La concretezza e il controllo di Stockhausen. Un'idea del teatro musicale "totale" ma allo stesso tempo antiwagneriana. L'influenza di Hanns Eisler.
L'importanza della poesie di Heiner Mueller e l'esperimento rock dei Cassiber. La musica di Heiner Goebbels penetra la società del passaggio di millennio con l'occhio e l'orecchio di una contemporaneità eterogenea e multiculturale.

Qualcuno lo ha paragonato a Stockhausen, per il forte controllo che esercita sulle sue opere, qualcun altro ha addirittura provato ad accostarlo a Wagner e alla sua visione totalizzante di intendere musica e teatro come un’unità inscindibile nel concepimento dell’arte. Paragoni scomodi, indubbiamente, dai quali prova a svincolarsi con tutte le forze, contrapponendo a figure così imponenti e ingombranti quella di Hanns Eisler, il compositore anti-elitario per eccellenza, il comunista delle avanguardie storiche, sua maggiore fonte di ispirazione. Come se non bastasse, egli stesso dichiara di aspirare al capovolgimento dell’opera d’arte totale di memoria wagneriana, provando a spezzare la molteplicità del teatro tradizionale nei suoi singoli elementi, rendendoli così indipendenti gli uni dagli altri, opere nell’opera. Nel suo teatro musicale (che rappresenta una parte importantissima della sua produzione) i mezzi impiegati servono più a rafforzare i singoli elementi (luci, costumi, musica ecc.), a renderli indipendenti piuttosto che a considerarli parte del tutto. Ogni elemento racconta una storia a sé, che diventa parte di tutta l’opera nel suo complesso.
Non ci tiene a dare un’idea di completezza, Heiner Goebbels. Anzi, è proprio attraverso l’incompletezza, la scomposizione che il compositore cinquantatreenne, adottivo di Francoforte, cerca di dare senso al proprio lavoro. Elogio dell’incompiuto, ma con un atteggiamento per niente naïve, anzi con una meticolosità - questa sì - vicina al vecchio Karlheinz.
Per Goebbels politica e musica non sono da considerarsi come strati sovrapposti: la musica non interpreta il pensiero politico, ne fa parte, lo compenetra. E’ in questo che probabilmente si sente maggiormente l’influenza di Eisler, nella sua ridefinizione della musica in chiave politica, partendo dagli elementi più basilari come la disposizione e l’uso dell’orchestra, con il fine di democratizzare la materia musicale, non solo a parole o attraverso espliciti riferimenti.
Tanta radicalità anti-accademica si manifesta nell’uomo attraverso una pacatezza e una sobrietà difficili da immaginare attraverso le sue note. E’ sicuro di sé e chiaro come un bravo insegnante quando parla della sua concezione del teatro musicale, ma poi quasi si commuove quando fa riferimento ad Heiner Müller, suo grande amico e collaboratore per una vita. Goebbels appare quasi estasiato quando descrive il poetare di Müller, lasciando intendere che la sua musica non sarebbe stata la stessa senza quell’inesauribile fonte d’ispirazione rappresentata dal suo connazionale scrittore.
La molteplicità delle sue esperienze è testimone della multiculturalità della sua produzione artistica. Nella musica di Heiner Goebbels trovano posto, senza alcun tipo di gerarchizzazione, il jazz, il rock, la musica dei Griot africani, campionamenti di musiche di Prince, testi di Kirkegaard e Poe, il contrappunto bachiano e la plastica voce di David Moss.
Nato nel 1952, già dalla fine degli anni ’70 comincia a scrivere per il teatro e per il cinema, ma è con le opere radiofoniche che riscuote un notevole successo negli anni ’80. Werkommener Ufer, Die Befreiung Des Prometheus, Wolokolamer Chaussee I-V e Schliemanns Radio, gli regalano durante tutto il decennio vari premi dedicati ai radiodrammi.
Non pago di queste esperienze, nel 1982, insieme a Chris Cutler e Christoph Anders (ai quali si è aggiunto in seguito anche il sassofonista Alfred Harth) dà vita al progetto di rock sperimentale Cassiber. Più che una band, l’incontro (come lui stesso ama definirlo) tra personalità musicali forti e allo stesso tempo diverse, che si stimolano a vicenda durante l’arco di un decennio unendo il linguaggio del rock, la sperimentazione, la poesia e l’improvvisazione in uno stimolante spazio libero traboccante di idee.

Come se non bastasse, questo piccolo tedesco dall’aspetto bonario e dagli occhi penetranti, negli anni ’80 ha composto anche musiche per balletti e le sue prime opere di teatro musicale (Der Mann Im Fahrstuhl, Newtons Casino, Romische Hunde). Ma è il decennio successivo che vede fiorire le sue ambizioni teatrali, unite a un maggior interesse per la scrittura per grandi orchestre.
Sono gli anni dello splendido ritratto urbano di Surrogate Cities(1994, tra le sue opere più riuscite ed ispirate); di Schwarz Auf Weiss (1996), composta per la morte di Müller; degli esperimenti di “democratizzazione” orchestrale di Eislermaterial (1998), in cui, con l’annullamento della figura del direttore e la diversa disposizione degli esecutori, Goebbels tenta una sorta di rivoluzione socialista nell’orchestra, lavorando sulla musica di Eisler.
L’importanza che riveste, nella musica del compositore tedesco, il rapporto con il testo non riguarda soltanto la stretta relazione artistica con Heiner Müller. Da Edgar Allan Poe (Shadow / Landscape With Argonauts) a Alain Robbe-Grillet, Rainald Goetz ( La Jalousie, Red Run, Heracles 2) Francis Ponge e Joseph Conrad (Ou Bien Le Debarquement Desastreux), Goebbels ha provato a confrontarsi con gli stili letterari più diversi, a volte limitandosi a musicare il testo, altre volte commentandolo solo con la musica, come in una sorta di poema sinfonico del ventesimo secolo.
Credo non sia un torto considerare Heiner Goebbels uno dei pochi compositori che, a partire dalla seconda metà del secolo scorso, sono riusciti a interpretare musicalmente in maniera opportuna e significativa le trasformazioni della società globalizzata. In lui la tradizione “colta” occidentale convive con il pop e le musiche del mondo con incredibile naturalezza, creando un paesaggio sonoro in continua trasformazione e in cui l’invenzione vive in assoluta libertà.
Dopo il successo della Settimana Stockhausen dello scorso anno, la seconda edizione della rassegna Concerti Contemporanei è stata dedicata ad Heiner Goebbels. Bologna, Modena e Reggio Emilia hanno ospitato i lavori orchestrali del compositore tedesco, che è arrivato con una bella sorpresa: Chris Cutler
Dopo la settimana di concerti e incontri dedicata l’anno scorso a Karlheinz Stockhausen, l’Emilia dei teatri (Teatro Comunale di Bologna, Rec-Festival D’Autunno di Reggio Emilia e Teatro Comunale di Modena) e Angelica, mettono insieme le forze in occasione della seconda edizione della rassegna Concerti Contemporanei.
La scelta di dedicare questa edizione ad Heiner Goebbels ricade in un periodo di grande rivalutazione del compositore tedesco nel nostro paese. Dopo aver presentato in prima nazionale al festival dell’Unione dei Teatri Eraritjaritjaka il 25 e 26 settembre, Goebbels, appena due giorni dopo, ha aperto la Biennale Musica di Venezia con l’esecuzione della versione integrale di Surrogate Cities.
Forte dei riconoscimenti di pubblico e critica, l’ex Cassiber si è presentato nelle città emiliane con un programma di tutto rilievo, sintesi del lavoro dei suoi anni ’90, periodo in cui maggiormente si è impegnato nella composizione per grandi orchestre. Un ritorno, quello bolognese: erano esattamente dieci anni che Goebbels - allora ospite della quinta edizione di Angelica - non metteva piede nella città felsinea.
I concerti di Bologna e Modena presentavano una scaletta molto simile: Ou Bien Sunyatta, una composizione per kora, voce e orchestra e The Horatian - Three Songs (da Surrogate Cities) hanno fatto assaggiare al pubblico di entrambe le città l’ampiezza dei confini musicali di Goebbels. Da un lato la tradizione africana dei Griot (sorta di cantastorie africani) incontra l’orchestra occidentale, provando a dialogarvi. Dall’ altro la voce soul della cantante americana Jocelyn Smith intrerpreta tre testi di Heiner Müller.
Mentre però i modenesi hanno potuto godersi una prima assolta (la versione per trombone e orchestra di Die Faust Im Wappen), il programma bolognese non è stato da meno, con l’esecuzione di Aus Einem Tagebuch, per campionatore e orchestra, commissionato a Goebbels nel 2002 da Simon Ratte per i Berliner Philharmoniker: un insieme di piccole impressioni, emozioni musicali che traggono spunto da appunti di un diario. Un po’ estraneo al programma, ma non meno suggestivo, il “saluto a Scelsi” della violoncellista statunitense Frances-Marie Uitti, persona molto vicina a Scelsi, che ha eseguito un’inedita ballata per violoncello e orchestra del 1946 del compositore ligure.
Tutt’altra storia il concerto di chiusura a Reggio Emilia, unica occasione in cui Heiner Goebbels si è presentato anche nei panni di esecutore, o meglio, d’improvvisatore, con il suo vecchio amico Chris Cutler. Insieme (rispettivamente al pianoforte e alle percussioni) hanno dato vita a una performance incredibile. La loro perfetta sintonia non ha fatto assolutamente pesare i dodici anni trascorsi dall’ultima volta che i due hanno suonato insieme. Il pianoforte, accarezzato e insieme straziato, violentato nel suo intimo (le corde), dialogava perfettamente con i tappeti percussivi di Cutler, spesso mescolando i timbri nel tentativo di originare un unico suono.
Da improvvisatori Cutler e Goebbels si sono trasformati poi in solisti dell’ Icarus Ensemble che, sotto la direzione del giapponese Yoichi Sugiyama, ha eseguito Writings II (tratto da Black On White del 1996). Per chi, come me, considera Cutler uno dei più importanti musicisti dell’ultimo trentennio, è stato entusiasmante avere la conferma di aver assistito a un evento eccezionale, probabilmente al di sopra delle già grandi aspettative. Cosa che, purtroppo, ha fatto passare in secondo piano le pur belle esecuzioni di Heracles 2 e La Jolousie (con testi di Müller e Grillet), entrambi supportati dall’ ottima recitazione di Samuele de Marchi, che ha letto i rispettivi testi (in italiano il primo, in francese il secondo).
Heiner Goebbels sta attento dietro la cabina di regia, sembra partecipare alle sue stesse opere anche quando non attivamente. La sua arte è talmente coinvolgente da portare a sé tutti, anche il suo autore. L’applauso, dopo l’ultima nota dell’orchestra, risuona come una fastidiosa sveglia, che interrompe un bellissimo sonno per avvisarti che bisogna ritornare alla vita di tutti i giorni. Sospiro, guardo la gente soddisfatta e corro contento verso la stazione.