

C’è chi l’ha considerato l’operazione di marketing più riuscita dell’ultimo secolo e chi invece ha scorto il guizzo inventivo dietro il rivestimento modaiolo, fatto sta che l’omonimo debutto del 2004 dei francesi Nouvelle Vague, ovvero Marc Collin e Olivier Libaux, ha travolto tutti. Sulla carta, l’idea di intingere icone new wave nei colori caldi della bossa nova poteva rivelarsi pericolosamente disastrosa, e invece, grazie a un mix di arrangiamenti leggeri e voci suadenti il risultato è stato sorprendente.
Naturale che alla seconda prova in studio e svanita l’aura di novità la domanda sia: e ora? Ebbene, Bande À Part non è nient’altro che la riproposizione speculare del fortunato esordio: cover di brani più o meno importanti degli anni Ottanta (The Killing Moon degli Echo & The Bunnymen, Blue Monday dei New Order, Bela Lugosi’s Dead dei Bauhaus, la terna migliore del lotto), con una particolare propensione per quelli più melodici (Let Me Go degli Heaven 17, Don’t Go degli Yazoo) catapultati d’improvviso alle isole Fiji, tra percussioni appena accennate, rifrangersi delle onde, armoniche morriconiane (Escape Myself dei Sound), donzelle dall’ugola soave e fiumi di mojito sulla spiaggia (Ever Fallen In Love dei Buzzcocks).
Un pezzo d’estate senza le suggestive sfumature di un tramonto, anche per chi è in cerca di effimere frivolezze. (5.5/10)

Dopo l’inaspettata incursione degli Air nel mondo delle compilation, anche il duo francese viene preso di mira dalla Azuli. Il loro Late Night Tales non può che essere costituito da quegli ingredienti che hanno caratterizzato fin qui il loro percorso musicale: nu-bossa chic, downtempo wave, chanson francese e arty punk. La torta è divisa in modo quasi perfetto e sulle 21 tracce spicca il buon gusto dei francesi (testimoniato già dalle cover nei loro precedenti album) nella sapiente selezione degli originali da miscelare per una tranquilla notte di relax.
Irresistibili e imprescindibili: la versione bossa di Shirley Horn di And I Love Him (nell’originale dei Beatles ovviamente …Her), il Gavin Bryars hitchcockiano in The Vespertine Park, il sogno weilliano degli Art Bears, il recupero di voci della nuova canzone francese, come Phoebe Killdeer e Isabelle Antena e il ricordo anni ‘80 degli indimenticabili Pale Fountains. Il bello di questa compilation sta proprio nella sua capacità di spaziare tra molti generi e mood, riuscendo ad adattarsi a qualsiasi notte e a qualsiasi orecchio, imponendo un rallentamento del ritmo subliminale, quasi terapeutico.
La Azuli conferma con questo disco la sua ‘posizione dominante’ nel mercato downtempo easytronico, confezionando un bijoux adatto a qualsiasi orecchio che voglia rilassarsi. (6.4/10)

Si capisce sempre di più da dove arrivi il bagaglio dei francesi Nouvelle Vague: la selecta compilata da Marc Collin ha infatti al suo interno i suoni tipici delle colonne sonore anni Sessanta/Settanta tanto care alla scuola post-Air che ha definito una nuova onda (appunto) nelle abitudini indie degli ultimi tempi. Il continuo riferimento alla miglior tradizione melodica di arrangiatori francesi (Gainsbourg tanto per citare uno sconosciuto) o italiani (Morricone, Trovaioli o Umiliani) ha contribuito al rinnovamento dell’easy listening che sconfina sempre di più nell’electro (vedi l’imponente lavoro della Irma e dei suoi alfieri Montefiori Cocktail).
Ok quindi all’ennesima operazione di ripescaggio; per iniziare, il disco va più che bene (notevoli gli inserimenti di Rota, Barbieri, il superblues di Colombier, la ballad di Sarde e l’epos di Vangelis): insomma, uno starter per i neofiti o una riconferma per pigri aficionados. Una compilation iperromantica a tratti un po’ leziosa. Un lato dell’easy listening un po’ troppo ortodosso, che andrebbe rimescolato anche con qualche traccia più movimentata. Il prossimo disco della Nouvelle Vague sarà sicuramente una raccolta di ballad. Nu-romantic: ecco la vostra compilation per l’estate sul Pont-Neuf. Per tutti gli altri: un po’ troppo “Tempo delle mele”. (6.0/10)

Dopo aver rivisitato in chiave lounge/bossa classici new wave, Marc Collin ribalta il tavolo da gioco curando una doppia compilation dove gruppi new wave riprendono brani degli anni ‘60/’70. La ragazza Ipanema cambia sesso per mano dei transalpini Antena, la versione sintetica di You Really Got Me dei Silicon Teens va a braccetto con la cover disco-romantica di If You Want Me To Stay ad opera di Ronny.
Alcune cover sono curiose, altre imbarazzanti e spariscono letteralmente di fronte all'esplosiva I Heard It Through The Grapevine delle Slits o a Satisfaction stravolta dai Devo. Orchestral Manoeuvers in the Dark escono con le ossa rotte dallo scontro con Waiting For The Man, la letale Sister Ray dei Joy Division è da brividi. E se precedentemente i Nouvelle Vague hanno convinto Ian Curtis e Bela Lugosi a uscire dalle bare per sorseggiare un cocktail a bordo piscina, qui raccolgono tributi e sberleffi dei loro eroi giovanili e li danno in pasto a curiosi e nostalgici. Forse questo disco esiste da vent'anni, è semplicemente un compila estiva assemblata su MC90 per un viaggio in R4. (6.5/10)