

Dopo una prova d’esordio poco meno che meravigliosa (Coming On Strong, pubblicato nel 2004 dalla Moshi Moshi Records), erano in molti ad attendere gli Hot Chip al varco del secondo album, ansiosi di capire se quel disco fosse stato veramente l’inizio di un’avventura sopra le righe oppure un fortunato incidente di quelli che sempre più spesso accadono a coloro che si cimentano con laptop, console giocattolo e macchinari vari. Una curiosità divenuta addirittura morbosa da quando è cominciata a circolare la voce che la band inglese aveva stretto un patto d’acciaio con i tipi della DFA entrando quindi in combutta con quello che è il team di produttori più agguerrito, chiacchierato e corteggiato del momento.
L’idea comune era che questo sodalizio potesse generare delle vere e proprie alterazioni stilistiche in casa Hot Chip magari rendendo più heavy e pulsante il groove della band. Niente di tutto questo è invece successo, il dna della band inglese è rimasto pressoché inalterato, sempre fedelmente ancorato a quel techno/soul/pop di matrice eightes che anche in questo secondo episodio costituisce la piattaforma ideale dalla quale si diramano le evoluzioni sonore di Joe Goddard e soci. Apparentemente più “solare” e scanzonato di Coming On Strong, The Warning viene letteralmente spedito in orbita dai primi due singoli estratti dall’album And I Was A Boy From School e Over And Over (per chi avesse voglia, tempo e desiderio, in circolazione esistono molte versioni di questi due brani licenziati in formato sette e dodici pollici con ottimi remix firmati, tra gli altri, da Erol Alkan e Solid Groove), rispettivamente una limpida cavalcata pop house come gli X Press 2 impegnati a produrre il nuovo singolo degli Orange Juice ed un improbabile numero spastic dance rock contornato di chitarre elettriche, videogame e fraseggi di organo, il cui video, in fottuto nerd style, è già diventato un must sulle televisioni specializzate.
Il resto dell’album si attesta, ovviamente, un gradino al di sotto dei due brani precedentemente citati, ma è comunque materiale di grandissimo spessore: la title track si allunga come un vellutato carillion breakbeat dal ritornello assassino, Look After Me il brano da ascoltare nel post party accoccolati con la ragazza del cuore, Arrest Yourself la traccia electro che i Talking Heads scriverebbero oggi, So Glad To See You una robo ballata per ingranaggi umani, No Fit State semplicemente quello che manca nell’ultimo album dei Royksopp ovverosia la Beta Band alle prese con la contemporaneità euro-pop. Impossibile chiedere di più, difficile immaginare qualcosa di meglio in ambito (techno) pop. The Warning è un album da possedere a tutti i costi. (8.0/10)

Dopo due album incredibilmente perfetti, una serie di remix di grande caratura (essenziale il loro lavoro di manipolazione sull’ultimo singolo dei !!!) ed una serie di live show partoriti con grande eleganza e dedizione, gli inglesi Hot Chip si rivelano anche come compilatori di classe sopraffina. Non ci sono cazzi che tengano, siamo di fronte ad una delle “cose” musicali più importanti attualmente in circolazione.
La decisione dei responsabili della K7! Di affidare a loro l’ennesimo episodio della celebrata serie DJ Kicks è una scelta di grande spessore, che restituisce dignità all’atto fisico del mescolatore di dischi oggi più che mai detronizzata da playlist, trend e volgari software per il missaggio impeccabile. Gli Hot Chip esplorano la materia pop con la certosina abilità di un chirurgo, la passano ai raggi X e ne estrapolano una scaletta che non si vergogna di mostrare una cultura musicale troppo spesso messa a disagio.
E così, tra un Tom Zè che si accosta all’inedito dei compilatori, un Joe Jackson a braccetto con Audion ed i This Heat a fare da ponte tra la dub disco dei Black Devil Disco Club ed il soul di Ray Charles, si consuma uno dei più eccitanti momenti musicali degli ultimi tempi. Immensi. (8.0/10)

C’è grosso fermento dietro al fatidico numero tre per i cinque soul nerd albionici: un promo blindatissimo con speaker robotico che pasticcia durante tutta la sua durata, un’orda di indie kid now generation che non vedono l’ora di farne una bandiera, nonché i loro avatar scribacchini che già da un mese vomitano fiumi di parole nei forum e nel web con recensioni e cronache track-by-track, commenti esultanti e bla bla bla. Sono fatti troppo potenti per non essere analizzati, pure più della bontà del disco stesso, specie poi in questi Duemila magmatici e intimamente distratti, farraginosi e soprattutto in ipercinetica reinvenzione/immersione nel passato “dove tutto suonava più vero” (quando invece nei Novanta degli Spencer, dei Primal Scream e dei Beck quel passato veniva reinventato orgogliosamente con un distillato di postmodernità naïf).
Dunque, white soul “laid back”, formula vecchia per un paradigma che si vuole sempre più presente, gli Hot Chip sono la versione 2.0 da cameretta dell’r’n’b dei Timberlake e Timbaland da stadio, una sintonizzazione su un minimo condiviso molto più trasversale e contagiosa della ferraglia hardware incrostata dall’anacronismo indie o dall’iper-tech futurista post-pasticcaro dell’undeground dance. Una bandiera europea che scavalca a destra la Morr Music fatta da indie kid stufi della depression che vanno a ballare in casa di amici in accordo con il trend proibizionista cofferatiano.
Il sentire duemila interseca gli Ottanta (il soul bianco) e i Novanta (l’onda lunga della generation E), e ancora, il Breakbeat e il Synth Pop piroettati in cassa dritta a piacere con una spolverata di origini (Kraftwerk e New Order). I nostri Amari già avevano attinto da questo vaso proprio in dialogo a distanza con i nostri, ma ora i mentori brit - inevitabilmente sotto i riflettori- squarciano il velo sempre più vicino della prima decade 00, major sotto il culo e distribuzione con i cannoni puntati.
Il synth cosmico di Out At The Pictures, lo slowtempo intimistico e questa volta “saggio” di Whistle For Will funzionano bene e il disco regge ascolti ripetuti senza scollacciarsi, anche se in certi punti la strizzatina d’occhio diventa quasi un “fuck you”. C’è pure una hit degna di Over And Over che probabilmente è Ready For The Floor. Ma questo è un album di attitudine più che di pezzi e gli Hot Chip sono now-ninja, cavalieri Jedi del today-floor, per quanto pericolosa può essere - in senso prospettico - la loro (messa in) scene. Per ora ci accolliamo il rischio. Quel che sarà, domani, sarà. (7.0/10)