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Introduzione
Critica
Webografia

Kelley Stoltz

di AA.VV.

 

 

 

  • Wave Goodbye
  • Little Lords
  • Ever Thought Of Coming Back
  • Words
  • Mystery
  • Summer’s Easy Feeling
  • Memory Collector
  • Birdies Singing
  • The Rabbit Hugged The Hound
  • The Sun Comes Through
  • Winter Girl
  • Prank Calls
  • No World Like The World

Below The Branches (Sub Pop / KIZMAIAZ, 7 febbraio 2006)

di Andrea Erra

Kelley Stoltz, californiano di Frisco, suona tutti gli strumenti e registra in casa sua: dopo il successo - ottenuto grazie al passaparola - di Antique Glow (2004) e un rifacimento di Crocodiles di Echo & The Bunnymen (intitolato Crocodials, 2005) si ripresenta con Below The Branches, tredici tracce di rock acustico, caratterizzate da melodie orecchiabili e accattivanti e arrangiamenti semplici, che creano una sensazione di familiarità.

Sonorità folk/country di chitarra, un piano con dei semplici arpeggi o ribattuti, melodie dal sapore beatlesiano, qualche passaggio vagamente psichedelico e il piatto è pronto: niente di nuovo o di straordinario, ma ben fatto e senza esagerare o pretendere l’impossibile.

O, detto più crudamente, un manifesto di ciò che si può fare avendo una buona base di conoscenze musicali (competenze pratiche, tanti ascolti) e del buon hardware per la registrazione in casa, senza però quello spirito innovativo, trasgressivo, contestatario del punk (per quanto riguarda l’utilizzo degli strumenti) e dell’hip-hop (per le possibilità di “fai da te” che l’home recording e la computer music permettono), tratti che hanno reso originali gli esordi di Beck.

Va comunque riconosciuto a Stoltz il merito di saper scrivere melodie che attirano l’attenzione.

(6.5/10)

  • Everything Begins
  • Tintinnabulation
  • The Birmingham Eccentric
  • Gardenia
  • Mother Nature
  • To Speak to the Girl
  • Put My Troubles to Sleep
  • When You Forget
  • Your Reverie
  • I Nearly Lost My Mind
  • Something More
  • Reflecting
  • Morning Sun
  • You Alone

Kelley Stoltz - Circular Sounds (Sub Pop / Audioglobe, 2 febbraio 2008)

di Antonio Puglia

A volte le vecchie collezioni di dischi causano danni irreparabili ai loro possessori. Vedi il sig. Kelley Stoltz, americano all’anagrafe ma - spesso - inglesissimo alle orecchie, che si è messo in testa di riscrivere tutto da solo (o quasi) il pop dei golden sixties; Kinks uber alles, ma anche Donovan, Beach Boys, Velvet Underground, Zombies, i vecchi Floyd... Un gioco – qui arrivato alla quarta puntata – che gli è valso la fiducia della Sub Pop e che, va detto, gli riesce anche piuttosto bene, da buon artigiano qual è.

Circular Sounds è fatto di canzoncine che, una volta assodata la provenienza (Ray Davies, guarda bene nelle tasche!), stanno anche in piedi da sole, ricche come sono di intuizioni melodiche più che felici e di arrangiamenti in sapiente bilico fra lo scolastico e l’eccentrico (il suono è, come per ogni one man band, multistrato e ben farcito); Kelley poi ogni tanto riesce anche a infilarci quel sufficiente pizzico di personalità (specie nel gusto, prima che nella sostanza), tuttavia non andando oltre un onesto sforzo di sintesi.

Ma anziché cercare ulteriori giustificazioni per l’artefice, forse sarebbe soltanto il caso di lasciarsi andare al prodotto, ovvero le canzoni: i gustosi confetti orch-pop di Everything Begins (Sufjan, occhio, alle tue spalle!), le scosse semi-garage di The Birmingham Eccentric (che vedremo benissimo riletta da Gruff Rhys e i suoi animaloni super-pelosi), le stramberie di You Alone, il rhythm’n’blues à la Band di To Speak To The Girl, lo psych avventuroso di Reflecting, il surf mischiato a barocchismi Left Banke di When You Forget... I filologi del pop vintage ringraziano, commossi. (7.2/10)