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Introduzione
Critica
Webografia

Miss Kittin

di AA. VV.
Caroline Herve, alias Miss Kittin se vuole ci sa fare come DJ la conosciamo bene: le sue selectas sono impeccabili, le sue vocals ci stanno tutte.

 

 

 

  • Professional Distortion
  • Requiem for a Hit Hervé
  • Happy Violentine
  • Meet Sue Be She
  • Kiss Factory
  • Allergic
  • Soundtrack of Now
  • Dub About Me
  • Clone Me
  • 3eme Sexe
  • I Come.com
  • Neukölln 2

I Com (Astralwerks, 2004)

di Michele Saran

Accanto ai nomi - storici - di Fischerspooner, A.R.E. Weapons e Centuries, l'electroclash annovera Caroline Herve, alias Miss Kittin. All'interno del clima culturale creato dagli hipster underground di New York sulle ceneri dei Suicide, Miss Kittin (nata a Grenoble, Francia) si è sempre contraddistinta per un approccio personale, quasi autobiografico, discretamente distante dalle sfavillanti esibizioni che fanno comunella con le sfilate di moda e le installazioni multimediali (vale a dire, due dei principali tratti distintivi degli ultimi decorsi del movimento). Non solo, ha privilegiato, nel corso degli anni - per essere precisi, dal 2001 - un via meditata e profonda, ai limiti della rivendicazione personale, e per far questo si è spesso servita di collaboratori d'eccezione (tra tutti The Hacker, che addirittura firma il suo primo album, registrato tra il 1997 e il 2001 per la International Deejay Gigolos).

Nel 2004 è la volta di questo I Com. Si parte con un'allegra idiozia che spertica sulla ripetitività del quotidiano (Professional Distortion) e si approda a un forsennato synth-punk à la Cibo Matto (Meet Sue Be She), basato sulla libera associazione fonetica, che si fonde con la vuotezza dei nomignoli vomitati - con altrettanta ostinazione - dai commercial spot. In mezzo ci sta un Requiem for a Hit (ospite un campione in loop di L.A. Williams, poi mimato dalla stessa Herve): ritmica disco su tremolo diafano, con rimandi retrò di Snap "so-90's", contrappunti stupidini di synth e, nell'inciso del pezzo, una specie di finta rievocazione dell'ipotetica hit ormai morta e sepolta.

Da qui in poi arriva una certa svolta. Il disco, che già procedeva per continue botte emozionali dei più diversi registri, incontra ora Happy Violentine, un tipico brano electroclash fatto di superbi incastri sonori e canto sospirato, e così facendo si permette variazioni impreviste e fascinose. Il samba cyber-punk di mugugni dimessi e canto svogliato di Allergic approda addirittura a una landa disco-dance ipnotica e malata di nichilismo congenito ("I'm allergic to myself"), e il vaudeville raggelato da folate asettiche e synth-etiche di Kiss Factory acquista in arrangiamenti da New Order metafisici.

I Com scivola in effetti volatili electro (Clone Me) e medley techno-rave progressivi e incalzanti, con tanto di puntate da club underground e incisi melodico-atmosferici (Soundtrack of Now), ma torna a farsi profondo in brani come I Come.com, in cui lo spoken bisbigliato e quasi impaurito della Herve sulle innovazioni "wireless" duetta con una base minimale e rastremata da modulazioni glaciali. Neukolln ha un'altra sfuriata electro a mezza voce, con una buona tensione emotiva, quasi noir. Dub About Me è forse il pezzo migliore del disco: rabbuiato, nervoso e dolente, ma pure molto ponderato, attraverso l'arrangiamento a scansioni e una linea vocale da infante disillusa. 3eme Sexe, forte di un cantato in francese, conclude con un pregevole recitativo-aria per voce, synth e sincopi ritmiche.

Altro disco molto personale, spesso retto interamente dalla voce della Herve, cui una produzione più sfumata e meno materica avrebbe giovato. Un concept sull'alienazione data dalla cibernetica - calibrato sul registro retorico del climax -, che si lascia prendere la mano dalla naivetè d'annata. Ma che pure ha la profondità di un'umile presa di coscienza. E riesce a parlare della tecnologia tramite i segni della tecnologia. (6.3/10)

  • Kittin is High
  • BatBox
  • Grace
  • Solidasarockstar
  • Barefoot Tonight
  • Play Me A Tape
  • Pollution Of The Mind
  • Wash´n´Dry
  • Metalhead
  • Machine Joy
  • Sunset Strip
  • Playmate Of The Century
  • Lightmaker

Batbox (Nobody's Bizzness, gennaio 2008)

di Marco Braggion

La gattina fa la furbetta. Anche se sono passati più di dieci anni dalle (buone) prove tecniche di house che ci aveva regalato con le Radio Caroline e affini, sembra che non ci si voglia staccare dal mondo fatato della fatidica teen-age. Sindrome di Peter Pan? No. In questo caso i testi ammiccanti - per giovani ricchi di testosterone e pulzelle anelanti una vita spericolata tra palchi alberghi e party più o meno trasgressivi - fanno cadere le braccia e ci ricordano che una parte della scena house è una grande F. F for Fake.

Perché Kittin se vuole ci sa fare; come DJ la conosciamo bene: le sue selectas sono impeccabili, le sue vocals ci stanno tutte e il suo culo si muove bene. Quando si tratta di andare oltre il menù à la carte, non c’è molto di cui stupirsi. A parte il singolo Kittin Is High (energytechno con testo sexy), Metalhead (una deep cupa che ricorda le storiche collaborazioni con The Hacker) e il richiamo ottantiano alle Bangles (Playmate Of The Century), il disco offre una carrellata di tracce scontate al confine tra una easytronica da classifica ubertamarra (tra le altre BatBox che vorrebbe rifare Roisin Murphy o Solidasarockstar che dissimula mid-tempi in stile Ciccone) e qualche visione progressiva.

Se con I Com avevamo sperato nella mutazione, con questo nuovo lavoro purtroppo (date le ottime capacità di produzione) dobbiamo gettare la spugna. Miss Kittin, quando ti deciderai a crescere? Ottimo per ventenni vodkaredbull, per tutti gli altri un fiasco.(4.8/10)