Caratteri: [Small] [Medium] [Large]

John Foxx

di Teresa Greco
Gli ultimi lavori del musicista inglese, tra presente e passato...
Foto: Elvis Costello

 

 

  • Stray Sinatra Neurone
  • Lost New York
  • Kurfürstendamm
  • Skyscraper
  • The Projectionist
  • Looped Los Angeles
  • Points Of Departure
  • X-Ray Vision
  • Smokescreen
  • Underwater Automobiles
  • A Peripheral Character
  • Shadow City
  • Interlude
  • Thought Experiment
  • Hand-Held Skies

Tiny Colour Movies (Metamatic / Artful Records, 5 giugno 2006)

di Teresa Greco

Composto da 15 tracce strumentali concepite a commento di altrettanti corti appartenenti a una collezione privata, Tiny Colour Movies è album atipico nella storia dell’ultimo Foxx, tornato sulle scene musicali nel 1997 dopo un’assenza di ben 12 anni.

Dopo le eccellenti collaborazioni/sperimentazioni con Louis Gordon (Shifting City, 1997) e Harold Budd (Translucent / Drift Music, 2003), l’ex Ultravox! compie un salto temporale nel suo passato e nelle sue influenze (in piena musica atmosferica e sintetica), tra Eno (Shadow City, Stray Sinatra Neurone, Skyscraper colma di echi bladerunneriani), Tangerine Dream (Kurfürstendamm, Underwater Automobiles), Kraftwerk (Looped Los Angeles, periodo Autobahn), autocitazioni dichiarate dalle parti di Metamatic (come si legge sul sito ufficiale), per un elettroambient eterico e datato che nulla aggiunge alla sua carriera (se non aiutarne magari la riscoperta, per chi se lo fosse perso) e che forse avrebbe giovato vedere in uscita accoppiato alle immagini che sonorizza.

Tiny Colour Movies resta quindi un album interlocutorio, in attesa di un prossimo disco con Louis Gordon in uscita quest’anno. (6.5/10)

  • From Trash
  • Freeze Frame
  • Your Kisses Burn
  • Another You
  • Impossible
  • Never Let Me Go
  • A Room As Big As A City
  • A Million Cars
  • Friendly Fire
  • The One Who Walks Through You

John Foxx and Louis Gordon – From Trash (Metamatic / Audioglobe, 13 novembre 2006)

di Teresa Greco

Messi per un attimo da parte i panni ambient alla Cathedral Ocean (progetto in collaborazione con Harold Budd e Steve Jansen), arriva per John Foxx From Trash, il quarto disco realizzato insieme al produttore, musicista e DJ Louis Gordon, (dopo Shifting City, 1997, The Pleasures of Elecricity, 2001 e Crash and Burn, 2003). Pura musica sintetica, un ritorno al passato e alle radici elettro-rock e synth pop. La vena melodica, applicata alle fredde macchine ballardiane, risuona limpida tra caldi echi kraftwerkiani (A Room As Big As A City, From Trash, Another You), sintesi BowieEnoRoxyNeu! (Your Kisses Burn) glam tra Iggy e art-kitch alla Bolan (Friendly Fire), claustrofobie (Impossible) e ipnosi post-punk (Never Let Me Go), tra alienazione e scenari apocalittici (A Million Cars) così familiari al Nostro e ai suoi /nostri incubi metropolitani. Un modo per esorcizzare le paure, forse.

Un tuffo al cuore, questo ritorno. Tra le recenti ristampe dei primi Ultravox! di foxxiana memoria e il ricordo delle prove soliste del Nostro (Metamatic su tutte) si situa quest’ultimo disco, una prosecuzione e un ritorno di quel percorso musicale e tematico, già in parte accennato con il precedente strumentale Tiny Colour Movies. Fuori tempo massimo? In fondo Foxx cita se stesso e il suo immaginario con una capacità di sintesi encomiabile e questo basta. (6.9/10)

  • 20th Century
  • The One That Walks Through You
  • A Million Cars
  • He’s A Liquid
  • Metal Beat
  • Plaza
  • Underpass
  • Ultraviolet/Infrared
  • Crash And Burn
  • The Man Who Dies Everyday
  • Slow Motion
  • From Trash
  • Hiroshima Mon Amour
  • Just For A Moment
  • No One Driving
  • My Sex
  • Endlessly (bis)

Live: Milano, Transilvania (14 aprile 2007)

di Teresa Greco

Un balzo spazio-temporale mica da poco. In un apparentemente tranquillo sabato sera milanese ci si ritrova - nel non pienissimo Transilvania - catapultati in una terra di mezzo, i cui confini risultano labili. Circondati in maggioranza da una fauna di replicanti new wave più o meno giovani assistiamo all’apparizione di John Foxx, non quello ambient e riflessivo degli ultimi tempi, ma decisamente quello tra post-punk e synth-pop degli Ultravox! e della prima parte della carriera solista.

Un excursus che dalle origini procede per i classici di Metamatic (a discapito di The Garden, ed è un peccato…), inframezzati dal presente e dal passato prossimo dell’artista. Accompagnato dal fido Louis Gordon – che offre uno show personale agitandosi come un folletto - , con il quale ha realizzato negli ultimi anni quattro dischi tra elettro-rock e synth pop, il Nostro appare in gran forma, anche vocalmente e offre più di un’ora e mezza di concerto serratissimo. Entrambi alle tastiere ed effetti elettronici, vengono circondati da nuvole di fumo che creano un’atmosfera di algida impenetrabilità, sortendo uno strano effetto nel contrasto con il calore delle melodie e i racconti di quotidiana alienazione metropolitana. Il battito metallico-metamatico si manifesta sin da quasi subito, e come resistere a una scaletta che presenta, in successiva sequenza, classici quali He’s A Liquid, Metal Beat, Plaza, Underpass? Per non parlare di reminescenze ultravoxiane (The Man Who Dies Everyday, Slow Motion, Hiroshima Mon Amour, My Sex), a cui assistiamo increduli di cotanto amarcord. E fortunati di aver potuto esserci. In mezzo, i pezzi più o meno recenti (Crash And Burn, From Trash) anche in versione allungata, che pur non sfigurando appaiono per forza di cose più sfumati dei classici di Foxx. Il quale sembra godere parecchio per averci offerto più di uno sguardo al suo passato. Assisteremo, magari in un futuro non lontano, a un’altra reunion eccellente? Chissà.