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The Microphones / Mount Eerie

di AA.VV.

 

 

 

 

 

  • The Sun
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  • Universe
  • Mt. Eerie
  • Universe

The Microphones - Mount Eerie (K Records, 2003)

di Massimo Padalino

Ex Old Time Relijun, batterista basico, bravo ragazzo, nemico delle spacconate, bizzarro però: Phil Elvrum è tutto ciò e ancor più. È, ad esempio, un campione delle dissonanze quanto della più immota quiete. Positiva, razionale eppure emotiva, inquieta la sua mente tende, in musica, sempre più al caos deliberato, al disordine creativo.
Come tutt'e tre furono quelli che lo precedettero (gli album "Don't wake me up", "It was hot, we stayed in the water" e "The Glow, pt. 2"), anche il nuovissimo "Mount Eerie" (un concept, pare) è inzuppato fin alle midolla d'entropia. In esso Phil sfoga le sue passioncelle sonore di sempre, quelle per il dilettantismo genial-pervicace di Lou Barlow, per i più eterei e rumorosi My Bloody Valentine (…le melodie "risorgive", che vengono e vanno dal e nel frastuono generale), per il Tim Buckley maggiormente spaurito (la dilatazione sonora come metafora d'allucinazione) e per certe psichedelie abrasive e "freakettone" dei primordi (Amon Duul I, Red Crayola….forse). L'intensità di tali "devozioni domestiche" diviene pratica e trova un suo maturo picco artistico (dopo l'ottimo "The Glove", dell'anno passato) nei due lunghi componimenti che, di fatto, sono il lato A e B di questo "Mt. Eerie". Essi hanno il sapore d'un mito di fondazione e d'una cosmogonia tutte private. Inutile citare un brano o un titolo piuttosto che l'altro.
Non è album di canzoni questo. Diciamo, invece, che la prima facciata dipana una religiosità cosmica alla Sun Ra: poliritmie da Africa nera, tribaloidi happenings percussivi (con buona pace della comune, prima versione, dei teutonici Amon Duul), musique d'ameublement ed infine tanto e ancora tanto rock krauto. Sollevate ora la puntina , alzate la plastica dal piatto e riponetela al contrario sullo stesso. Nulla cambia, penseranno alcuni: facciata diversa, identiche sonorità. Lasciando che i suoni fluiscano…qualcosa di nuovo, in effetti, accade. Ai soliti ingredienti se ne aggiungono ora di nuovi, e la faccenda nella sostanza cambia molto: estenuanti recitativi a fior di labbra (tiranti in ballo la " lovely music" di Robert Ashley e persino il "pop minimalista" della Anderson di "Big Science"; 1982), melodie celestiali, rumorismi d'accatto, stacchetti funky che han perduto la via, vertigini (chitarra ed elettronica) al calor bianco.
L' "educazione tecnica" nello sviluppo sonoro di queste due suite risulta davvero essere minima; piuttosto i Microphones puntano all' "erudizone musicale" (conoscenza di generi e metodi nell'odierna popular music) per forgiare un efficace strumento "espressionista" che, sempre più a fondo, sondi e dia vita alle riposte fantasticherie (musicali e non) affollanti oramai la testa del loro leader (deformandole, magari). In ciò sta la loro arte e il nostro godimento.

    Disc 1
  • I Want Wind To Blow
  • The Glow Pt. 2
  • The Moon
  • Headless Horseman
  • My Roots Are Strong And Deep
  • Instrumental
  • The Mansion
  • (something)
  • (something)
  • I'll Not Contain You
  • The Gleam Pt. 2
  • Map
  • You'll Be In The Air
  • I Want To Be Cold
  • I Am Bored
  • I Felt My Size
  • Instrumental
  • I Felt Your Shape
  • Samurai Sword
  • My Warm Blood
    Disc 2
  • Where Lies My Tarp?
  • I Felt My Size (acoustic)
  • I Hope You Wish You'd Die
  • I'm Like You, Tree
  • The Glow Pt. 2 (sequel)
  • We're Here To Listen
  • Sleepy Hollow
  • Lanterns
  • Map/Moon
  • The Glow Pt. 2 (version)
  • I Want Wind To Blow (backwards)
  • Instrumental (version)
  • The Moon (version)
  • Samurai Sword (version)
  • The Gleam Pt. 2 (version)
  • My Roots...(version)
  • I Felt My Size (version)
  • My Warm Blood (humming)
  • You'll Be In The Air (version)
  • The Mooooon (version)

The Microphones – “The Glow” Pt.2 (2001 - K Records, marzo 2008)

di Paolo Bassotti

Il tema centrale di molti grandi album degli ultimi anni, pensate ad esempio a Ok Computer, a The Sophtware Slump o a The Soft Bulletin, è il rapporto dell’uomo con la natura, la morte e la tecnologia.

In “The Glow” Pt.2, uscito nel 2001 e ora ristampato dalla K Records con un CD supplementare, Phil Elverum/Elvrum esplora tale relazione in un modo assolutamente unico, sia per il punto di vista impiegato, sia per le modalità di realizzazione. La natura domina su tutto. In essa l’uomo si perde e si fonde. La morte, reale e metaforica, è parte di un processo di annullamento della propria identità, accettata con serenità, in quanto punto di partenza per un processo di rinascita (c’è tra i pezzi del secondo CD addirittura un brano intitolato I Hope You Wish You’d Die). Non stupisce che nelle note autobiografiche del suo sito Elverum affermi di essere morto in Norvegia nel 2002, prima di poter ritornare alla sua Anacortes (sul Pacifico, poco a sud del Canada) e ricominciare a fare musica con un nuovo nome - come impone ogni rito di passaggio - non più The Microphones ma Mount Eerie. Tale sottomissione alla forza e all’incanto della natura segna naturalmente anche il rapporto amoroso. Elverum canta l’ambizione di percepire il corpo della donna amata con la stessa estasi con la quale sente il vento e il mare. In I Felt Your Shape la presenza della Vita arriva come un’epifania: “Ho sentito la tua forma e ti ho sentito respirare/il su e giù del tuo torace/ho sentito la tua primavera/le tue nevi invernali”. C’è un’eco delle curiose esplorazioni sessuali del Jeff Mangum di In The Aeroplane Over The Sea, con la differenza che Elverum pare non avere reticenze né paure nell’arrendersi al mistero.

La caratteristica più spiazzante dell’album è il modo in cui viene trattata la tecnologia. Persino indossare una maglietta sembra innaturale, e abbiamo un commovente climax nel momento in cui il protagonista della title track si spoglia per lasciare splendere la segreta lucentezza della propria pelle. Del resto già nel brano di apertura aveva implorato il vento di soffiargli via i vestiti.

L’artefatto umano del quale Elverum si libera con più convinzione è però la stessa musica rock. La forma dei pezzi e la loro disposizione nell’album, negano ogni aspettativa del consumatore di canzoni. I brani di “The Glow” Pt.2, galleggiano in un mare fatto di silenzio e di impalpabile rumore, decidendo da soli quando iniziare, quando confondersi l’uno nell’altro, quando prediligere il frastuono del feedback o quando lasciarsi accarezzare da un chitarrina leggera e storta.

In questo disco gli strumenti non suonano, succedono. Il risultato è un album unico, che richiede continui ascolti e che mai si lascia completamente decifrare. Nel 2001 molti sottolinearono il paradosso che un lavoro tanto lo-fi potesse essere apprezzato pienamente solo in cuffia, in modo di poter prestare attenzione a tutti i piccoli movimenti sismici di questa terra viva. L’ascolto in solitaria è però limitante: proprio per il fatto di essere tanto inafferrabile “The Glow” Pt.2 è destinato a essere qualcosa di nuovo ogni volta che viene vissuto, in ogni diversa condizione.

Le tracce del disco supplementare, versioni alternative e outtakes, funzionano come note a margine e non come appendice. Sono brevi schizzi, aperture a ipotesi possibili (molto interessante è The Moon, il capolavoro dell’album, proposta in una versione che pone in primo piano il sax). Spingono a ritornare all’album originale, alla sua perfetta sequenza, che si apre con nubi temporalesche e si chiude con la consapevolezza, dolce e inquietante, che, anche nella più profonda solitudine, ci saranno gli insetti a sentire il calore del nostro sangue. (9.0/10)