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Introduzione
Critica
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Kim Hiorthøydi ©2004
Edoardo Bridda
Una sensibilità intima, domestica, quotidiana. Folk che si fa musica elettronica e viceversa. Racconti che suonano senza bisogno di parole. Quadretti color pastello e field recordings, feste in casa tra amici e pomeriggi in cameretta, Aphex Twin e i Kings of Convenience. ![]() Il lato intimo dell’elettronicadi ©2004 Edoardo Bridda
Noto negli ambienti di arte grafica come autore delle copertine di Motorpsycho
e dei musicisti di etichette quali la Smalltown Supersound e la Rune Grammofon,
Kim Hiorthøy, timido e ossuto trentenne nato a Trondheim nel nord
della Norvegia, è un ragazzo tutt'altro che statico. Accostato a nomi legati alla scena IDM per l'uso di timbri analogici e
ritmi pastello, Hiorthøy è stato paragonato all'Aphex
Twin ambientale
di Selected Ambient Works II e I Care Because
You Do; quest’illustre
influenza/infatuazione gli ha permesso di ottenere ampi riscontri a livello
internazionale sin dal
2000, data di pubblicazione dell'esordio discografico Hei. Non sorprende che nelle influenze musicali del Nostro compaia perciò il nitore della musica nipponica, weltanshaung intrisa di tinte anche forti, ma compresa in figure minute e ordinate; come non desta stupore nemmeno la vicinanza alla scena che alcuni critici cominciano a chiamare nu folk tronica, ovvero quel genere strumentale che vira le sonorità della scuola Warp inizio novanta verso forme più sensibili e emotive. Four Tet amabilmente prima e Arovane propriamente dopo - e in un certo senso Milosh - potrebbero essere alcuni punti di riferimento per comprendere la musica di Hiorthøy: un suono casalingo che si avvale dell'uso di macchine analogiche e di teneri motivi fanciulleschi, lontano dalle fascinazioni metalliche e acquatiche, dall'intellighenzia glitch, dalle logorroiche ricerche di errori software, fruscii e reiterazioni sonore. Suoni più o meno organizzati, talvolta solamente concreti (come nel
caso di For The Ladies), sempre home-made, casalinghi per bisogno ma anche
per attitudine, alla ricerca di un mezzo espressivo che si lascia alle
spalle il significante più vicino al concetto di modernità e
progresso kraftwerkiano. La musica di Hiorthøy, per certi versi una versione elettronica della sensibilità dei Kings Of Convenience (anch'essi norvegesi, ma di Bergen), rivela quanto di questi tempi l'esplorazione sonora si leghi alla semplicità e quindi costituisca la confidente preferita per esprimere, senza l’ausilio delle parole, il valore della quotidianità. |
![]() 01 Politiska Dikten Återvänder
02 Forskjellige Gode Ting 03 Den Fula Skogen Bakom Köket 04 Torture Happiness 05 Jag Finns Inte Mer 06 Juli 07 Teckningar Och Folk 08 Det Vigsenkallelige Veddet Som Er Gjort 09 Giving & Taking Book 10 Det Skulle Vigsenkallelige Veddet Som Er Gjort Og Makten TÅ Tilgi 11 Hängar Långsamt I Luften 12 Untitled 13 Hip Hop Is A Way Of Life 14 Han Brydde Sig Inte Om Att Stiga Upp, Hela Dagen Lät Han Nya Bilder Och Funderingar Komma Och Visste Inte Alls Vem Han Var. Det Var En Fridfull Och Mycket Spännande Dag |
Hei (Smalltown Supersound, 2000)di ©2004 Edoardo Bridda
Benché non propriamente in linea con le tendenze glitch ed electro-clash che di lì a poco si faranno largo nel mercato elettronico, Hei, prima prova dell’artista norvegese, viene felicemente accolta dalle riviste di musica specializzata. Su basi drill (drum)’n’bass, ma molto più frequentemente attraverso i breakbeat amati dal genio della Cornovaglia, il norvegese costruisce con gusto, come piccoli bonsai, timidi brani umorali e alcune composizioni più ritmate che trasformano gli scenari danzerecci della techno (come dell’house come della drum’n’bass) in giocosi quadretti dalle tinte pastello. Il suono, fanciullesco e a volte autunnale, svela una sensibilità legata in ugual misura sia all’orientale che all’occidentale; in questa chiave, suoni acquatici (Politiska Dikten Återvänder, Teckningar Och Folk) e compostezze zen si mescolano all’uso svagatamene cameristico di strumenti acustici quali pianoforte, viola, violino e chitarra (un percorso che non sarà estraneo ai Sack Und Blumm e a molta nu elettronica tedesca). Hiorthøy possiede un occhio di riguardo per la musica giavanese (il gamelan per l'utilizzo di timbri acquatici) ma non tralascia altresì l’impronta techno detroitiana (le tastiere in Torture Happiness) e i suoni concreti (i dialoghi di Politiska Dikten Återvänder, le risate e le fischiettate di Giving And Talking Book e i piatti di Teckningar Och Folk); questi ultimi, benché in questa sede poco utilizzati, mettono a fuoco una weltanshauug a tratti infantile (Den Fula Skogen Bakom Köket) ma fondamentalmente domestica, giocosa, nitida e composta (Juli). Caratteristica dell’artista è la reticenza a svelare i propri sentimenti: l’intimo svolgersi degli affetti domestici è di fatti catturato nella sua essenza eminentemente descrittiva, l’ideale contraltare a una natura silenziosa e invernale osservata dalla finestra di casa o dal finestrino di un’automobile (Hänger Långsamt I Luften, 12, Hip Hop Is A Way Of Life), oppure, come accade in divertite rivisitazioni di brani house (Giving And Talking Book è di fatto una versione ambient lo-fi di When I Fell In Love), la risacca flemmatica di mattine seguenti a feste danzerecce. Hei non raggiunge le vette di I Care Because You Do (Aphex Twin, 1995) e il paragone in sé non sarebbe neppure corretto; piuttosto rappresenta una buona collezione di acquerelli sonori, un albo folk nell’era di un’umanità che attraverso l’elettronica riscopre se stessa, senza bisogno di parole. (6.8/10) |