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Headlights

di aavv
Si definiscono “indiepop con un tocco di shoegaze” e non si può dar loro torto: gli Headlights veleggiano con calma e self-control sul mare appena crespo della forma-canzone più tonda, ma sono ancorati saldamente al fondo dalla cura estrema (in post-produzione) di un arrangiamento composito e multi-stratificato.

 

Copertina: ...
  • Your Old Street
  • TV
  • Put Us Back Together Right
  • Pity City
  • Songy Darko
  • Owl Eyes
  • The Midwest Is The Best
  • Lions
  • Lullabies
  • Struggle With Numbers
  • Words Make You Tired
  • Hi-Ya!
  • Signs Point To Yes (But Outlook Not So Good)
  • I Love, You Laugh

Kill Them With Kindness (Polyvinyl Records / Goodfellas, 8 agosto 2006)

di Marina Pierri

Kill Them With Kindness è il disco di debutto del trio dell’Illinois e come opera prima colpisce positivamente, vista la qualità e la rifinitura. Molti passi lontano dal lo-fi- old indie di certe altre buone band della Polyvinyl (occhio ai Someone Still Loves You Boris Yeltsin, appena firmati), l’asse di posizionamento degli Headlights slitta sul pop sinfonico: al più classico dei set di strumentazione si aggiunge ora un piano che spesso e volentieri fa da protagonista, ora uno xilofono in sordina, ora un synth in punta di piedi, una distorsione multipla, una fisarmonica. Degli archi, persino. Ogni voce non-umana del coro si aggrega e aderisce a quella preponderante della tastierista Erin Fein, 23 anni - che ricorda un po’ Amy Millan (i cui Stars hanno più di qualcosa in comune con gli Headlights) e un po’ Eleanor Friedberger in formato zolletta di zucchero – o di Tristan Wright, che, con lo slancio spettrale di un Jason Lytle, arricchisce il collage sulla spudoratamente “grandaddyesca” Signs Point to Yes (but outlook not so good) o di Lullabies, scandita da un piano vagamente vaudeville.

Non esattamente sorprendenti, ma senz’altro costruite egregiamente, le canzoni degli Headlights declinano in maniera sottile ma rilevante un verbo pop che si resta ad ascoltare volentieri, vedi Put Us Back Together Right, la bella Owl Eyes e la altrettanto interessante Hi-Ya!. E se nel complesso l’emozione viene sorpassata a destra dall’attenzione formale, a Kill Them With Kindness non si può negare il marchio di qualità. (7.2/10)

Copertina: ...
  • Get Your Head Around It
  • Cherry Tulips
  • Market Girl
  • On April 2
  • School Boys
  • Some Racing, Some Stopping
  • So Much For The Afternoon
  • Catch Them All
  • Towers
  • January

Some Racings, Some Stopping (Polyvinyl, 19 febbraio 2008)

di Andrea Provinciali

Con Some Racing, Some Stopping questa giovane band dell’Illinois conferma e migliora quanto di buono era già emerso dal loro interessante debutto del 2006, Kill Them With Kindness. Senza tanti fronzoli gli Headlights riescono a costruire dieci semplici canzoni pop tanto morbide quanto intrise di nostalgica allegria. Trentatré minuti di contagiosa immediatezza melodica. Non una nota di troppo, non un episodio fuori luogo. Il loro è classico indie-pop targato Polyvinyl, ma con una vivacità virale da non avere eguali nel catalogo. La primavera non aspettava altro che l’arpeggio iniziale di Get Your Head Around It per inondare il mondo con i suoi colori accesi e luminosi e concedere al sole di scaldare accordandosi all’allegria emanata da Cherry Tulips e Catch Them All. Poi sono le malinconiche opacità della titled track e di Market Girl a intonarsi con i pastelli gentili della sera e riportare quella giusta freschezza stagionale. I sogni notturni sono affidati, invece, alla bellissima January: nostalgico bozzetto acustico dove sono addirittura i mai dimenticati Bedhead ad essere evocati. Proprio la delicatezza stilistica di quest’ultimi sembra attraversare in filigrana tutti gli episodi dell’album. Poi ci sono i Jesus And Mary Chain di Darkland. Ma soprattutto c’è tanto, tanto, tanto pop anni Sessanta. Some Racings, Some Stopping: un’indimenticabile assolata giornata primaverile. (7.0/10)