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Leggi “Harshcore” e abbassi istintivamente il volume prima di iniziare con la prima traccia. Poi scopri che c’è molto poco harsh noise tra questi brani. Harshcore è il nome del progetto messo in piedi da Luca Sigurtà e Tommaso Clerico, che si fonda principalmente su un concetto di elettronica industriale guasta, decomposta, totalmente in avaria. I nostri non fanno mistero di ispirarsi a gente come Strangulated Beatoffs e Skin Graft in generale. Dal vivo pare che suonino con delle assurde maschere prese dall’ex-scuola elementare in cui hanno registrato questo disco. La diagnosi è chiara: weird all’ennesima potenza. Le brutture nonsense della Wolf Eyes generation attecchiscono anche qui e gli Harshcore nascono per allinearsi al malevolo trend d’oltremanica. Per la melmosa lentezza elettronica possono ricordare i Dead Machines o i Mindflayer se non proprio la prima cancrena industrial di Monte Cazazza e Factrix. Il disco va preso come un tutt’unico dalla prima all’ultima traccia. Un malatissimo blues della discarica, che poggia quasi tutto su elettronica cheap e basso ora cavernoso ora distorto. Piccoli frammenti sonori arrivano qui e lì ad animare lo scenario. Appaiono anche delle tremebonde voci in Dirge, la più horror del lotto insieme alla finale The Amputee. Acerbo e tirato via in velocità ma questo è un disco che può divertire parecchio gli estimatori del genere. (6.3/10)

Due nuove uscite sotto forma di split per Harshcore, il progetto di Luca Sigurtà e Tommaso Clerico a base di rumore analogico (nastri, microfoni, vecchi hi-fi) e basso ultradistorto.
Nel primo, pubblicato dall’australiana Smell The Stench, si scontrano con gli Slicing Grandpa, agguerrito duo americano che in I Am At The Airport dà sfogo a un rumorismo efferato, basato su riff ossessivi e stordenti e sovrapposizioni vocali disumane. Siamo dalle parti dell'industrial più violento e del terrorismo sonico. Gli Harshcore, accompagnati da Ben Presto dei Larsen Lombriki, rispondono con i quindici minuti di Chacondar che parte alternando vuoti sonori e strappi improvvisi, per poi venire sommerso da loop e percussioni incalzanti. Due pezzi che si evolvono in maniera lenta e implacabile e danno vita a una forma malata di psichedelia. Stati alienati di coscienza. (7.0/10)
Non meno interessante The Return Of Magic Mold, uscito per la Kosmik Elk Mind, label specializzata in tape e cdr in edizioni limitate fondata da Paolo Ippoliti dei Logoplasm.
La copertina richiama alla mente fumetti e B-movie con paludi popolate da creature fangose; potremmo aspettarci una demo di band garage/psychobilly, ma all'interno, invece di fuzz e ritmi indiavolati, troviamo musiche che della situazione paludosa e orrorifica potrebbero rappresentare la colonna sonora in chiave impro/sperimentale.
Lo stesso Ippoliti occupa uno dei lati dello split sotto lo pseudonimo Boombox Borealis e si occupa di stravolgere un pezzo degli Harshcore. Il risultato è un brano ambientale imponente, un autentico nubifragio che si abbatte sulle cartilagini sonore tipiche del duo biellese e sui timpani dell'ascoltatore. Il favore viene restituito sul lato successivo dove Boombox Borealis viene vivisezionato e centrifugato per farne poltiglia noise per stomaci forti. Weird Music For Weird People. (7.0/10)