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Grimoon

di Fabrizio Zampighi
Dipingere con qualche nota e un po' di immaginazione un mondo surreale in cui muovere oggetti animati, animali parlanti, musiche che raccontano di strani personaggi e un tramonto in otto millimetri in attesa spasmodica della luna.

La notte, i gatti e il grigio

di Fabrizio Zampighi

Il primo brano del primo EP dei Grimoon si chiama La Nuit Les Chat Son Gris. Due concetti, i gatti e la notte, e una tonalità, il grigio, che torneranno spesso nell'immaginario della band, a cominciare dalla ragione sociale - guarda a caso il nome di un gatto, Grey Moon pronunciato alla francese – per arrivare a un modo di intendere la musica che con le ombre della sera, il chiarore della luna e il fascino ambiguo dello sguardo dei felini, ha parecchio a che vedere.

Quando Solenn Le Marchand e Alberto Stevanato – già Libra e Travolta – si incontrano nel 2003, la loro non è altro che un'intuizione, un progetto appena abbozzato, tuttavia in fase di rapida definizione. A dimostrazione le otto tracce del disco che si citava in apertura, quel Demoduff #1 pubblicato appena nel 2004 e registrato con l'aiuto di Claudio Favretto, Andrea Iseppi, Samuele Giuponi e Erik Ursik. L'opera riassume quelli che diventeranno i capisaldi della formula Grimoon, ovvero impianto folk, liriche per lo più in francese, chitarre, batteria, organo, violino, fisarmonica e basso a costruire le melodie e un approccio alle volte malinconico, più spesso sostenitore di un'obliquità che non sarebbe sbagliato definire psichedelica. Di certo visionaria - o visiva che dir si voglia -, necessaria quanto cercata, un'attitudine che in occasione della pubblicazione del disco spinge la band a concepire un video per ognuno degli episodi in scaletta, da proiettare durante i concerti. Interessanti a questo proposito, le parole di Solenn Le Marchand: “ Il progetto video è nato in contemporanea, non ricordo bene come. Ricordo che io ero appassionata di cinema e avevo appena comprato una piccola videocamera. Praticamente non l'avevo mai usata. Quando abbiamo deciso di fare un video per ogni canzone, probabilmente, non ci rendevamo bene conto di quanto la cosa ci avrebbe influenzati”.

Non poco, evidentemente, almeno a giudicare dall'importanza che assumerà la dimensione cinematografica nell'ottica del gruppo e in particolare nelle dinamiche interne al successivo La Lanterne Magique. Dal disco precedente vengono ripresi un paio di episodi – Luxure Et Passion e I'm Looking For Paris – e i caratteri generali della musica, mentre la produzione viene affidata in questo caso a Giovanni Ferrario – MiceVice, Vega Enduro, più una miriade di altri progetti collaterali –, con l'intenzione di dare nuovo smalto al materiale, raffinare le trame e liberare la creatività. Creatività che oltre ad indirizzare le musiche, concepisce, per il DVD allegato al CD, un vero e proprio lungometraggio, colorato, lo-fi, handmade, con le musiche del gruppo a fare da filo d'Arianna e qualche amico fidato – tra cui Father Murphy e Alessandro Grazian – a recitare sotto le maschere: “La preproduzione è stata molto lunga e faticosa. Il budget pari a zero, come al solito nei nostri video. Abbiamo avuto la fortuna di avere a disposizione una location d'eccezione, una villa nella quale avevamo appena organizzato un festival di residenza di artisti italiani e francesi. La Lanterne Magique esplora il mondo della fantasia e il suo confronto con la realtà attraverso la figura del Sig. Lillo, giornalista suo malgrado.” In effetti si parla di teatro più che di cinema nei cinquanta minuti di ripresa, con improbabili ma affascinanti personaggi – tra i tanti, l'immancabile gatto, ma anche cavalli antropomorfi, marionette, scheletri, mucche, caffettiere animate – ad accompagnare il protagonista in un mondo che poco ha del reale e molto del sogno. Un sogno che integra perfettamente nel flusso dei fotogrammi i video surreali tratti anche in questo caso dai brani del disco, stabilendo tempi e modi e contribuendo a rendere ancor più folle l'impatto visivo del film. Alla pubblicazione dell'opera, accolta positivamente da tutta la stampa specializzata, seguono tour in Italia, Francia, Germania, Olanda e una serie di incontri con musicisti internazionali dell'area indipendente che si riveleranno fondamentali quando verrà il momento di dare un seguito a La Lanterne Magique.

Siamo all'inizio del 2007. Ai controlli per Les 7 Vies Du Chat viene chiamato ancora una volta Giovanni Ferrario, ormai punto di riferimento irrinunciabile per la band, anche se in realtà tutte le sette tracce del disco sono il risultato di collaborazioni con artisti diversi. E' lo stesso Ferrario a fare da apripista offrendo le proprie doti di musicista oltre che di produttore, seguito a ruota da Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession, Marta Collica, Davide Toffolo, Enrico Molteni e Luca Masseroni dei Tre Allegri Ragazzi Morti, i Mariposa, i Lo.mo, Thibaut Derien. Per un disco che, pur non rinnegando nulla del passato musicale recente, si stacca dai monocromatismi che ne caratterizzavano il mood: “I collaboratori si sono prestati e adattati al progetto e hanno veramente contribuito a un disco dei Grimoon. Credo sia anche per questo che lo stesso appare da un lato molto variegato, dall’altro omogeneo, con la nostra identità sempre in primo piano. Per noi è stata un’esperienza molto ricca e stimolante e credo lo sia stata anche per chi ha collaborato.” Lo scopo, in questo caso, è dar vita a uno stile arrangiato, stratificato, in cui incastonare funamboliche effusioni di viole, violoncelli, timpani, clarinetti, tastiere, cori, chitarre elettriche, ma che possa anche non tradire l'universo di riferimento della band. Tutti i dettagli al posto giusto, insomma, per dipingere con qualche nota e un po' di immaginazione un mondo surreale in cui muovere oggetti animati, animali parlanti, musiche che raccontano di strani personaggi e un tramonto in otto millimetri in attesa spasmodica della luna.

  • Mme Bateau
  • La Compagnie Des Chats Noir
  • Space Puppy's Head
  • Cirque Funambules
  • Voyage En Solitaire
  • Julie Court
  • L'amour Vague
  • La compagnia dei gatti neri
  • Circo Funambules

Les 7 Vies Du Chat (Macaco - Shinseiki / Audioglobe, 14 marzo 2008)

di Fabrizio Zampighi

“Le sette vite del gatto”. Sette come i brani di questo secondo disco ufficiale degli italo-francesi Grimoon.  Una raccolta di musica d'autore che ha l'eleganza della chanson d'oltralpe e le fattezze dell'indie rock più raffinato, l'immediatezza del folk e i colori sparati di una psichedelia orchestrale sui generis, i toni malinconici del pop rétro e i tempi veloci del rock. Il tutto in un continuum narrativo che mescola scenari circensi, viaggi ai confini del sogno, immagini surreali e riflessioni, descritti per fotogrammi e resi vitali da un sapiente impianto musicale.

Cambiano un po' di cose rispetto al precedente La Lanterne Magique.Innanzitutto i suoni, là ingabbiati per lo più in una successione di chiaroscuri dolorosi e crepuscolari e qui liberi di gonfiarsi a dismisura sulla spinta di un tessuto strumentale variegato. E poi i diretti responsabili degli stessi, non più soltanto la band come in passato ma i Grimoon al completo più una serie di valenti collaboratori. A cominciare da Giovanni Ferrario, produttore del disco ma anche musicista e co-autore in Voyage En Solitaire e in Julie Court; Pall Jenkins e Scott Mercado dei Black Heart Procession, impegnati rispettivamente a prestare “sega musicale”, chitarra classica e timpani in Cirque Funambules; i Tre Allegri Ragazzi Morti, chitarra, batteria e voce in La Compagnie Des Chats Noirs e nella versione in italiano del brano ad opera di Davide Toffolo; Thibaut Derien, canto e contributi in fase di stesura nella già citata Voyage In Solitaire; Marta Collica, voce e testo di Space Puppy's Head. E poi Mariposa e Lo.mo, tra i crediti di un paio di brani.

Sottoposto a una contaminazione massiccia e costretto a confrontarsi con nuove forme di linguaggi, lo stile dei Grimoon si evolve, nell'estetica, nei testi, nell'approccio alla composizione, allontanandosi in parte dal cantautorato in controluce degli esordi ma mantenendosi al tempo stesso riconoscibile. Per confermare ancora una volta le potenzialità espressive di una formazione capace di stupire ad ogni passo. (7.7/10)