Un temperamento per niente nostalgico, un passato vissuto da studente di Belle Arti a Firenze, negli anni '80 capitale del dark italiano, ascoltando Eno e John Cage, Throbbing Gristle e Pierre Schaeffer, per poi virare a 360° il suo percorso musicale, approdando all'elettronica sperimentale. Gianluca Becuzzi (già noto con il moniker Kinetix), insieme a Fabio Orsi è, allo stato attuale, uno dei nomi più altisonanti del panorama avant-elettronica italiano. Ne abbiamo parlato con il diretto interessato...
Negli '80 studiavo pittura all'Accademia di Belle Arti di Firenze e contestualmente facevo le prime esperienze musicali suonando post-punk, coldwave, industrial et similia. Quello era il suono "più eccitante" dell'epoca, soprattutto se, come capitava a me, avevi 18 anni e vivevi a Firenze, la capitale italiana del "popolo nerovestito". Così ho iniziato e così ho proseguito per buona parte degli anni '90, pubblicando album e suonando in giro per mezza Europa sotto svariate sigle. Alla fine dello scorso decennio i miei interessi artistici sono mutati radicalmente e ho indirizzato la mia ricerca espressiva verso forme maggiormente sperimentali rispetto al passato. Oggi tendo ad archiviare la prima fase della mia produzione (una quindicina di album circa) sotto la voce "opere giovanili", siccome non ho un temperamento nostalgico e quindi mi capita raramente di ripensare al passato. Tutte le mie energie si convogliano sul presente, quando non addirittura sul futuro.
Tantissimi ascolti, tra loro diversi, che vanno dalla musica cosiddetta "colta" a quella "extra-colta".
Dovendo comunque trovare un "fil rouge" che collega ciò che mi ha maggiormente influenzato, parlerei di tutte quelle musiche capaci di esprimere idee forti, compiute, autonome, innovative, che si esprimono attraverso forme quanto più possibile essenziali. A mio modo di vedere in questa categoria trasversale possono convivere uno a fianco dell'altro artisti come Brian Eno e John Cage, Throbbing Gristle e Pierre Schaeffer, Ryoji Ikeda e Karlheinz Stockhausen, Iannis Xenakis e John Duncan, Pauline Oliveros e Pansonic, Bernhard Guenter e Morton Feldman.
Nutro grandissimo rispetto e ammirazione nei confronti dei pionieri che hai nominato. Senza la loro fondamentale opera, il mio modo di concepire il suono e lavorare con esso non sarebbe lo stesso. Credo che questo "debito artistico" vada assolutamente riconosciuto ed esteso anche a coloro che, pur ignorando opere e nomi dei compositori citati, beneficiano inconsapevolmente delle loro "idee rivoluzionarie" quando, ad esempio, considerano "pratica ordinaria" inserire suoni di sintesi e/o loop campionati all'interno delle proprie musiche.
Conosco Pasquale Lomolino da molti anni. Così, quando lui fondò Small Voices assieme a Pierpaolo Marchio, per me è stato del tutto naturale proporre loro i miei lavori. Pierpaolo e Pasquale sono stati i primi a credere nel mio nuovo corso artistico offrendomi l'opportunità concreta di far circolare il nome di Kinetix con la pubblicazione in CD di Selected e_missions e White Rooms. In seguito hanno continuato a supportarmi pubblicando Memory Makes Noise, l'album a mio nome dello scorso anno e quello del duo-project con Fabio Orsi Muddy Speaking Ghosts Through My Machines. Insomma con Small Voices e la sua sister label A Silent Place è un continuo work in progress.
Parallelamente alla produzione di lavori compositivi (per i quali il supporto digitale è ovviamente quello appropriato) ho realizzato anche tutta una serie di lavori "altri" rispetto alla modalità del puro ascolto: installazioni sonore, audio-visive, sonorizzazioni di spazi, sound design, performance. Personalmente considero CD come White Rooms o Gestaltsystem01::Possible Forms:: come i cataloghi delle due installazioni che portano lo stesso titolo e niente più di questo, cosciente che per "godere pienamente dell'opera" è necessario fruirla nella dimensione percettiva per la quale è stata progettata. Queste forme d'arte mi interessano a tal punto che io e il mio amico Marco Formaioni abbiamo ideato un festival chiamato Piombino eXperimenta, interamente dedicato alla sound art.

Kinetix è la sigla che ho utilizzato ogni volta che la mia ricerca si incentrava sul sound processing digitale. Attualmente sto lavorando principalmente con sonorità elettroacustiche-concrete e per questo motivo, a partire da Memory Makes Noise, ho preferito firmare con il mio nome i lavori che andavano in questa direzione, relegando la sigla a semplice suffisso mnemonico. Kinetix potrebbe saltare nuovamente fuori se decidessi di dare alle stampe alcune registrazioni inedite che sono rimaste nel cassetto. Diversamente non so...
Non sta a me dire se questa sia l'ultima frontiera, per certo è un terreno di ricerca estremamente stimolante, che negli ultimi tempi ha attratto a se diversi altri artisti del giro avant internazionale. Quello che posso dirti è che i field recordings, la manipolazione di oggetti sonori e gli strumenti acustici che ho utilizzato per realizzare le composizioni più recenti, mi hanno dato risultati talmente soddisfacenti da convincermi a proseguire in direzione elettroacustica. Questo non significa che in futuro non potrei tornare a "pensare" in termini di elettronica pura. Mai dire mai...
Quello formato da me e Fabio è un vero e proprio duo-project destinato a rimanere stabile nel tempo e produrre altro ancora. Il nostro sodalizio si fonda su un'autentica amicizia e su una stima reciproca che investe tanto il piano umano quanto quello artistico. Ci siamo conosciuti nell'estate del 2004 in un luogo virtuale, il forum di IXEM (Italian eXperimental Electronic Music), dove è avvenuto un primo scambio di opinioni. In seguito, spedendoci le rispettive produzioni per via postale, abbiamo capito che all'uno piaceva la musica dell'altro ed abbiamo iniziato a collaborare a distanza. Tutto il resto è venuto da sé: i primi due mp3works a doppia firma, messi in rete da Sinewaves.it (Snow Palace Hotel e Stella Maris Hotel), Osci, il solo-debut di Fabio, al quale ho lavorato in veste di produttore del suono, fino ad arrivare ai due recenti CD in duo.
L'idea è nata proprio dalla volontà di creare un cortocircuito estetico tra dimensioni storico/culturali tra loro tanto distanti da risultare pressoché inconciliabili. Da una parte i mondi delle tradizioni popolari registrate da Lomax, dall'altra la nostra contemporaneità tecnologica e disincantata. Una sorta di incontro/scontro tra termini antitetici: natura e cultura, passato e presente, tradizione e avanguardia. Un lavoro basato sulla regia (sequenze, montaggi, tempi) tanto che per certi versi, alla fine, somiglia più a un film che a un disco.
Esattamente, la qual cosa vale anche come ricerca sulle possibilità autogenerative del suono, che può riconfigurarsi in forme sempre diverse se la composizione si basa su strutture modulari come avviene nel caso di questo doppio CD. Nella sua versione installativa, invece, Gestaltsystem è stato presentato nell'estate 2005 durante la prima edizione di Piombino eXperimenta. In quel caso avevo diffuso la composizione all'interno di tre celle del Castello di Piombino. L'ascoltatore era invitato ad entrare nel buio delle tre anguste prigioni chiudendosi la porta alle spalle per fare esperienza diretta del suono prodotto dai CD-player selezionati in modalità random / repeat. Data l'esiguità dello spazio, il suono prodotto dagli speaker risultava assai prossimo e dunque "fisicamente avvertibile".
IXEM è una comunità virtuale attiva in rete da alcuni anni, che riunisce una significativa rappresentanza di artisti italiani dediti alla sperimentazione: compositori, performer, videoartisti etc. L'emanazione pubblica di IXEM attualmente più visibile è Live-IXEM-Festival, una rassegna annuale proposta sotto forma di contest.
No, io non vivo di sola arte, svolgo altre attività lavorative per garantirmi quel minimo di tranquillità economica difficilmente ottenibile altrimenti. Qualche volta mi capita di pensare quanto sarebbe bello se potessi occuparmi di musica a tempo pieno, senza alcuna distrazione; altre volte, invece, mi convinco che far dipendere unicamente dagli introiti artistici i pagamenti dell'affitto, delle bollette e la spesa al supermercato potrebbe finire per rovinare tutto. Quindi, forse, è preferibile lasciare le cose come stanno...
Ho composto un nuova nuova pièce elettroacustica intitolata [in]visible Fields a firma Gianluca Becuzzi e sto attualmente trattando la sua pubblicazione all'estero. Entro l'anno uscirà anche il primo di una serie di quattro volumi che ristampano materiale TRAX, alla quale partecipo con composizioni inedite specificamente create per l'occasione. Il terzo lavoro coofirmato con Fabio Orsi sarà pubblicato nel prossimo autunno per l'etichetta statunitense Last Visible Dog e si intitolerà Wild Flowers Under The Sofa. Come produttore del suono ho lavorato invece all'album solista del "solito" Fabio Find Electronica e a Enso, l'esordio di Luigi Turra, un altro giovane talento nazionale dal quale aspettarsi grandi cose.

Debutto di Kinetix su Small Voices, questo disco rappresenta anche il punto di partenza degli interessi radicali di Gianluca Becuzzi. Sei tracce nelle quali l'elettronica prova a farsi suono naturale, o per lo meno, prova ad avvicinarvisi. Drones che si trasformano in rumori della terra, immersi in atmosfere oniriche e ambienti sonori spaziosi e nitidi. In questo astrattismo sonoro, la spazialità del suono risulta essere il parametro dominante. (7.1/10)

L'interesse per lo spazio sonoro e per la multidimensionalità della musica prosegue con questo doppio cd, un lavoro basato sulla relazione tra spazio fisico e spazio sonoro. Il progetto è quello di mettere in musica lo spazio di una stanza, di tradurre lo spazio fisico in disegno sonoro, intervenendo su singoli parametri dimensionali: volume, tempo, frequenze e spazio. Un'ottima conferma dell'attitudine sperimentale di Kinetix/Becuzzi. (7.2/10)

Pubblicato dall'etichetta russa Monochrome Vision, Gestaltsystem01, più che un disco vero e proprio è come se fosse il catalogo di una installazione presentata nel settembre 2005 al Festival di sound art Piombino Experimenta. Il lavoro è concepito in modo che, suonando simultaneamente i 2 cd di cui si compone (ognuno dei quali contiene otto tracce di lunghezza identica), si ottengono nuove combinazioni. La musica eterodirezionale di Becuzzi questa volta prova a proiettarsi nella dinamica ascolto attivo/passivo, che spinge verso un'interessante creatività della fruizione. (7.2/10)

Senza abbandonare il radicalismo che ha sempre contraddistinto la sua musica, Becuzzi arricchisce il suo stile di elementi elettroacustici, una pratica molto diffusa al giorno d’oggi tra gli ex puristi dell’elettronica. I cut up, che costituiscono le fondamenta concettuali di Memory Makes Noise, si spingono fino al citazionismo, rendendo evidente il legame con autori come Luc Ferrari e Morton Subotnick. Tre lunghissime tracce, in cui il flusso di coscienza non si arresta mai, tra rumori concreti, tappeti electro noise e strumenti acustici trasfigurati, che creano un paesaggio allucinato e allucinante da cui è difficile scappare. (7.2/10)

Un drone plumbeo trafitto da un canto lontano. Un blues d’anteguerra, uno spiritual di chissà quale martire. Un soffrire esangue, quello di North Of Me (At Midday) che si scioglie e si cede alla pioggia, nella trilogia ad essa intitolata. Une dedica ad Alan Lomax che è come una dichiarazione di intenti, tentativo rischioso e affascinante di unire passato e presente attraverso la loro estrema sintesi musicale. Chiamatela come volete, ambient rurale oppure drone-folk. Ciò che importa è che il risultato è straordinario. E post-moderno. (7.5/10) (Gianni Avella)

Secondo di una trilogia iniziata con il precedente Muddy Speaking Ghosts Through My Machinesquesto doppio album perde il registro nostalgico evocato dai campionamenti di Alan Lomax, dando così nuova attenzione alle architetture di base. Le fondamenta ambient brillano così di nuova luce. Dando per scontato ormai che la coppia Orsi/ Becuzzi regge il confronto con gli altri nomi altisonanti del settore, l’unica cosa che preme qui sottolineare è come un lavoro del genere si collochi ormai indubbiamente su un contesto tutto suo, lontano da quello nazionale dell’ambient drone e dell’elettroacustica. (7.5/10) (Antonello Comunale)

Nonostante la scelta (consolidata da tre bellissimi album) di ritornare al suo nome di battesimo, accompagnando con questo gesto la virata sostanziale della sua sperimentazione musicale, Becuzzi ritorna sui suoi passi e prova, col senno di poi, a rimettere mano ai primi lavori di Kinetix, abbandonando per un po' l'elettroacustica, per ritrovare il radicalismo elettronico degli esordi. Il sound si fa più corposo, a volte anche martellante, pur mantenendo alla base quel “minimalismo ambientale” che gli è sempre stato proprio. Anche a distanza di tempo i suoni generati da una macchina provano a farsi natura. Come dire: Kinetix perde il nome ma non il vizio. Peccato sia disponibile solo in 50 copie. (7.0/10)