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Introduzione
Critica
Webografia

Killers

di Antonio Puglia

 

 

 

  • Sam's Town
  • Enterlude
  • When You Were Young
  • Bling (Confession of a King)
  • For Reasons Unknown
  • Read My Mind
  • Uncle Jonny
  • Bones
  • My List
  • This River Is Wild
  • Why Do I Keep Counting?
  • Exitlude

Sam’s Town ( Island / Universal, 3 ottobre 2006)

di Antonio Puglia

A sentir loro, il secondo capitolo Sam’s Town – giunto dopo il fortunato debutto Hot Fuss, che ha per lo meno dimostrato come l’emul rock, con qualche accortezza, può anche farsi mainstream - sarebbe un tentativo di recuperare le proprie radici americane attraverso una sorta di concept. Già, perché i Killers, sebbene inglesi d’adozione (musicalmente e di fatto, avendo “sfondato” anzitutto grazie a quella scena), in realtà sono di Las Vegas. Cosa meglio allora di indossare un bel paio di baffoni western e infilare un po’ di retorica finto-Springsteen nel loro originario miscuglio di wave ’80 e new romantic duraniana?

Il risultato è, senza mezzi termini, nefando. Specie se questo si traduce in una pomposità e una pesantezza alla Queen - loro erano ironici, però… - che taglia fuori tutto l’appeal melodico e catchy che il progetto poteva avere all’inizio in singoli come Somebody Told Me (e non facciamo i finti tonti, ché anche qualcuno di voi l’avrà pur ballato).

Non ci sarebbe tanto da stupirsi poi, visto che una certa ricerca di epos in stile U2 non mancava neanche agli inizi (a rincarare la dose, oltre al reclutamento di Alan Moulder e Flood in control room, le chitarrine The Edge ultima maniera buttate qua e là, per tacere dei vocalizzi alla Bono), ma cosa dire di fronte a cavalcate tamarre degne dei Survivor (sì, quelli delle colonne sonore di Rocky) come Bling e Uncle Jonny? Se poi For Reasons Unknown e Read My Mind recuperano un minimo di fascino pop, basta sentire l’attacco e lo svolgimento di This River Is Wild per capire quanto pasticciato e improbabile sia questo mix.

Se davvero questo è un tentativo da parte di Brandon Flowers e compagni di essere “reali”, allora a questo punto è molto meglio la finzione di plastica delle luci Las Vegas… Mamma mia… (3.0/10)

  • Tranquilize
  • Shadowplay
  • All The Pretty Faces
  • Leave The Bourbon On The Shelf
  • Sweet Talk
  • Under The Gun
  • Where The White Boys Dance
  • Show You How
  • Move Away
  • Glamorous Indie Rock and Roll
  • Who Let You Go?
  • The Ballad of Michael Valentine
  • Ruby, Don't Take Your Love To Town
  • Daddy's Eyes
  • Sam's Town ( Abbey Road Version)
  • Romeo and Juliet
  • Change Your Mind ( UK Bonus Track)
  • Mr. Brightside (Jacques Lu Cont's Thin White Duke Remix)

The Killers – Sawdust ( Island / Universal, 13 novembre 2007)

di Antonio Puglia

Che i Killers siano diventati una delle realtà più established del pop tutto, in grado di contendere non solo le copertine patinate ma anche gli onori e i plausi della gente che conta (vedi anche la recente partecipazione alla colonna sonora del biopic joydivision-iano Control, in cui rileggono Shadowplay), è un fatto ormai difficilmente confutabile. Solo così potremmo accettare qualcosa come Tranquilize, l’inedito di apertura di questa compilation di rarità, piombata sul sempre affollatissimo e remunerativo mercato natalizio. Eppure, non basta. Perché dovremmo anche accettare un’altra verità, ovvero che le capacità di discernimento del sig. Lou Reed, protagonista - nostro malgrado - del duetto, non siano più tanto affidabili.

Meglio glissare - malignità a parte, il pezzo è francamente terribile - e soffermarsi sulla sostanza qui proposta, che non è poi mero raschiamento del barile ma anzi propone outtakes e rielaborazioni ad hoc di brani già editi, mischiate a b sides assortite. Il bello di queste raccolte, di solito, è che mettono in evidenza lati nascosti, certe sfumature che usualmente sono appannaggio dei soli affezionati; magari quella gemma nascosta che non ce l’aveva fatta a finire sull’album, o quella particolare session in cui era uscito fuori qualcosa di irripetibile.

Ma, ahinoi, sul piatto non gira Hatful Of Hollow, e detto ciò si potrebbe anche chiudere qui. Però ecco, a sentire l’inedita Leave The Bourbon On The Shelf ci ricordiamo di certa leggerezza glam-pop dell’esordio Hot Fuss (ah, quei ritornelli), come anche in Under The Gun, e il romanticismo semi-parodistico di Show You How (con incipit quasi lo-fi!) e il Bowie esagerato di The Ballad Of Michael Valentine hanno il loro perché; e per chi è a caccia di stranezze, c’è perfino un’incursione nel country Ruby Don’t Take Your Love To Town, senza contare la Romeo And Juliet dei Dire Straits (che, però…vabbè), o una Sam’s Town spogliata e classicheggiante. Come dire, il potenziale non è del tutto assente. Questo non lo si è mai messo in dubbio; semmai è il gusto pomposo e kitsch che imperversa anche qui - praticamente nel resto delle tracce -, che continua a farci vedere i Killers come una grande occasione sprecata (ad esser buoni), o come un pacco formato famiglia (ad esserlo meno). (4.7/10)