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Kings Of Convenience
di ©2004
Antonio Puglia, Edoardo Bridda e Stefano Solventi
Un collegiale dall’aria
malinconica, tanto carino fuori quanto tormentato dentro, un occhialuto
nerd, rosso di capelli, troppo timido per uscire con le ragazze: assieme
sono i Kings Of Convenience, una ragione sociale fondata su un'ostinata
ricerca di semplicità che da sempre si lega all'amore per Simon & Garfunkel.
Qualità e convenienza
introduzione ai Kings Of Convenience
di ©2004 Edoardo Bridda e Antonio Puglia
Avvistati per la prima volta ai festival estivi dell'estate del 1999, due
ragazzi norvegesi di Bergen (da cui proviene anche il ragazzo prodigio Sondre
Lerche) rispondenti al nome di Erik Glambek Bøe (cantante/chitarrista)
e Erlend Øye (chitarrista), riescono ad attirarsi le simpatie dell'americana
Kindercore che l’anno seguente darà alle stampe il primo, eponimo
e sfortunato album.
L'approccio intimista, e strumentalmente “opportunista”, come
loro stessi ammettono, non funziona; la formula necessita forse di qualche
cambiamento, magari sarebbe opportuna una giustificazione a un sound che
altrimenti non sortisce sufficienti entusiasmi, ma Øye e Bøe
non demordono e ci riprovano l’anno seguente, cambiando label (la Source)
e qualche arrangiamento.
Quiet Is The New Loud (sei tracce dell'esordio
più alcuni inediti) è l'inaspettato risultato: un piccolo caso
nel mondo indie di inizio millennio che, oltre a riscuotere consensi e successo,
si fa portatore (suo malgrado, probabilmente) di una precisa weltanschaung
palesata sin dal titolo. Così, se da una parte la formula del duo
richiama smaccatamente l'estetica di una gioventù genuina, semplice,
amante della natura e dell'innamoramento, dall'altra vi è una presa
di posizione contro tutto ciò che è aggressivo, lascivo e urbano
(leggi: rock).
L'approccio anti-alienazione, riferito all'impronta della stragrande
maggioranza delle espressioni musicali attuali, li associa per
opposizione massima ai Radiohead;
laddove i ragazzi di Oxford sembrano essersi fatti carico di un disagio giovanile
profondo e radicato negli adolescenti occidentali, i Kings of Convenience,
a loro volta, rimarcano la loro estraneità come a voler sottolineare
che, in qualche parte del mondo (l'incontaminata Norvegia), certe cose non
sono state dimenticate e alcuni valori sono sempre al primo posto. Viene a
mente anche la Scozia di metà ’90 dei Belle and Sebastian,
teatro di storie di gioventù dei sobborghi che consuma i propri piccoli
drammi esistenziali smithsianamente, nell’intimità della propria
cameretta, tra una strimpellata all’acustica e un libro di Joyce. O le
lande desolate dell’Islanda, tratteggiate musicalmente dai Sigur
Ros, in cui è possibile perdersi e ritrovarsi ancora una
volta.
Le posizioni della critica vanno da sé: i sostenitori, anche sull'onda
dell'entusiasmo per il cosiddetto (e fantasmatico) New Acoustic Movement,
applaudono un approccio pulito e cristallino, pacato e tranquillo, perfettamente
armonizzato nelle parti vocali e oculato negli inserti di strumenti aggiuntivi
alle chitarre acustiche (sax, pianoforte e batteria); altri s'indignano
proprio per questa mancanza di originalità, dovuta soprattutto a un consapevole
quanto stucchevole recupero dell'estetica Simon & Garfunkel (che
fa tanto musica per gli acquisti all'Ikea).
In effetti la somiglianza con gli autori di The Sound Of Silence c'è,
nulla da nascondere a riguardo, ma è altrettanto vero che il riferimento
al duo newyorchese è opportunamente denaturato e svuotato di quella
retorica post-adolescenziale radicata negli anni '60. Se infatti Paul
Simon era il cantore di una generazione bisognosa di imparare
la lingua dei sentimenti nell'aridità della società del tempo, intenta
a rincorrere il boom economico e lasciarsi alle spalle l'orrore della guerra,
Erik Glambek Bøe s'accontenta, ben più umilmente, di parlare
a tutti coloro che all'intrattenimento urbano preferiscono una giornata nel
parco tra amici e un falò.
Questo elogio della quotidianità nei suoi aspetti più semplici,
filtrata dal uno sguardo romantico e naif, è alla base dell’odierno
successo dei Kings Of Convenience che, dopo inaspettate incursioni elettroniche
(l’album di remix Versus) e parentesi
soliste (i giochi dietro al consolle di Erlend Øye, artefice anche dell’ultimo DJ
Kicks), sono finalmente giunti a un nuovo capitolo, Riot
On An Empty Street, nel quale, tra conferme e piccole squarci
sul futuro, perpetuano la loro ricerca di una semplicità voluta cocciutamente,
ma senza alcuna urgenza comunicativa. Ancora una volta, il silenzio è il
nuovo rumore …e forse dall'Ikea si è passati a Habitat.
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