finite su in soffitta già da un pezzo, con un disco del genere l’unico paragone possibile è quello con la propria nervosa creatività. Detto che in giapponese “Taiga” significa “Grande fiume” è proprio come un torrenziale fiume in piena, che la banda di Yoshimi sputa fuori musiche, suoni e voci. Come sempre del resto, ma questa volta come e più di prima, a cominciare dall’attacco tribale da simil giungla primitiva di Uma che fa capire immediatamente che nessuno degli 88 folli uscirà vivo di qui.

E’ la strana miscela di exotica e avant rock che ha sempre alimentato la musica delle OOIOO ad uscire rafforzata da brani come Kms, che si alterna tra momenti tribaloidi e passaggi di crime jazz esplosa per un ipotetico film di Suzuki. I brani sono come sempre lunghe improvvisazioni dove non si sa mai come andrà a finire: Uja un paludoso brano rock diventa una frizzante danza disco; il quarto d’ora di Sai  si alterna tra rumorose danze mediorientali, chincaglierie congotroniche e funkeggiamenti isterici; la conclusiva Ioa parte come una danza primitiva e poi impazzisce di energia su un dancefloor con gli occhi a mandorla.

L’umore pan-etnico del disco, non si esaurisce nelle percussioni e nel titolo, ma mima letteralmente i motivi della natura: in Grs  una Yoshimi versione sirena, in attesa del primo Ulisse che passi, ulula alla luna mentre la batteria imita le ondate della marea. L’enfasi sulla gestione ritmica, tra corposissimi bassi funk e il primitivismo percussivo, sposa in egual misura la naivetè di certa bongo music alla Enoch Light e la world music meno accademica: le chincaglierie gamelan che intervengono a metà dell’avventurosa Ats, supportate dal cavernoso groove del basso, dai bonghi africani, da un flauto indiano per ipnotizzare cobra e pop music asiatica da catologo Sublime Frequencies, il tutto urlato con l’enfasi di un incrocio tra un manga e Yoko Ono.

Chi ha più bisogno dei Boredoms quando le OOIOO partoriscono musica del genere? (7.5/10)