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Gavin Bryars

di Vincenzo Santarcangelo
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Gavin Bryars / AlterEgo / Philip Jeck – The Sinking Of The Titanic (Touch / Wide, novembre 2007)

di Vincenzo Santarcangelo

Venezia, lo sapeva bene Thomas Mann, è la città del naufragio, la città che affonda lasciandosi dietro una scia di nostalgia dell’asciutto. Deve averlo pensato anche Richard Gavin Bryars (1943) quando, nel 2005, in occasione della cinquantunesima Biennale, gli è stato proposto di rieseguire nella città della laguna The Sinking Of The Titanic, opera aperta e semi-aleatoria sottoposta a continui aggiustamenti, ad integrazioni ed aggiunte, dall’anno della sua composizione (era il 1969). Il primo ottobre di tre anni fa, affiancato dall’ensemble AlterEgo e dai turntables di Philip Jeck, il musicista anglosassone si cimentava dunque in una versione iper-espansa - 70 minuti abbondanti - del brano (le prescrizioni della partitura originale prevedono una durata variabile dai 15 minuti all’ora abbondante).

Il frusciare di glitces e le fenditure profonde di bassi, in apertura, sembrano protendersi all’infinito - un infinito lungo quindici minuti - a mimare l’aequor immenso, un mare che è pèlagos, distesa senza limiti, incessante incresparsi di onde; a rappresentare il movimento inquieto, l’andare cercando di quel Transatlantico che il 10 aprile del 1912 salpava da Southampton, direzione New York, volgendo per sempre le spalle alla terra. Il suo, un atto di audacia: confondere i patti che reggono il mondo ben distinto nei suoi elementi, sommuovere ogni confine, sradicare l’antico dio Termine, affrontare il mare come fosse pòntos, ponte tra terre distanti, il più necessario ed arrischiato dei ponti.

Poi l’ingresso degli archi piange una lamentatio funebre (quasi un estratto da una sinfonia di Henryk Mikolaj Górecki) inframmezzata dalle voci registrate degli scampati alla catastrofe. Emula e omaggia quell’orchestrina di archi che - sono proprio i superstiti a ricordare, è Bryars a raccogliere con passione inesausta tutte le informazioni riguardo l’incidente ancora disponibili - ha continuato ad intonare un ragtime per i passeggeri del Titanic sino alle 2.20 del mattino, sino al momento dell’inabissamento totale, nel diaframma infinitesimale di tempo che separa l’asciutto e il bagnato, la vita e la morte.

Colui che di Venezia è attualmente il primo cittadino si chiedeva, alcuni anni fa, se potrebbe immaginarsi un “ben navigare”, un navigare che non violi il nefas argonautico. Nel gesto eroico dell’orchestrina che suona Autumn, cui Gavin Bryars tributa, in fin dei conti, la sua incessante ricerca, sta tutta la risposta a quell’interrogativo.