
Insieme ai conterranei Hives, gli svedesi Mando Diao sono una delle band di maggiore successo del rock and roll revival degli ultimi anni, specialmente in patria, in cui i precedenti Bring Em In (2002) e Hurricane Bar (2004) hanno ottenuto consensi ragguardevoli la cui eco è giunta anche dalle nostre parti. Ode To Ochrasy è il “fatidico terzo album” che però, piuttosto che fare il punto della situazione, non cambia di una virgola la formula consolidata, avvalendosi peraltro della collaborazione in fase di mixing di Owen Morris, già dietro il desk di Verve e Oasis.
I canoni del genere vengono tutti ribaditi per l’ennesima volta e marchiati a fuoco nel segno di Libertines e Strokes (l’apripista Long Before Rock And Roll), con una spruzzata di melodia beatlesiana (via Noel Gallagher, of course, come in Tv & Me) e un po’di folk simil-drakeiano a fare da contorno (la title track); se c’è qualcosa che manca è quell’attitudine stilosa e buffonesca che invece hanno gli Hives, in favore della quale i songwriter del gruppo Gustaf Norén e Björn Dixgård preferiscono pose da canonici rocker consumati dalla vita on the road (il termine ochrasy è stato appunto coniato per l’occasione). Peccato, perché un po’di sano divertimento in più - e di simpatica cazzonaggine - non avrebbe guastato al già godibile amalgama. (6.4/10)

Never Seen The Light Of Day, repentino quarto capitolo a firma Mando Diao (Ode To Ochrasy era uscito appena un anno fa), odora di sogno nel cassetto finalmente realizzato. Complice un tour negli States, al solito e robusto revival r’n’r che fieramente portano avanti sin dagli esordi gli svedesi somministrano robuste iniezioni di America anni ’60, avvolgendolo un manto orchestrale fra Love, pop d’autore e colonne sonore western. Il risultato, ancorché mieloso o improbabile, è invece una relativa (e gradita) sorpresa, nel suo mettere insieme apocrifi Pete Doherty (Madacam Cowboy, If I Don’t Live Today…) e vibrazioni positive in stile Forever Changes (Gold, Mexican Hardcore), i Beatles di A Hard Day’s Night (Never Seen The Light Of Day, Misty Mountains) e i Walker Brothers in fregola country (I Don’t Care What People Say), velleità da soundtrack in stile Gainsbourg nel West (Dalarna) e financo un Dylan d’antan (l’incipit di One Blood). Piacevole, ad essere ingenerosi, e non solo per i fan più devoti. (6.7/10)