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Inca Ore

di Vincenzo Santarcangelo e Stefano Pifferi
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Foto: Inca Ore

 

 

 

  • The Garden of the Awakening Orchid
  • Spine Milk
  • Blue Train
  • Glossolalia The Gift Of The Tongue
  • The Birds
  • 1950s Beatnik Poetry
  • Metal storm
  • Lucky One
  • Cape Meares
  • I Will Kill You
  • Forest Feeling

Inca Ore with Lemon Bear’s Orchestra – The Birds In The Bushes (5RC / Goodfellas, 3 novembre 2006)

di Vincenzo Santarcangelo

In The Birds In The Bushes riconoscerete il suono di almeno metà dei vostri utensili da cucina. Eva Saelens, già autrice di alcuni CD-R e al lavoro in varie collaborazioni con Axolotl, Yellow Swans, Gang Wizard e Jackie-O-Motherfucker, ha deciso di lasciare inascoltato qualsiasi richiamo del (proprio) buon senso e, dimentica di freni inibitori, scarica su un’ora abbondante di disco - inspiegabilmente pubblicato dalla 5 Rue Christine - tutte le proprie paranoiche velleità artistico-sperimentali.

Chiusasi in un cottage in riva al mare nei pressi di Cape Meares, Oregon, con il polistrumentista Lemon Bear - figura misteriosa ma a quanto pare coinvolta in vari progetti di genere - si lascia andare ad ore e ore di improvvisazione con strumenti a fiato, chitarre, qualunque oggetto scorto nei paraggi, field recordings che parodiano la musique concrete e, soprattutto, con la propria voce.

Su un caotico magma sonoro totalmente amorfo - fieramente ostile a qualsiasi  superstite scampolo di struttura -, si posano vocalizzi che nemmeno Cathy Berberian, ululati, urla, mugugni quasi sintomi di ecolalia. Come degli Animal Collective sotto l’effetto di una dose particolarmente andata a male, quasi fossero degli allievi indisciplinati di Meredith Monk, si divertono ad infierire sul cadavere ancora caldo della folk song e alla lunga sulla pazienza del malcapitato ascoltatore, assistiti dai sodali Josue Martinez, Chris Dubois, Meghan Remy e Richard Moore in una efferata gara al massacro. Si salvano giusto il tribalismo tantrico e patafisico di Blue Train e 1950s, la stasi psichedelica indotta da fiati e  piano in Cape Meares, gli esperimenti in analogico della conclusiva Forest Feeling. Ma davvero non basta a fugare l’impressione di essere di fronte ad un colossale raggiro, ad uno dei primi parti davvero deformi di quell’eccesso di weirdness ormai imperante in ambito folk. (4.5/10)

  • Chiseling The Hidden Diamond
  • Graphing The Mirror Angels
  • Rainbow Trout: Song For Traveling Women
  • Facilitator Of Singbird Sisters (Live)
  • Little Lamb

Tom Carter & Inca Ore – Rainbow Trout (Wholly Other, 2007)

di Stefano Pifferi

L’esordio di qualche tempo fa su 5RC di Eva Saelens, a.k.a. Inca Ore non era passato inosservato. La critica aveva unanimemente considerato quell’album, nato sulla scia delle freakerie post-moderne di Animal Collective, come uno dei dischi più brutti dell’anno appena trascorso. Della serie, va bene il post-modernismo, ma sbattere pentole e pentolini per un’ora non può e non deve essere considerata avanguardia.

Ora la signorina si ripresenta per questo duetto con Tom Carter (metà Charalambides, per chi non lo sapesse ancora) e il risultato è lontano mille anni luce da quel disco. Come a dire che la differenza la fanno le scelte giuste, specialmente se è chi accompagna a fornire la spina dorsale di questi cinque lunghi pezzi. Spina dorsale tanto per dire, dato che le composizioni sembrano più spettrali evanescenze post-folk che organismi ben definiti, frattali sonori piuttosto che strutturate organizzazioni di note. Difatti è inutile parlare di pezzi, tanta è la omogeneità che li contraddistingue; meglio sarebbe parlare di suite in più movimenti in cui si distingue Chiseling The Hidden Diamone, nella quale Tom rifinisce 14 minuti di apatico e fluttuante tappeto sonoro fatto di stratificati drones di chitarra, mentre Inca deraglia con vocalizzi magmatici e piuttosto inquietanti.

Nulla per cui strapparsi i capelli, ma un buon viatico per tenere d’occhio l’avanzare del sottobosco folky americano. (6.5/10)