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Fuck Buttons

di AA.VV.

 

 

 

 

  • Sweet Love For Planet Earth
  • Ribs Out
  • Okay, Let's Talk About Magic
  • Race You To My Bedroom - Spirit Rise
  • Bright Tomorrow
  • Colours Move

Street Horrrsing (ATP Recordings, marzo 2008)

di Marco Canepari

Il piacere della distorsione, del suono manipolato e filtrato all’inverosimile. Riempirsi le orecchie di rumori e colmarsi la testa di conseguenza. Andrew Hung e Benjamin John Power fanno d’echeggi, di risonanze stridule, strepitanti, chiassose il loro campogiochi. Duo inglese, Bristol loro città di provenienza e “attestato di qualità” ma con noise americano (Butthole Surfers) e sperimentazione giapponese (Boredoms, Melt Banana) ben chiari in testa, i Fuck Buttons s’accostano notevolmente ai Black Dice degli esordi: sembrano aver raccolto quanto il gruppo newyorchese ha lasciato per strada dopo Beaches & Canyons. Si perdono negli echi, nella sovrapposizione di tracce elettriche ed elettroniche, abbandonano a loro stesse due tastiere per poi mutarle, alterarle, stravolgere sin nei minimi particolari. In poche parole, drone al servizio dell’elettronica. Street Horrrsing, loro primo lp, è difficilmente digeribile: è crudo, tormentoso, quasi inumano, ma gode del gran pregio del raggiungimento di una quadratura al termine del tutto. Insomma squarta, massacra, lancina l’udito, ma, allo scoccare del 53° minuto (alla conclusione del disco) ci si ritrova assuefatti, drogati da tanta crudeltà in note, da tutto ciò che i due han messo dentro: psichedelia, drone, sintetizzatori a piede libero, voci strazianti e ritmica battente. Il debutto di Sweet Love For Placet Earth inganna: un carezzevole delay di piano sembra condurre in un mondo estatico, il rincorrersi di note tranquillizza, sognante.

Ma piuttosto che raggiungere l’etereo, il brano trascolora nel buio: una distorsione cambia l’orizzonte, adombra. Sintetizzatori e voci crude ed aspre conquistano la scena dominando gli altri elementi. Melodia e rumore, melodia contro rumore, il duello efferato che si consuma lungo tutto Street Horrsing. Il ritmo prova a farsi spazio, pulsante, cavernoso, nella successiva Ribs Out, ma non ci si allontana dalle profondità in cui si è scesi. Un ipnotico e lancinante eco industriale percorre tutta Okay, Let’s Talk About Magic. Fino a quando le ritmiche tornano a tracciare forme, a dar vita ad una immaginaria catena di montaggio: nastro, pressa, saldatura… è lamiera che muta, cambia forma. La scia industrial si ripercuote anche sulle successive tracce. Accompagnata da aspra voce indecifrabile Okay, Let’s Talk About Magic si protrae per dieci minuti sino a incastrarsi in Race You To My Redroom - Spirit rise. Distorsione, ancora e ancora. Anche quando le cose sembrano “mettersi per il meglio”, e la quieta Bright Tomorrow regala questa sensazione, c’è sempre in agguato l’alter ego. L’opposto truce, inumano.  Risvegliano una recondita parte dell’anima i Fuck Buttons, danno voce all’occulto, all’abbandonato. Ciò che forse s’era dimenticato, coperto da strati di mollezza; una crudeltà latente rianimata dagli esperimenti messi in scena dal duo. Come creatura riportata in vita. (7.8/10)

Live: Fuck Buttons - Roma, Circolo degli Artisti (19 maggio 2008)

di Francesca Marongiu

Ammetto che nutrivo modeste aspettative riguardo la serata, vuoi per la tipica staticità live dei progetti non propriamente suonati, vuoi perché qualche sera prima i Growing non ci avevano regalato emozioni degne di nota.

Invece, sin dall'apertura di Sweet Love For Planet Earth, l'atmosfera si scioglie nel minimalismo di un drone-carillon, su cui si innesta un ossessivo crescendo ambient-noise, con gli Stars Of The Lid a rinvenire tra le braccia di Merzbow. Andrew Hung ha quasi tutto l'armamentario "manipolatorio" nella più classica delle valigie della nonna, e dalle parti di Benjamin Power c'è un registratore fisher-price il cui microfono viene letteralmente masticato in uno screaming che crea un effetto-Gowns, se mai Erika Anderson decidesse di avvicinarsi al genere.

I Nostri sono uno davanti all'altro, occhi vs occhi, e sembrano mimare la lotta tra la materia sonora armonica, liquida e granulare contro quella ritmica, nera e ancestrale. E in Ribes Out cassa e loop vocali creano l' atmosfera per un rituale propiziatorio dei 2000 e oltre, come degli Animal Collective al grado zero del linguaggio.

Scariche di shoegaze caustico, strascichi ambientali e l'ombra dei club londinesi, sconfessata da un'attitudine hardcore. E infine i lunghi pitch polifonici di Okay Let's Talk About Magic e, a seguire, Race You To My Bedroom/Spirit Rise, monolito ambient cupissimo, che segna l'apice dell'ascesi sonora. Bright Tomorrow conferma fino all'ultimo la scaletta del disco e ci porta dalle parti di Nathan Fake.

Un happening catartico, stasera al Circolo, si chiedono i bis, ma parte subito una playlist. Si va via consci che tra un anno, probabilmente, il pubblico dei Fuck Buttons sarà quadruplicato.