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Little Annie

di Antonello Comunale

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  • Freddy and Me 
  • Derma
  • Lullaby
  • The Good Ship Nasty Queen
  • Absynth tea-ism 
  • If I Were a Man  
  • Diamonds Made of Glassine
  • Strange Love
  • Sit on Down
  • End is Near

Songs From The Coal Mine Canary (Durtro Jnana/ Goodfellas, aprile 2007)

di Antonello Comunale

Ci sono volti che guarderesti senza mai stancarti. Volti che raccontano storie come libri. Volti che vivendo si sono meritati un impalpabile appeal di carisma. Il volto di Annie Anxiety Bandez è uno di questi. Lo sguardo ti fulmina immediatamente anche se arriva da una malconcia jpeg in bassissima risoluzione e non ha l’eyeliner a mettere in evidenza. Dal vivo probabilmente Annie trasforma le persone in pietra e ipnotizza gli astanti con mezzo sorriso. Lei è una che ha scritto ormai un voluminoso capitolo nella storia segreta dell’arte made in New York. Un curriculum che alla voce “spiriti affini con cui si è collaborato” elenca gente come Current 93, Coil, Crass, Adrian Sherwood, Kid Congo Powers, Larry Tee, Wolfgang Press, Nurse With Wound, Bim Sherman, e tanti altri ancora… Insomma il profilo della dark lady che per prenderti per le palle non ha bisogno di fare mossette o scoprire due cm di pelle.

Con il pericolo però di giocare sempre sulla linea di confine che separa l’attore dal personaggio. Esattamente il carattere che alberga nelle canzoni di questo Songs From The Coal Mine Canary ultimo nato nella discografia di Annie e primo concepito nell’accogliente casa Durtro Jnana di David Tibet. A dare una mano ci sono “Sua Onnipresenza” Antony e Joe Budenholzer già in Backworld e Small Creatures. Le stilosissime ballad di Annie, che sanno tanto di torch songs anni ’30 quanto di notturno cantautorato jazz stanno sempre lì, tra la suggestione e la maniera, tra lo standard e l’azzardo. Antony lungi dall’aiutare a muovere in direzioni più avventurose affoga tutto nella consueta melassa mélo dei Johnsons.

Annie dal canto suo se non è diventata la preferita di David Lynch è solo perché la sua voce non è che sia straordinaria, ma con delle corde vocali più potenti, come quelle di Julee Cruise per esempio, il regista di Velluto Blu avrebbe adorato e utilizzato in qualche suo film. Un disco che sa di maniera ma che si lascia sentire senza noia per tutta la sua durata. Probabilmente appartiene alla categoria delle cose che migliorano invecchiando e non mi stupirei se fra 30 anni, in occasione della ristampa con bonus e outtakes, il me stesso del 2037 si sperticasse nelle lodi iperboliche che si conservano solo per i classici inattaccabili. (6.5/10)

  • It Was A Very Good Year
  • Song For You
  • Private Dancer
  • One For My Baby & One More For The Roas
  • If You Go Away
  • Victim
  • Yesterday When I Was Young
  • The Summer Knows
  • I Still Haven't Found What I'm Looking For
  • All I Want For Christmas

Little Annie & Paul Wallfisch – When Good Things Happen To Bad Pianos (Durtro Jnana, febbraio 2008)

di Antonello Comunale

Little Annie è di nuovo tra noi dopo appena un annetto dal precedente Songs From The Coal Mine Canary, ma va subito detto che questa volta non è sola. Si fa accompagnare da un pianista di mano finissima come Paul Wallfisch, che evidentemente qui mette a frutto tutto il mestiere accumulato in anni di collaborazioni eccellenti, che spaziano dai NY Dolls ai Firewater. When Good Things Happen To Bad Pianos non è però il nuovo album vero e proprio di Annie. Trattasi infatti del classico disco di cover, che complice anche il taglio soul-jazz degli arrangiamenti, va in qualche modo a fare coppia con il Jukebox di Cat Power. Come da prassi, il gioco principale di questo tipo di lavori sta tutto nella performance e nel modo di variare il materiale con cui ci si confronta. E’ per questo che di norma si cerca sempre il colpo di teatro. Tori Amos è una che questo lo sa benissimo (Lei è stata capace di fare la cover al piano di Raining Blood degli Slayer…), ma anche Little Annie dimostra di conoscere bene le regole. Questo disco allora segue l’andazzo senza tanti colpi di scena. Le cover vanno da Jacques Brel a Charles Aznavour da Mark Knopfler agli U2 (I Still Haven't Found What I'm Looking For… eccolo qua il coupe de theatre). Lavoro in sé ottimo, ma se visto dal vivo. Su disco ha pochi motivi di interesse, ma dopo tutto è solo questione di pochi giorni, giacchè Little Annie e Paul Wallfisch passano per l’Italia con il loro tour proprio in questi giorni. Verificate dal vivo.  (6.0/10)